Intervista con Camilla Semino Favro: “La serie “Sopravvissuti” propone uno specchio talmente vario dell’animo umano che ogni spettatore può trovare delle connessioni con i personaggi”

“Quando ho letto la sceneggiatura mi ha colpito il fatto che fosse un personaggio che compie un arco molto ampio, pieno di cambiamenti, nel corso della storia”. Camilla Semino Favro è tra le protagoniste della serie “Sopravvissuti”, in onda su Rai 1 il lunedì sera, diretta da Carmine Elia, coprodotta da Rai Fiction, con France Télévisions e ZDF.

In questo appassionante mistery-drama la poliedrica attrice, dotata di grande profondità interpretativa, veste i panni di Marta, una donna insicura, timida, riflessiva. E’ sposata con Gabriele (Alessio Vassallo), con il quale è stato amore a prima vista, forse solo perché lui era tutto ciò che lei voleva essere: intraprendente, estroverso, con una carriera promettente davanti. Per questo gli è stata accanto per anni, voltando la testa dall’altra parte anche di fronte a tante ombre. Sarà il naufragio a far detonare tutto. Marta realizzerà chi è davvero Gabriele, ma soprattutto chi è lei e chi desidera essere.

In questa intervista, che abbiamo avuto il piacere di realizzare, Camilla Semino Favro ci ha parlato di Marta, di come ha lavorato per entrare nel personaggio, ma anche dello spettacolo teatrale “When the rain stops falling”, per il quale ha vinto nel 2019 il premio Le maschere come migliore attrice emergente, e degli insegnamenti che le ha trasmesso il maestro Luca Ronconi.

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credit foto ufficio stampa Rai

Camilla, nella serie “Sopravvissuti” interpreta Marta. Cosa l’ha più affascinata di questo personaggio?  

“Quando ho letto la sceneggiatura mi ha colpito il fatto che fosse un personaggio che compie un arco molto ampio, pieno di cambiamenti, nel corso della storia. Tutti i protagonisti hanno una frattura dopo il naufragio. Marta attraversa degli avvenimenti che sono come tanti detonatori dentro di lei, che iniziano a far esplodere e amplificare delle cose che erano nascoste, trattenute, sopite, messe da parte nel tempo, nella vita che ha vissuto. Ruoli e sovrastrutture l’hanno formata e portata ad essere la donna che è all’inizio della serie e al momento della partenza sull’Arianna. La tempesta e alcuni eventi legati al marito e ad altri passeggeri la costringeranno a prendere delle decisioni. Questa grossa trasformazione che ha tra l’inizio e la fine della serie è stata molto interessante da esplorare”.

Quando Marta ritorna a casa, come abbiamo visto nella prima puntata, si crea questo rapporto contrastato con Anita (Pia Lanciotti), sua suocera, che vuole scoprire la verità su quanto accaduto a bordo dell’Arianna…

“Ovviamente Marta rappresenta per Anita il canale più vicino che ha ma anche quello più facile e fragile, per iniziare a fare una sorta di indagine e cominciare a scavare, prima con la dolcezza, poi con la forza per avere informazioni o cogliere delle falle all’interno dei racconti o di quello che lei le comunica. Questo rapporto si svilupperà e crescerà molto, avrà tanti cambi e colpi di scena, e sarà per Marta la chiave per un ulteriore cambiamento nel momento in cui torna a casa, in questo nuovo mondo reale, all’interno del quale nessuno dei personaggi si sente più a proprio agio”.

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credit foto ufficio stampa Rai

Un punto di forza della serie è che ogni personaggio è rotto dentro e il pubblico può in qualche modo riconoscersi nelle varie fragilità…

“E’ vero, è molto bello che questa serie abbia così un ventaglio di personaggi variegati, sia maschili che femminili, ed è una grande fortuna perchè dà la possibilità di arrivare a fette di pubblico differenti, anche a livello di età. Essendo proposto uno specchio talmente ampio dell’animo umano ciascuno degli spettatori potrà trovare delle connessioni, delle piccole cose che risuoneranno dentro di loro e li faranno affezionare ad un personaggio o ad una storia, tanto da volerla seguire fino in fondo”.

Che tipo di lavoro ha fatto per interpretare Marta?

“Inizialmente ho fatto uno studio generico lavorando sulla sceneggiatura, come ordine di storia, di avvenimenti e di quello che avviene all’interno di un’anima che attraversa un evento di questa natura. Poi ho rivolto delle domande ad amici medici anche per sapere cosa accade ad un corpo fisicamente portato allo stremo delle proprie forze, con mancanza di cibo e acqua, e ho parlato con degli psicologi per capire cosa possa essere un post trauma di quel genere, come sono le reazioni dei pazienti che ne hanno subito uno analogo a quello da noi raccontato. Infine c’è stato il lavoro sul set, con il regista che ci ha seguiti con grande cura e attenzione, prendendoci per mano e poi quello comunitario con i colleghi perchè “Sopravvissuti” non è composto soltanto da vicende singole ma è anche una storia che racconta un respiro comune, dei sopravvissuti di terra e di mare, quindi bisognava trovare un accordo musicale insieme a tutti gli altri attori”.

