Intervista con Alex Britti: “Nel disco strumentale Mojo parto dal blues per poi spaziare tra generi diversi”

“Mojo” (It.Pop distr. Believe) è il primo attesissimo lavoro interamente strumentale di Alex Britti, riconosciuto ed apprezzato come uno dei bluesman più bravi ed eclettici della scena italiana ed internazionale.

In questo periodo storico dove si tende ad osare e non etichettare, dove non esistono più confini di genere, il cantautore e musicista in “Mojo” fonde la sua sensibilità ritmica e armonica con lo stile inconfondibile e l’unicità del suono della sua chitarra, prendendo spunto dal blues, ma attingendo a piene mani da qualsiasi genere sia del passato che del presente, dal gospel al funk, dal jazz al rock alla musica lirica. Il risultato è un bellissimo viaggio tra note e sonorità che ci trasportano ora ad Amsterdam, ora in Toscana, a Roma o negli Stati Uniti, evocando i colori e le bellezze di quei luoghi.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Alex Britti mentre si apprestava a trascorrere una giornata al mare in compagnia del suo splendido bimbo Edoardo, e abbiamo parlato con lui di “Mojo”, ma anche del tour e della Roma.

ALEX BRITTI_COVER

Alex, il 1° luglio ha pubblicato “Mojo”, il suo primo album strumentale. Come mai ha scelto questo titolo?

“Mojo è una parola che ci porta nel Sud degli Stati Uniti, nella Louisiana, dove c’è un crocevia di culture pazzesco, non solo musicale ma anche gastronomico, perchè storicamente da secoli vi si sono insediati quelli che sono diventati americani, insieme agli ispanici, ai francesi e agli afroamericani. Nella titletrack che si intitola appunto “Mojo” mischio gli ingredienti, oltre al blues e al gospel c’è anche la nostra musica lirica. Ho provato a fare un incrocio tra Robert Johnson e Pavarotti per sottolineare queste contaminazioni totali. Quindi parto da un suono di chitarra molto blues per poi toccare atmosfere di qualsiasi tipo”.

Infatti “Mojo è un disco piacevole da ascoltare, che spazia tra generi e suoni diversi, in cui il fil rouge è costituito dalla sua chitarra…

“Sono dieci brani fruibili da tutti, non pensati solo per i chitarristi. Ci sono melodie che potresti anche ritrovarti a canticchiare mentre stai in macchina o sotto la doccia. Nel disco mi affaccio qua e là su passaggi chitarristici jazz soprattutto negli assoli, partendo dal blues come punto di riferimento. Io sono un chitarrista blues, mi piace quel suono grezzo della chitarra dentro l’amplificatore, senza fronzoli, senza effetti o marchingegni. Poi ho spaziato da un genere all’altro per curiosità culturale, perchè sono sempre stato onnivoro a livello musicale”.

Un viaggio che ci porta in Europa e in America. Tra i brani c’è “Sotto il cielo di Amsterdam”, cosa la lega a questa città?

“Sotto il cielo di Amsterdam ha un’atmosfera un po’ malinconica soprattutto nelle strofe, scura, tipica del cielo del Nord Europa. Mi lega a questa città il fatto di averci vissuto da ragazzo e di averci lavorato. A 21 anni ho seguito una cantante che avevo conosciuto a Roma e aveva una band ad Amsterdam, non mi sono mai trasferito definitivamente ma passavo metà dell’anno con lei in giro a suonare e poi ho avuto una fidanzata a Parigi e quando eravamo fermi con il tour andavo da lei. Amsterdam, oltre ad avere un cielo ben preciso, è anche una città che ha colori e atmosfere particolari e le strofe di quel brano mi fanno venire in mente i pomeriggi, le mattinate con questo cielo cupo, malinconico ma sereno. Io da ragazzo partivo da una Roma strana, che mi voleva bene sì e no, dove c’è il sole, il mare, si mangia bene, invece Amsterdam sapeva darmi in quel periodo una curiosità e una cultura diverse”.

Cosa l’ha più colpita di Amsterdam?

