Rassegna Menotti in Sormani: gli appuntamenti dall’11 al 16 luglio

Le scelte di questa terza edizione 2022, dal 4 luglio al 3 agosto, della Rassegna Menotti in Sormani sottolineano ancora le linee progettuali del nostro fare e pensare teatro in un percorso tra la narrazione teatrale, la musica, le contaminazioni, la comicità d’autore con produzioni e ospiti di prestigio, che anche quest’anno hanno accettato la scommessa di un teatro “senza filtri” con proposte originali e di qualità.

Questo il programma dall’11 al 16 luglio

11 e 12 luglio ore 19,30

ROMINA MONDELLO

Jackie

Di Elfriede Jelinek

Con Romina Mondello

Regia Emilio Russo

Costumi Pamela Aicardi

Produzione TieffeTeatro Milano /CMC Nidodiragno Soc. Coop.

Progetto sostenuto da NEXT – Laboratorio delle Idee edizione 2021

Scritto nel 2002, due anni prima di ricevere il Nobel per la letteratura, il testo teatrale di Elfriede Jelinek mette al centro della sua “indagine” un personaggio controverso e, per molti versi inafferrabile, come Jacqueline Lee Kennedy Onassis, nata Bouvier. Jackie, appunto. Protagonista di una narrazione, dove diventa testimone a tratti feroce di un’epoca dove il “sogno americano” di democrazia e pace “un po’ alla buona” era governato dal potere di una famiglia che offuscava con il bianco splendente di sorrisi patinati, abiti e gioielli, figli biondi e felici, una trama fatta di segreti, malattie, sesso, alcol e droga e morte.

Però i miti restano miti. E Jackie lì resta. E la Jelinek la vede ora e forse per sempre in un’altrove, che non è più la vita, dalla quale si è già congedata, ma nemmeno un aldilà, così come lo immaginiamo. Probabilmente è il paradiso o l’inferno in cui lei continua ad esistere nell’epoca della comunicazione di massa. D’altronde quest’epoca è nata con lei. Colpisce l’utilizzo del tempo presente nella narrazione, come se Jackie potesse permettersi di vivere il tempo in maniera orizzontale e i fatti come se lei fosse lì in quel momento. Infatti, il tempo continua ad esistere anche nel passato e si fa beffe di noi, del nostro presente, figuriamoci del futuro. Colpisce l’ossessione dell’autrice e del personaggio sull’immagine dei sedili posteriori della limousine presidenziale nel momento dell’omicidio di Dallas, forse il fotogramma più famoso della storia. Jackie dice che con quello sparo è finito tutto questo, anzi tutto è iniziato da quello sparo. Nell’unica didascalia la Jelinek invita a pensare al famoso tailleur rosa indossato a Dallas. L’altra ossessione è quella dei suoi “troppi” abiti, della “troppa” carne di Marylin, del “troppo” sesso di Kennedy. Il suo racconto è in apparenza privo di morale e di giudizio, quasi leggero, ma in realtà si sente tutto il peso della sua vita, dei suoi morti, dei tradimenti, della sua stanchezza, del suo essere icona per le edicole dei giornali (cosa di cui non si ribella affatto).

Alla fine, cosa è Jackie? Sicuramente una prova straordinaria per ROMINA MONDELLO attrice di grazia, forza e spessore. Sicuramente una scrittura moderna e originale per un personaggio controverso e scontornato. Sicuramente una storia, anzi più storie (almeno tre, Jackie, Jack Kennedy, Marylin) viste da un’angolazione inaspettata. Sicuramente molte domande.

Prezzo € 16,50

13 luglio ore 19,30

COLLETTIVO MENOTTI

Possiamo salvare il mondo prima di cena

Scritto e diretto da Emilio Russo
Adattato da We are the weather di Jonathan Safran Foer
con Collettivo Menotti: Enrico Ballardini, Nicolas Errico, Helena Hellwig, Giulia Perosa, Jacopo Sorbini, Chiara Tomei

Costumi Pamela Aicardi

Produzione: Tieffe Teatro Milano

Jonathan Safran Foer nel suo romanzo-saggio racconta, con straordinario impatto emotivo, la crisi climatica del nostro pianeta e lo fa alternando in modo originale storie di famiglia, ricordi personali, episodi biblici, dati scientifici e suggestioni futuristiche. Portate in scena dalla giovane compagnia Collettivo Menotti.