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credit foto ufficio stampa Rai

“Sopravvissuti” è una serie corale, che vede recitare attori e attrici italiani e internazionali. Com’è stato lavorare insieme sul set?

“Mi sono trovata benissimo. Carmine oltre ad essere un bravissimo regista è capace di creare dei gruppi che funzionano molto bene insieme e quando ci sono tanti attori a volte gli equilibri possono essere difficili, soprattutto quando le riprese durano parecchi mesi. Invece, essendo anche un periodo complicato per via della pandemia, siamo rimasti chiusi in una bolla strana, uscivamo poco per paura di poter contagiare gli altri o farci contagiare e rischiare di bloccare la lavorazione. Anche il tema e l’ambientazione hanno fatto sì che legassimo molto tra di noi, dandoci un sostegno reciproco perchè le giornate erano davvero faticose, in particolare il mese e mezzo in cui abbiamo girato le scene all’interno di questa enorme barca, con l’acqua, la pioggia. E’ stato fisicamente complicato ma anche molto divertente perchè eravamo costantemente scalzi, zuppi dalla testa ai piedi, con gli oggetti di scena crollati e i vetri infranti per terra. Ma abbiamo preso tutto con il sorriso”.

Tutti i personaggi, dopo il naufragio, sono diversi e mostrano dei lati della loro personalità che erano rimasti nascosti. Lei interpretando Marta ha scoperto qualche aspetto di sé che ancora non era emerso? 

“Il lavoro che di solito faccio è di costruzione e di scelta della direzione da seguire, che poi può essere modificata nel momento in cui vado sul set e comincio a relazionarmi con i colleghi e con il regista, lasciandomi sorprendere perchè a volte spuntano in modo naturale degli aspetti inediti. Ho scoperto lavorando sul set una grande resistenza e pazienza. Inoltre guardando i primi due episodi ho notato delle piccole cose di Marta che erano sfuggite al mio controllo e che non mi aspettavo ed è stato sorprendente”.

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Camilla Semino Favro con Barbara Ronchi in “Vostro Onore” – credit foto Francesca Cassaro

Recentemente l’abbiamo vista in tv nella serie “Vostro onore” nei panni dell’avvocato Ludovica Renda e a teatro nell’intenso ed emozionante spettacolo “When the rain stops falling” nel ruolo di Elizabeth. Cosa le hanno lasciato questi due personaggi?

“Vostro Onore è stato un altro percorso abbastanza lungo e un lavoro su un personaggio molto diverso. Mi ha lasciato la scoperta di colleghi eccezionali come Barbara Ronchi, Riccardo Vicardi, Francesco Colella, mentre con Stefano Accorsi avevamo già lavorato insieme in passato ed è stato bello ritrovarsi sul set. Da ogni esperienza impari qualcosa, rimane un solco, una traccia. Parto da me e poi il personaggio è come un fiore che sboccia.

“When the rain stops falling” è stato un lavoro teatrale con parecchi mesi di prove e il personaggio di Elizabeth ha scavato molto dentro di me. E’ un mondo emotivo talmente tosto e pesante, quello raccontato nello spettacolo, che non può essere riassunto in una parola. E’ una donna più grande di me come età, con esperienze diverse dalle mie. Mi ha lasciato un mondo femminile ancora sconosciuto, un altro significato del senso dell’amore e l’accettazione del cambiamento, anche quando non lo vorresti”.

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Camilla Semino Favro in “When the rain stops falling” – credit foto Sveva Bellucci

C’è un ruolo in particolare che le piacerebbe interpretare?

“A teatro vorrei tanto mettere in scena Cechov, mentre al cinema spero che i registi possano vedere un po’ oltre l’aspetto estetico di un attore o quello che porta ad un provino e che possano rischiare affidandomi un ruolo che in realtà è molto lontano e diverso da me. Sono questi i personaggi che mi diverto maggiormente ad interpretare”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Andrà in onda su Rai 1 la serie “Il nostro Generale” incentrata sul Generale Dalla Chiesa e poi sono nel cast della seconda stagione di “A casa tutti bene”, con la regia di Gabriele Muccino. A teatro invece ho in programma la ripresa di un testo di Fassbinder e un nuovo spettacolo, prodotto dal Piccolo Teatro, “Anatomia di un suicidio”, opera di una giovanissima autrice inglese che si chiama Alice Birch”.

Lei si è diplomata alla scuola di recitazione del Piccolo Teatro diretta da Luca Ronconi. Che ricordo ha di quel periodo?

“Ho dei ricordi bellissimi. Ero molto piccola, avevo 19 anni appena compiuti quando sono entrata nella scuola di recitazione del Piccolo Teatro e per me era un mondo nuovo, un frullatore, una sorta di gabbia dorata che è stata impegnativa. Molte cose che mi ha insegnato Ronconi da ragazza non riuscivo a coglierle pienamente, ma crescendo e andando avanti nel percorso lavorativo piano piano sono riemerse con un significato e un messaggio più chiaro che ho potuto sfruttare, utilizzare, fare mio negli anni e che ancora adesso si sta rivelando”.

Tra gli insegnamenti che le ha dato il maestro Ronconi quali sono stati quelli più preziosi? 

“L’analisi del testo e lo studio”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Luca Carlino

Grazie a Sara Castelli Gattinara – Other Srl

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