Sul palco di Fortezza Est dal 3 al 5 novembre  “Sembra Amleto”, monologo di e con  Francesco Zaccaro, diretto da Ivano Picciallo

Sul palco di Fortezza Est dal 3 al 5 novembre “Sembra Amleto”, monologo di e con Francesco Zaccaro diretto da Ivano Picciallo: in scena un’intensa riscrittura del capolavoro Shakespeariano che mette in luce nuove fragilità e nuovi dilemmi.

Una sedia; una tomba; una montagnola di terra. Un testo dove tutto “sta scritto”: l’Amleto. Un’imperfetta ricostruzione del dramma di Shakespeare è necessaria perché l’attore arrivi a concludere il gioco, “togliersi il naso rosso”, a morire. Il personaggio muore, non l’uomo, che ha ancora qualcosa da dire alla madre defunta. È a lei, sulla sua tomba, che vomiterà addosso parole segrete, logorate dal buio, insudiciate dai troppi silenzi. Confessa.

Il tempo è motore dell’azione scenica: sfalsato, distorto. Amleto conta i minuti alla sua morte, preparando, infine, il suo loculo. La morte è lì davanti che guarda. La sua tomba aspetta che si riempia del personaggio. L’attore in scena detta i tempi di un dramma conosciuto e tenta in maniera svogliata di ripercorrerne i passaggi cruciali.

E’ farsa? E’ Grottesco? E’ Clownesco? Tutto è rappresentazione. L’Amleto di Francesco Zaccaro corre su un filo immaginario, sospeso tra realtà e finzione, teatro e rappresentazione, vita e morte, attore e personaggio, cercando come un abile Petit di improvvisare delle evoluzioni: Il filo non è ciò che si immagina. Non è l’universo della leggerezza, dello spazio, del sorriso. È un mestiere. Sobrio, rude, scoraggiante. [Philippe Petit]

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