“Ricordo che quando non eravamo in viaggio in pullman per il tour, andavo a piedi la mattina al mercato dei fiori seguendo i canali e lì c’era un bistrot dove al primo piano era situata una stanza di simil affreschi, essendoci una cultura importante legata ai pittori fiamminghi, con la musica classica in sottofondo. Andavo lì a fare colazione. Sotto c’era il mercato dei fiori con tantissimi colori e fuori questo cielo grigio ma bellissimo. Io percepivo una serenità che era rara anche a Roma, dove sono cresciuto in centro, a Trastevere. Noi italiani associamo la serenità al sole e al mare, invece si può trovare anche un senso di profondità in altre atmosfere”.

Foto ALEX BRITTI (© Fabrizio Cestari) (9)

credit foto Fabrizio Cestari

Cosa ci racconta riguardo “Dolce Sveva” che ha un sound più morbido e delicato?

“Era un brano che ascoltavo spesso in macchina insieme a mio figlio e un giorno mi ha chiesto di mettere quella canzone che non aveva ancora un titolo e giocando gli ho detto di proporne uno. Lui ci ha pensato un attimo e ha detto di chiamarla “Dolce Sveva”, come una bambina che sta nella sua classe, che gli piace tanto e con cui sta sempre insieme. Mi si è aperto il cuore, mi sono sciolto, quindi l’ho chiamata Dolce Sveva. In quella melodia c’è una dolcezza che può essere captata anche da un bambino che ha pensato che fosse opportuno dedicarla a questa bimba a cui vuole tanto bene. E’ una dedica a vita, una testimonianza di questa dolcezza”.

“West & Co” rimanda invece alle atmosfere cinematografiche dei film western…

“Stavo giocando con la chitarra con quel tremulo, con quell’effetto basico che muove il suono, che è tipico dei film western e pensavo a Sergio Leone e a Quentin Tarantino. Così ho composto una melodia che potesse essere adatta ad una delle loro pellicole. Poi ho fatto la base e una volta terminata era proprio perfetta per un film western e l’ho chiamata “West & Co””.

L’ultima traccia del disco è “Adrenalina” che si chiude con un countdown…verso cosa?

“Ognuno vede quello che vuole, però lì finisce il disco e il countdown era ironico. Dal vivo nel pop si chiede il bis, in questo caso era come dire a me stesso: cosa farò ora? Non so se continuare a pubblicare brani strumentali o fare un album cantato. Nel frattempo scrivo perchè è la mia passione e la mia vita. Poi vedremo in futuro”.

Sarà in tour per tutta l’estate?

“Continuerò a portare in giro il disco Mojo ma parallelamente prosegue anche il Pop Tour in cui canto il mio solito repertorio di canzoni. A fine estate ci sarà invece una tournée teatrale in cui racconterò Mojo, i miei brani e la mia carriera, da solo sul palco con la chitarra e senza band. Poi a fine anno mi fermo, prendo fiato e vediamo se pubblicare un nuovo progetto. Intanto Mojo sarà disponibile in digitale anche all’estero e lo presenteremo in qualche città europea nei jazz club”.

Concludo chiedendole che soddisfazione è stata per lei, da tifoso romanista, la vittoria della Conference League?

“La Roma è stata l’unica squadra italiana ad arrivare in finale in una competizione europea per club e a vincere la prima edizione della Conference League. Sono tifosissimo ma sono anche abbastanza sportivo e credo che questo successo abbia contribuito a risollevare il calcio italiano, dato che l’ultima squadra di Serie A a conquistare una Coppa internazionale era stata l’Inter nel 2010. L’Italia poi, nonostante la vittoria degli Europei nel 2021, non si è qualificata ai Mondiali per la seconda volta consecutiva. Quindi è stato un segnale importante. E credo non sia un caso che la Roma abbia vinto con Mourinho in panchina, perchè è un vincente”.

Foto ALEX BRITTI (© Fabrizio Cestari) (5)

credit foto Fabrizio Cestari

Queste le date di “MOJO TOUR 2022” (calendario in aggiornamento):

03.07 Lagorai d’incanto – Montagna di Panarotta (Tn)

09.07 Delta Bleus – Rovigo

17.07 Rumori Mediterranei – Roccella Jonica (Rc)

10.08 Accadia blues – Accadia (Fg)

13.08 Subiaco Rock Blues Festival – Subiaco (Rm)

20.08 UnoJazz – Sanremo (Im)

27.08 Dromos Festival – Neoneli (Or)

03.09 Entroterre festival – Bertinoro (Fc)

di Francesca Monti

credit foto copertina Fabrizio Cestari

Grazie a Daniela Turchetti

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