Intervista con Giusy Versace: “Sogno un mondo più gentile, inclusivo e collaborativo”

“Credo fortemente che il nostro Paese abbia bisogno di uno scossone affinché avvenga quella svolta culturale necessaria per arrivare ad una vera e piena inclusione sociale”. Ci sono persone che con il loro entusiasmo, la loro voglia di vivere e di non arrendersi mai, neanche davanti alle difficoltà, rappresentano una luce e un esempio da seguire, proprio come Giusy Versace, atleta paralimpica, Senatrice della Repubblica Italiana, scrittrice e fondatrice dell’Associazione Disabili No Limits, ma soprattutto una grande donna, che ha dimostrato in questi anni, in mille modi diversi, che la disabilità sta negli occhi di chi guarda e che nulla è impossibile da realizzare.

In questa piacevole chiacchierata, con la consueta sensibilità e disponibilità, Giusy Versace ci ha parlato dei progetti della Disabili No Limits, di quanto lo sport e le arti possano essere importanti per abbattere le barriere culturali, della svolta storica avvenuta con l’approvazione della legge da lei proposta che riconosce le pari opportunità degli atleti paralimpici nei Gruppi sportivi militari e Corpi dello Stato, della gioia per essere diventata zia, dei suoi due libri e dei prossimi impegni.

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Giusy, iniziamo parlando della sua Onlus, la Disabili No Limits (www.disabilinolimits.org), nata nel 2011. Quali sono i progetti che state portando avanti?

“In questi undici anni attraverso la Disabili No Limits abbiamo aiutato ventitré persone. Non regaliamo gambe, braccia o sedie a rotelle ma nuove opportunità di vita. Mi gratifica, mi rende felice e orgogliosa il fatto che molti ragazzi che abbiamo incrociato nel nostro percorso siano diventati parte della famiglia. Mi chiamano, mi aggiornano, a volte ci vediamo e ne seguo i progressi. Penso ad esempio a Benedetta, dieci anni, nata con una malformazione alla gamba, a cui abbiamo regalato un arto per correre. Sua mamma mi racconta quello che fa, anche i suoi disagi psicologici dovuti all’età e agli sguardi indiscreti della gente e di come grazie allo sport riesca a superare le proprie insicurezze. Attualmente stiamo portando avanti un progetto che si chiama “Una mano per Federica”, per dare un braccio bionico a questa ragazza siciliana dopo che ha perso l’arto in seguito all’improvvisa aggressione da parte del suo cane. Abbiamo preso a cuore questa vicenda e insieme al Centro Ortopedico ROGA di Enna che da tanti anni realizza le protesi anche per me e che ha manifestato una grande disponibilità attraverso il suo proprietario Rosario Gagliano, abbiamo avviato questa raccolta fondi. Il 3 dicembre, data in cui ricorre la Giornata mondiale dei diritti delle persone con disabilità e in cui questa struttura sanitaria festeggia trenta anni di attività, vorremmo riuscire a formalizzare la donazione del braccio. Sono tutti dispositivi di tecnologia avanzata che lo Stato non copre poiché non rientrano nell’elenco di quelli erogati dal servizio sanitario nazionale. Sto parlando di quel famoso aggiornamento del Nomenclatore Tariffario per il quale io stessa nella scorsa legislatura alla Camera mi sono molto battuta e continuerò a battermi. Finché ci sarà questo vuoto normativo che non consente a tutti di accedere alla tecnologia, con la mia Onlus interverrò per aiutare le persone meritevoli, ma in condizioni economicamente svantaggiate, ad avere questa opportunità. Sono contenta che l’associazione cresca e che molte realtà si fidano, si affiancano a noi e ci sostengono. Axa Assicurazioni ad esempio ha lanciato la AXA Golf Cup 2022, un circuito di gare partito a fine maggio da Milano che si è concluso a Sciacca. In tutte le tappe gli agenti e gli atleti che hanno partecipato si sono adoperati per raccogliere fondi (più di 10mila euro). Se riusciamo a regalare un sorriso e una nuova opportunità a chi ne ha bisogno è anche merito di tanta gente che nonostante la crisi, la pandemia e le difficoltà ha ancora voglia di aiutare e di prestarsi agli altri. Da inguaribile ottimista penso sia un bel segnale, in un momento drammatico per l’Italia sotto il profilo economico”.

Recentemente 17.000 studenti hanno corso le cinque Alì Family Run, che si sono disputate nei comuni di Portogruaro, Chioggia, San Donà di Piave, Dolo e Mestre, con una parte del ricavato delle adesioni destinato alla Disabili No Limits. Segno che i giovani hanno attenzione e sensibilità verso i temi dell’inclusione e della solidarietà…

“Da diversi anni mi presto come testimonial della Venicemarathon e organizzo dei gruppi di runners che partecipano a queste staffette o corrono per una giusta causa con il charity program ma è la prima volta che gli organizzatori decidono di devolvere alla nostra Onlus il ricavato delle Alì Family Run che si sono svolte a ottobre in Veneto. L’ultima tappa a Mestre è stata per me l’occasione per incontrare i ragazzi. La cosa che mi stupisce e al contempo mi carica è il fatto che anche i giovanissimi comprendano bene il senso della condivisione, corrono e si divertono, ma sono anche consapevoli ed entusiasti di prestare le proprie gambe per aiutare chi non le ha. Significa che si rendono conto che non sempre disabili si nasce ma lo si diventa anche nel corso della vita e se sei fortunato devi essere grato per quello che hai e condividerlo con le persone che hanno meno. Questo mi fa sperare in un mondo migliore”.

