Gli spettacoli della Rassegna Menotti in Sormani, in scena dal 18 al 24 luglio

Nuova settimana con gli spettacoli della Rassegna Menotti in Sormani, in scena dal 18 al 24 luglio presso la Corte d’Onore della Biblioteca Sormani.

18 luglio ore 19,30

ARIANNA SCOMMEGNA

ATIR e Teatro Carcano presentano

Un albero di 30 piani

Con Arianna Scommegna
Alla fisarmonica Giulia Bertasi

Un reading di letture e canzoni sul tema della natura. Poesie, racconti, canti e riflessioni che invitano a prendersi cura della natura, della madre Terra, degli alberi.

L’albero, con le radici per terra e la testa verso il cielo, è l’immagine che ricorre in quasi tutti i testi e ci accompagna attraverso un viaggio allegro, ironico, ecologico, poetico.

Parole che si scolpiscono nella mente come la poesia si scolpisce nell’anima. Da Pablo Neruda a Mariangela Gualtieri, da Italo Calvino a Papa Francesco, questo reading nasce dalla necessità di dare voce a chi ci ricorda che la natura, l’ambiente, il nostro pianeta hanno bisogno di attenzione, protezione, amore.

Un “canto d’amore” alla Terra.

“Appartengo alla Terra. E come me tutta l’umanità, e ogni forma di vita. Piante e foreste, frutti e fiori, e ancora fiumi, monti, animali d’ogni specie e tutto ciò che il lavoro umano ha plasmato e trasformato nel tempo. San Francesco la chiamava sorella e madre, che ci governa e dà sostentamento.”

Le parole di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sono per noi una guida per questa lettura musicata che ci invita a riflettere e anche a divertire.

Prezzo: € 13,00

19 luglio ore 19,30
CARLOTTA PROIETTI – GIANLUIGI FOGACCI
The Prudes

Di Anthony Nielson
Regia di Gianluigi Fogacci
Scene e costumi Susanna Proietti
Aiuto regia Maria Stella Taccone
Musiche originali Giovanni Mancini

La spinosa questione dei rapporti di coppia raccontata da Nielson, esponente di spicco della drammaturgia britannica contemporanea e in particolare del movimento chiamato “In your face theatre “, che mira ad abbattere la cosiddetta quarta parete che separa gli attori dagli spettatori.

Il teatro e gli spettatori non sono solo un luogo di aggregazione sociale e testimoni di una rappresentazione, ma diventano parte attiva, sono essi stessi parte di questa soluzione, almeno nelle intenzioni dei protagonisti. Una coppia si presenta sul palcoscenico di un teatro pieno per inscenare o vivere il suo dramma di coppia come una seduta terapeutica collettiva. Inizia un gioco al massacro, dove emergono vecchie ruggini, cose non dette che feriscono, travestimenti e colpi di scena che fanno dubitare dell’autenticità dei personaggi.

 E se fossero due attori che cercano nuove ispirazioni attraverso un anomalo materiale drammaturgico, guidati da un’invisibile regia? E che ruolo ha il pubblico che viene continuamente coinvolto?

Prezzo: € 11,50

 20 luglio ore 19,30

PAOLA GIORGI

D la principessa Diana e la palpebra di Dio

Di Cesare Catà

 Con Paola Giorgi

Le voci di Sonia Barbadoro e Giovanni Moschella

Musiche eseguite da Maria Chiara Orlando

Scene e costumi Stefania Cempini

Assistente alla produzione Oscar Genovese

 Regia Luigi Moretti

 A 25 anni dalla morte della Principessa del popolo, lo spettacolo racconta l’icona di Lady Diana Spencer nelle sue vicende umane, esistenziali e sociali, dando voce alla sua figura in una sorta di memoriale post mortem in cui la Principessa, ripensando alla propria vita, narra di sé, dei suoi amori e dolori, dei suoi affetti più cari perduti.

Nel monologo, Lady D. dialoga con voci che sente giungere dal regno dei vivi: quelle dei due figli William e Henry, quella della Regina Elisabetta, quella del suo ex-consorte Carlo. Mentre racconta di sé, l’immagine di Lady D. si sovrappone a quella di alcune eroine della mitologia classica – Medea, Arianna, Antigone e Artemide – e il testo del monologo si interseca con estratti da Euripide, Ovidio, Sofocle, Seneca. Quello che lo spettacolo restituisce è il ritratto, fiabesco e psicologico a un tempo, di una delle figure di donna più amate, controverse e celebri del Novecento. Un ritratto dal sapore “neo-shakespeariano”, che getta una luce originale e commossa su uno spaccato della recente storia inglese ed europea. Perché uno spettacolo su Lady D.