Una storia non facile da raccontare, un argomento che scuote gli animi, parole e musica potenti, capaci di accompagnare lo spettatore in un viaggio in cui la scienza lascerà il posto alle emozioni.
La storia è messa in scena in un loft coabitato da giovani attivisti, studenti, musicisti, dove i temi ambientali si trasformano, da noiosi elementi di una discussione oramai un po’ stanca, in materia incandescente con cui fare i conti qui ed ora. Una sorta di presa di coscienza di un futuro che non è poi così lontano come ci illudiamo di credere. Gli abitanti di quella casa si trasformano in un collettivo di lotta e di consapevolezza in grado di indicare e proporre la strada. Ovvero quella che solo stando insieme possiamo salvare il mondo prima di cena.

Prezzo € 11,50

14 luglio ore 19,30

ELEONORA TEDESCO

Zariel “Le strade di polvere”

Voce Eleonora Tedesco

Contrabbasso Luca Pissavini

batteria e percussioni Fabrizio Carriero

Chitarra Davide Benecchi

Fiati Roberto Barbieri

In collaborazione con il Comune di Milano

Zarièl “Le strade di polvere”, è un progetto musicale in cui confluiscono molte anime: sorge attraverso incontri presenti e risonanze lontane, lungo i sentieri del mondo. Eleonora Tedesco, tramite la propria vocazione al canto, conduce con sé altri quattro viandanti, ciascuno, a suo modo, diverso per origine, formazione e inclinazioni stilistiche: Luca Pissavini al contrabbasso,

Fabrizio Carriero alla batteria e percussioni, Davide Benecchi alla chitarra e Roberto Barbieri ai fiati. I canti che raccontano le tradizioni di popoli provenienti da diverse aree del mondo, da quella sefardita, balcanica, mediorientale e non solo, giungono a noi, come polvere luminosa, attraverso la mistura e la ricerca personale di ogni componente del gruppo. La voce femminile incarna, qui, la donna in cammino attraverso sonorità di mondi culturali differenti; dove la musica, aperta a nuovi linguaggi sempre in divenire, trova spazio nelle contaminazioni col nostro presente, dal jazz con influenze mediterranee alla world music.

Prezzo € 14,00

15 luglio ore 19,30

PAOLO ROSSI

Pane o libertà

Per un futuro immenso repertorio

Musiche dal vivo Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi

Produzione: Agidi

Pane o libertà è il nuovo spettacolo di Paolo Rossi che unisce stand up a commedia dell’arte e commedia greca. “Il titolo Pane o libertà l’ho ripreso da un libro, ma non vi dico qual è. Lo trovo molto emblematico: si impone la scelta tra mangiare, vivere o avere la libertà” spiega Rossi. “Ma oggi le parole ‘pane’ e ‘libertà’ hanno lo stesso significato di quando quel libro mi capitò tra le mani? Il pane ha lo stesso sapore di quei tempi? e oggi uno è libero di gridare ‘Abbasso la libertà’?”.  Il progetto intrapreso da Rossi comprende un tipo di azione teatrale ad alta valenza sociale.

Agile, dirompente, sfuggente alle definizioni di genere e duttile nell’allestimento scenico, Pane o libertà ha le caratteristiche di un evento più che di una rappresentazione e si adatta a qualunque luogo voglia ospitare la ‘non replica’, addirittura il teatro propriamente detto. Lo spettacolo mescola la figura del primo Arlecchino, quello che possedeva il biglietto di andata e ritorno per l’aldilà, a quella che fu poi una delle sue evoluzioni come intrattenitore popolare capace di spaziare dalle stalle al cabaret. Un teatro d’emergenza? Delirio organizzato? Serata illegale? Teatro di rianimazione? Comunque, un teatro di domande.

