VENEZIA79 – “The Eternal Daughter” di Joanna Hogg con Tilda Swinton in Concorso alla Mostra del Cinema: “Un film che racconta il legame indissolubile tra una madre e una figlia”

“The Eternal Daughter” di Joanna Hogg con Tilda Swinton, Joseph Mydell, Carly-Sophia Davies è in Concorso alla 79a Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia.

Tornate nell’antica dimora di famiglia, trasformata in un hotel ma carica di un misterioso passato, un’artista e la madre anziana affrontano segreti rimasti a lungo sepolti.

“In The Eternal Daughter c’è un’immersione nell’atmosfera e la consapevolezza che non avrà senso per un po’. Non volevamo che arrivasse troppo presto. Come se fosse un cubo di Rubik, che mio figlio ad esempio è bravissimo a realizzare, non volevamo mettere subito a posto un lato, ma continuare a lavorarci sicure che alla fine il disegno si creerà. Dal punto di vista tecnico per quanto riguarda la narrazione non c’era una sceneggiatura su cui basarsi che potesse crearci un’impalcatura. Il senso del film è che Julie si mette nei panni di Rosalind. Joanna ed io abbiamo discusso per tutti questi anni sulle nostre madri, la mia è scomparsa prima di iniziare le riprese e con la regista abbiamo parlato dell’intreccio che esiste tra madre e figlia, anche quando la prima non c’è più. Non bisogna avere paura delle proiezioni o dei fantasmi perchè la conversazione può continuare. Il lavoro con Joanna rappresenta una nuova direzione, per quanto mi riguarda. Dopo che ho avuto i miei figli sapevo di non voler viaggiare ma di voler stare con loro. Ora che sono grandi e sono usciti di casa posso ritrovare questa capacità di immersione nel film, questa amicizia e il rapporto profondo con i registi e i colleghi”, ha detto Tilda Swinton.

L’attrice scozzese, che in conferenza stampa si è presentata con mezza capigliatura di colore giallo in omaggio all’Ucraina, interpreta il doppio ruolo della madre Rosalind e della figlia Judy: “Il fatto di avere delle figlie artiste deve essere stato sfidante per le nostre madri perchè ci esponiamo come tartarughe senza guscio, raccontiamo la vanità, affrontiamo questo mondo difficile, mettiamo vestiti diversi. C’è un legame che va oltre ogni cosa tra madre e figlia, da qui la scelta di far interpretare alla stessa attrice i due personaggi. Rosalind è una donna d’altri tempi mentre Judy appartiene ad una generazione diversa e ha bisogno di essere artista. Qualsiasi lavoro è un po’ come lasciare dei piccoli granelli e prendere qualcosa che ci incuriosisce, in collaborazione e lavorando con qualcuno che noi amiamo e in cui abbiamo fiducia. Poi ad un certo punto bisogna lasciare tutto perchè abbiamo forse raggiunto una catarsi terapeutica”.

La regista Joanna Hogg ha raccontato la genesi di The Eternal Daughter e la volontà di realizzare una storia che parlasse del rapporto tra madre e figlia: “Spesso nel fare un film ci si dimentica che va scritto e ci vuole tempo per svilupparlo. E’ dal 2008 che penso a come realizzare un film sul rapporto con mia madre. Cresciuta durante la Seconda guerra mondiale, lei apparteneva a una generazione di donne che teneva nascosti i sentimenti, aveva sperimentato la perdita senza sapere come trasformare il dolore, e a volte viveva tra rimpianti e sensi di colpa.
Alla fine ho scoperto che il mio personale senso di colpa, naturalmente legato a quello di mia madre, mi impediva di creare una storia simile. Quando però, due anni fa, ho deciso di ambientarla in un hotel inquietante e misterioso, qualcosa è cambiato: ho capito che i fantasmi possono intrecciarsi alle nostre emozioni più profonde e intime. Mi dispiace che mia madre non possa vedere il film perchè non c’è più ma al contempo sono sollevata. L’interesse è l’emozione nel quotidiano, poichè non sappiamo cosa succederà. Questo rende ancora più sorprendente il film. Da tempo volevo scrivere una storia sui fantasmi ed ero rimasta affascinata da un racconto di Kipling. E’ stata un’esperienza complessa e molto emotiva. La catarsi è sopravvenuta lentamente. Per molti anni da bambina ho pensato con orrore al momento della morte di mia mamma e poi girando questo film era come se fosse già andata via anche se era ancora viva. Quando è davvero deceduta eravamo nella fase del montaggio ma non ho pianto, non ero così distrutta come pensavo, forse per il lavoro fatto con il film”.

di Francesca Monti

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