Ho sempre ammirato Lady Diana Spencer, quella sua impronta di donna libera e ho sempre desiderato portarla in scena. Non mi interessa il gossip, mi interessano le tante sfaccettature di una donna di nobile famiglia, coraggiosa, anticonvenzionale, elegante, moglie, ma soprattutto madre. C ’è un punto di contatto forte tra me e Lady Diana, una esperienza comune, il disturbo del comportamento alimentare, che si è manifestato con la bulimia in lei, con l’anoressia in me; ma ancora più forte c’è la consapevolezza di averlo superato. Entrambe. E questa consapevolezza mi ha fatto andare oltre nella scoperta di Diana. Quando penso a Diana penso ad Antigone, al suo atto di insubordinazione, al suo essere idealista e romantica e decisa ad affermare il primato della libertà. Con questa suggestione mi sono rivolta a Cesare Catà, uno scrittore profondo, coltissimo, sportivo, tenero e folle che ha fatto sbocciare la mia idea di Diana connettendola alle vicende di Medea, di Artemide, di Arianna; creandone un mito che Cesare ci permette di conoscere attraverso la sua palpebra di Dio. Un lavoro così intimo e potente non potevo che affidarlo alle mani di Luigi Moretti, amico, collega ma soprattutto grande regista di profonda sensibilità e raffinatezza. D la principessa Diana e la palpebra di Dio, è la storia di una Donna, con tutta la meraviglia che questo termine racchiude”, dichiara Paola Giorgi.

Prezzo: € 11,50

21 e 22 luglio ore 19,30

Scena Verticale

SASA’ CALABRESE – DARIO DE LUCA – DANIELE MORACA

Aspettiamo senza aver paura domani

CANZONI E DISQUISIZIONI SU LUCIO D.
UNPLUGGED

Di e con Sasà Calabrese, Dario De Luca, Daniele Moraca

Produzione Scena Verticale

Lucio Dalla aveva dita troppo corte per suonare il piano, non conosceva abbastanza la musica per comporre, aveva un fisico lontano da ogni canone, aveva collezionato insuccessi discografici, non aveva una cultura da intellettuale.

Eppure, è diventato uno dei più grandi cantautori della storia della musica italiana ed è stato così importante anche perché è stato l’artista che, insieme a Roberto Vecchioni, ha riflettuto di più sulla “forma canzone” e sulla sua funzione semiotica e comunicativa. Un ruolo fondamentale in questo percorso per Lucio lo hanno giocato le sue grandi amicizie intellettuali, in particolare con artisti e intellettuali quali Roberto Roversi, Francesco De Gregori, Dario Fo. In una sua intervista al Corriere della Sera nel 2002, Lucio diceva: “Tutti i testi delle mie canzoni sono sempre piccoli racconti, ipotesi di sceneggiature”.

Da qui nasce l’idea di unire la forma canzone con la parola, con l’arte di teatralizzarla, cercando di creare uno spettacolo dove le canzoni del genio bolognese arrivino sotto forma di racconto, un racconto orizzontale, come se fosse un film, come se fossero storie cucite a mano dalla musica. Canzoni, dunque, cantate e recitate, riflessioni sulla musica, aneddoti sulla vita artistica di Lucio, artista unico e imparagonabile, e di tanti colleghi che formano il frastagliato arcipelago della canzone d’autore italiana, si dipaneranno nello spettacolo in un clima di leggerezza ed ironia, in cui non mancherà il coinvolgimento del pubblico. Questo spettacolo è stato ideato e scritto durante i mesi della pandemia, per esorcizzare la paura, per sentirci uniti anche a distanza. Probabilmente anche il titolo stesso fa da didascalia al pensiero che i tre artisti hanno cercato di trasmettere.

Prezzo: € 11,50

23 luglio 2022, ore 19.30

OTTETTO DI FIATI DELL’ORCHESTRA DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO

 Le opere di Wolfgang Amadeus Mozart e l’Harmoniemusik

Oboe Luca Tognon e Lorenzo Alessandrini

Clarinetto Marco Sorge e Lycia Gialdi

Fagotto Anna Maria Barbaglia e Caterina Carrier

Corno Brunello Gorla e Simona Schena

In collaborazione con il Comune di Milano

Una serata che l’Ottetto di fiati dell’Orchestra UniMi dedica alle trascrizioni delle Opere di W. A. Mozart per Harmonie, una formazione composta da strumenti a fiato molto in voga tra 1780-1830. Compositori c

ome Haydn, Mozart e Beethoven scrissero musiche originali per questo organico, ma era prassi che per Harmonie venissero arrangiate opere, balletti, composizioni orchestrali o altre musiche da camera.