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Giusy Versace durante una premiazione a Mestre delle Alì Family Run

Nella società odierna, ancora di più dopo la pandemia, si è invece un po’ perso questo senso della condivisione e dell’aiuto reciproco. Cosa ne pensa a riguardo?

“Purtroppo la pandemia ha aumentato la vendita di farmaci antidepressivi, la gente è più frustrata, più arrabbiata. Durante il primo lockdown nel 2020 quando uscivamo sui balconi a urlare “andrà tutto bene” e si facevano le dirette sui social alle 18, si era riscoperta la voglia di stare insieme e ci sentivamo tutti vicini. Ho veramente creduto che da quella tragedia si potesse tirare fuori il buono dalle persone e invece così non è stato, in linea generale. Quando la vita ha ripreso il suo corso ha generato rabbia, fenomeni di violenza, suicidi. Credo che i giovani oggi in modo assoluto abbiano bisogno di buoni esempi. Ognuno di noi nel suo piccolo, nella propria sfera, può fare la differenza. Io mi metto a disposizione con la mia associazione, spesso anche prestandomi alle altre organizzazioni, come ad esempio Obiettivo 3 creata da Alex Zanardi che non è ancora tornato al cento per cento in pista, ma il cui progetto è andato avanti con i suoi ragazzi e la sua famiglia, e sono felice di aver dato loro una mano. Quanto di bello riesci a fare e a portare in giro tanto più aiuti quel contagio positivo di energia e di esempi importanti che possono stimolare azioni belle. Mi colpisce che i più giovani, che spesso sono messi nel mirino, in realtà siano delle spugne che assorbono maggiormente questo tipo di messaggio”.

Cosa manca ancora all’Italia affinché si possano superare i pregiudizi e le barriere culturali nei confronti di chi viene considerato “diverso”?

“Credo fortemente che il nostro Paese abbia bisogno di uno scossone affinché avvenga quella svolta culturale necessaria per arrivare ad una vera e piena inclusione sociale. Infatti nonostante siamo nel 2022 dobbiamo fare i conti ancora con molte realtà in cui le persone con disabilità vivono con disagio la propria condizione. Dobbiamo anche un po’ sdoganare i termini. Spesso gli adulti, probabilmente per una sorta di timore, utilizzano parole come diversamente abile o abilmente diverso, non vedente anziché cieco o mi è capitato di sentire “Giusy Versace affetta da disabilità”. Se tu parli di uomini e donne con disabilità mettendo la persona al centro non sbagli mai. Servirebbe un po’ più di preparazione culturale. Certamente lo sport, la cultura, l’arte, lo spettacolo, i media hanno una grandissima responsabilità. I giornalisti attenti, sensibili, coraggiosi che hanno raccontato le nostre storie hanno dato un prezioso contributo perché hanno aiutato la gente ad entrare in un mondo che non conoscevano e a cui non essendone parte magari non si interessavano”.

Quanto le arti, dal cinema alle serie tv alla televisione, penso ad esempio a “Ballando con le Stelle” a cui lei aveva partecipato nel 2014, vincendo quell’edizione, possono portare dei messaggi sociali capaci di smuovere le coscienze del pubblico e aiutare ad abbattere queste barriere culturali?

“Ballando con le Stelle è stata per me una delle sfide più grandi, però tutto nasce da una scommessa ambiziosa e coraggiosa di Milly Carlucci. E’ stato il primo programma in Italia che ha portato su Rai 1 in prima serata una persona con disabilità ed è stata una gara a tutti gli effetti. Era rischioso, l’esito non era scontato e ho sentito la pressione di quello che rappresentavo, ma non ho pensato a fare bene per vincere. Certo, ho un’indole competitiva quindi alzavo sempre di più l’asticella ma l’obiettivo principale era bucare i teleschermi e portare nelle case della gente la disabilità con normalità, come la vivo io, che ho perso le gambe in un incidente stradale, ma non i neuroni, la capacità di intendere, di decidere, di capire. Ho scoperto di avere questa grande voglia di vivere, questa determinazione e questa predisposizione che mi porta a sorridere alla vita. A mio favore gioca un fattore caratteriale che è un regalo di Dio, infatti sono nata così, ero la stessa persona anche prima dell’incidente, ma forse grazie allo sport sono diventata più forte e consapevole”.

Quanto è stata importante la fede per superare i momenti più difficili?