“Giocando con l’illusione di mettermi sul palco – o su ciò che useremo come tale per bisogno o necessità – sia come attore, sia come personaggio e come persona, rievocherò i miei sogni lucidi, fatti di storie che aiutano a resistere, a scegliere tra il pane e la libertà, o a non scegliere proprio” prosegue Rossi. “Sono storie di artisti che per fortuna ho realmente incontrato nella mia vita. I maestri Jannacci, Gaber, De Andrè, Fo e persino il fantasma della Callas; i comici del Derby e altri sconosciuti. Racconterò questi allegri morti che abitano l’interzona che li rende visibili solo a pochi cantastorie che li traducono agli umani. Con l’aiuto dei miei amici saltimbanchi, parlerò di queste personalità fantasmagoriche e poetiche, non controllabili da nessun piccolo o grande fratello che con le loro narrazioni portano conforto, idee per lottare e speranza. Tutto qui. Senza osare più del dovuto nelle imitazioni e nelle parodie, giocando al contrario con le massicce dosi di visionarietà che la favola contiene di suo. Vorrei fare qualcosa che dia al mio essere chiamato comico una via di fuga verso un teatro sociale, nella poesia del buffo e della magia. Roba minima. Tanto per alzare le difese immunitarie del pubblico presente… o meno”.

Quel che pare un sottotitolo, Per un immenso futuro repertorio, in realtà è un complemento importante del titolo stesso. Una finestra che si aggiunge a quelle dell’improvvisazione, del coinvolgimento del pubblico, di irruzioni improvvise di ospiti a sorpresa, dove verranno riarrangiati o citati dei pezzi, monologhi, frammenti, momenti delle origini per farli rimbalzare come nuovi nel presente della serata. C’è l’attore, ci sono i personaggi che evoca o interpreta nelle varie affabulazioni, ma soprattutto c’è la persona. Attore, persona e personaggio, tutto questo presente contemporaneamente, tutto questo per allontanarsi dalle tradizionali rappresentazioni e creare qualcosa che accada veramente e irrepetibilmente nella serata.

PS: Recitando col pubblico, e non al pubblico, ai presenti in sala è consentito intervenire, chiedere, interrompere, soprattutto restare svegli. E comunque, pur rispettando le vigenti norme sulla distanza sociale, qui, in questo teatro, la quarta parete non esiste.

Prezzo € 18,00

16 luglio ore 19,30

DANILO ROSSI & THE NEW GIPSY PROJECT

 Viola Danilo Rossi

Fisarmonica Albert Florian Mihai

  Cymbalom Marian Serban

Contrabbasso Nicolae Petre

Produzione International Music and Arts

Il progetto nasce da un’idea di Danilo Rossi, storica Prima viola del teatro alla Scala di Milano e dell’ensemble rom The New Gipsy Project: affiancare la tradizione popolare al repertorio dei grandi compositori classici che si sono ispirati alla musica tradizionale gitana.

Un percorso geografico e culturale che attraversa i Balcani e autori quali Dvoràk, Brahms e Bartok, con un ensemble dalle mille sfaccettature ed estremamente versatile che interpreta, tra gli altri, questi tre pilastri della storia della musica, diversi tra loro eppure simili in una cosa: il fascino verso il ricco repertorio folkloristico gitano. Un viaggio guardando a Est, da cui tanto ha attinto tutta la musica occidentale. Ritmi forsennati e una continua sfida di note.

“Ho voluto capire il mondo rom e mi sono fatto affascinare dai racconti di questi tre zingari. Perché fra loro si chiamano così, in barba agli stereotipi. E oggi ambisco a farmi eleggere zingaro ad honorem” (Danilo Rossi).

Scelto a soli vent’anni da Riccardo Muti per il ruolo di Prima viola della Scala di Milano, Danilo Rossi è il più giovane strumentista della storia del teatro scaligero ad aver ricoperto tale ruolo. Si è esibito in tutto il mondo nei più prestigiosi teatri e festival, oltre ad aver collaborato con i direttori e solisti più importanti al mondo. New Gipsy Project si compone di strumentisti di Bucarest, tutti figli d’arte e approdati dopo diverse esperienze in Italia, vantando collaborazioni con artisti quali Moni Ovadia, Ennio Morricone, Samuele Bersani, Fabrizio Bentivoglio, Vinicio Capossela, Stefano Bollani, Emir Kusturica.

Prezzo € 16,50

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