Dalla seconda metà del Settecento il termine tedesco Harmonie indica un ensemble composto da un numero di esecutori che va da 5 a 15, solitamente coppie di oboi (dopo il 1770 anche clarinetti), corni e fagotti a cui si potevano aggiungere flauti, corni di bassetto, trombe, tromboni, contrabbassi, controfagotti e anche viole.

Nel periodo tra 1780-1830 le Harmonie furono molto in voga: una svolta importante si ebbe quando l’Imperatore Giuseppe II nel 1782 istituì la Königliche-Keiserliche Harmonie, formata da 8 musicisti (2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti e 2 corni – l’organico dell’Ottetto UniMi) che diede il via ad una moda culturale per cui ogni palazzo aristocratico nell’Impero doveva avere un Harmonie (spesso formata dalle sezioni di fiati delle piccole orchestre che i nobili impiegavano): queste si dedicavano all’intrattenimento musicale nelle occasioni speciali, per cene o serenate.

Anche Beethoven, Mozart e Haydn composero per Harmonie e il repertorio si arricchì con arrangiamenti di opere, balletti, composizioni orchestrali o altre musiche da camera. La Königliche-Keiserliche Harmonie dell’Imperatore era formata dai migliori strumentisti sulla piazza, tra cui il celeberrimo clarinettista Anton Stadler, assieme, tra gli altri, ai compositori e oboisti Johann Nepomuk Wendt (1745- 1801) e Joseph Triebersee (1772- 1813) che sono gli autori delle trascrizioni per Harmonie delle opere di Mozart che ascolteremo eseguite dall’Ottetto di fiati UniMi.

Prezzo: € 11,50

24 luglio ore 18,30

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

SARANNO ROSSE LE MIE SCARPE

Di Angela Rossi

Edizioni Albatros

In collaborazione con il Comune di Milano

Ambientato all’interno di una famiglia media italiana, dagli anni ‘70 ai giorni nostri, il romanzo racconta la catarsi di una ferita individuale occorsa, maturata e nel tempo faticosamente guarita. Incontriamo la protagonista, Greta, quando è ancora una bambina e, appena trasferita a Gorizia, prende le misure con la sua nuova vita. I primi giochi nel cortile, i timidi tentativi di stringere legami e, al contempo, i battibecchi in famiglia, con la nonna specialmente, con cui forzatamente divide i suoi spazi.

Figura solida e ingombrante, suscita nella nipote un amore smisurato ma un altrettanto grande risentimento per il tempo che le sottrae con sua madre, sempre attenta alle esigenze della donna e forse un po’ troppo incline a soddisfarne i puerili capricci. Il ménage familiare è straordinariamente realistico, fonte di frustrazioni, ilarità, incomprensioni e condivisioni ed espone con cristallina chiarezza la diversità di vedute di generazioni non tanto lontane eppure incompatibili. Angela Rossi ci regala una storia sulla faticosa ricerca della libertà e dell’affermazione individuale in un contesto affettivo complesso, resa ancora più ardita da un evento delicatamente celato nell’ombra di queste pagine, dense di emozioni e di significato.

Ingresso libero

24 luglio ore 20,00

ANTONIO PERRETTA

Antonio

Vita di un guitto

Di e con Antonio Perretta

Al Sud è tradizione battezzare i bambini con i nomi dei nonni e nel caso dell’autore, nonostante il nonno paterno si chiamasse Antonio, il nome gli è stato dato soprattutto in onore di Totò. Un monologo autobiografico che attraversa la storia della sua famiglia vissuta tra Sessa Aurunca e Caserta.  Storie di nonni, di padri, di nomi e di teatro.

Il testo, nato come progetto di formazione a cura di Tindaro Granata alla scuola del Piccolo Teatro di Milano sulla base del pluripremiato e meraviglioso “Antropolaroid”, affronta il mio rapporto con il teatro e il rapporto della mia famiglia con la figura di Totò. È possibile che l’essere stato chiamato Antonio, proprio in onore del Principe, abbia definito il mio percorso da prima che nascessi? Poi c’è Milano, e l’importanza che questa città ha avuto e ha per me e per gli artisti. È un testo che parla della mia terra, del teatro con cui sono cresciuto, di ciò che credo il teatro debba essere, di tempi che non esistono più, nei quali la semplicità era la chiave di tutto. I tempi dei contadini, della terra, dei paesi di campagna, e il racconto guarda nella loro direzione con una certa nostalgia, perché non è attraverso la semplicità che il mondo di oggi vuole che si viva. Ma da quant’è che non ci raccontiamo una storia intorno al fuoco? Un ringraziamento speciale a Tindaro Granata, Leda Kreider, Emilia Tiburzi e Carmelo Rifici. Senza di loro, niente di tutto ciò sarebbe stato possibile”, dichiara Antonio Perretta.

Prezzo: € 11,50

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