“La fede in modo particolare mi ha aiutato a non incattivirmi, a non chiudermi, a non irrigidirmi, a trovare un senso alle mie nuove gambe finte mettendolo a disposizione degli altri. E proprio a Lourdes ho scoperto la forza di girare quella domanda che tanto occupava la mia mente il primo anno dopo l’incidente, cioè “Perchè a me? Che ho fatto di male?”, e trasformarla in “Perchè non a me? Che ho io più degli altri?”. Ed è stata la chiave di volta. Se questo mio modo di vivere e di fare può essere da stimolo per altre persone sono felice. Soffro nel vedere uomini, donne, famiglie che si vergognano o vivono con disagio la difficoltà di convivere con una disabilità. Si devono vergognare i delinquenti, i ladri, gli assassini, mica noi che non facciamo male a nessuno. Sogno un mondo più gentile, inclusivo e collaborativo”.

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FOTO JENNIFER LORENZINI, NEXT PRODUCTION-MILESTONE

A partire dai Giochi di Londra 2012 c’è stato un interesse crescente da parte dei media nei confronti del mondo paralimpico, tanto che finalmente quelli di Tokyo 2020 sono stati trasmessi su Rai 2 e gli italiani hanno potuto vedere le gare degli atleti, conoscere le loro storie e gioire per le splendide medaglie conquistate dagli azzurri…

“Certamente lo sport ha un potere enorme. Basta pensare al podio tricolore dei 100 metri nell’atletica leggera ai Giochi di Tokyo 2020 che ha inorgoglito tutta l’Italia, me per prima, in quanto Martina Caironi e Monica Contrafatto sono state mie compagne di avventura e di stanza in altre competizioni internazionali, e sono stata felice di vederle trionfare, insieme ad Ambra Sabatini, che ha 19 anni e dopo aver perso la gamba ha voluto subito tornare a correre. Quindici anni fa era impensabile una cosa del genere. L’ho vissuto sulla mia pelle perchè sono stata la prima donna in Italia a correre senza due gambe e i titoli che uscivano sui media erano “la nipote di Versace che corre”, oppure “abbiamo la nostra Pistorius”. Ora sono Giusy Versace l’atleta ed è stato possibile grazie al percorso intrapreso in questi anni, alla sensibilità e al coraggio di quei giornalisti che hanno voluto raccontare le cose che ho fatto. Alex Zanardi, io e altri sportivi abbiamo aperto una porta e il fatto che i ragazzi ci vedano come degli esempi è importante. Il Cip si è impegnato per promuovere l’inclusione ma molto c’è ancora da fare. Ne ho avuto conferma anche attraverso la mia esperienza da parlamentare alla Camera dei Deputati, lottando per portare a casa quella norma importantissima che riconosce le pari opportunità degli atleti paralimpici nei Gruppi sportivi militari e Corpi dello Stato”.

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L’approvazione di questa legge ha rappresentato una svolta storica per lo sport e per la società italiana…

“Tutti applaudiamo gli atleti quando vincono le medaglie, molti fanno parte dei Gruppi sportivi, che rappresentano un’opportunità perchè ti pagano uno stipendio, ti versano dei contributi, ti riconoscono delle tutele sanitarie e ti danno anche quella preziosa possibilità, al termine dell’attività agonistica, di poter continuare a lavorare come tecnico e di prendere servizio all’interno del Corpo di appartenenza. Agli atleti paralimpici questo non era riconosciuto, nonostante il grande lavoro che ha fatto il Cip. Bisognava dunque modificare una norma ma nessuno in Parlamento si era preoccupato di farlo. Ricordo che dopo numerosi studi, anche con giuristi, e confronti con i capi dei gruppi sportivi militari e corpi dello Stato, prima di depositare la legge, qualche collega mi aveva detto di lasciare perdere. Ma non ho desistito e dopo tre anni di sgomitate ho reso trasversale quell’iniziativa, l’ho spinta e fatta firmare da tutti. Non si chiama legge Versace perché ero all’opposizione ma è stata presa e assorbita, tanto che lo stesso allora ministro dello sport Spadafora, che certamente non era mio alleato, ne ha riconosciuto la validità e con un gesto di fair play inaspettato anche il merito di esser stata la prima a portare questo tema in Parlamento. Oggi diversi atleti paralimpici hanno firmato i contratti con i Gruppi Sportivi Militari, e hanno le stesse opportunità dei cosiddetti normodotati, grazie a questa legge. Rappresenta una svolta culturale epocale in quanto costituisce un segnale importantissimo che giova agli atleti, al mondo della disabilità, al mondo paralimpico, ai gruppi sportivi militari e corpi dello stato e all’intera società, agevolando l’inclusione e la conseguente integrazione. Era difficile raggiungere quel traguardo ma non impossibile. E’ stata una delle iniziative normative di cui vado più orgogliosa e sono felice che il mio passaggio in Parlamento abbia portato i suoi frutti. Penso sia un esempio positivo del fare politica, con lo spirito nobile per cui nasce, di prestarsi agli altri, di fare sintesi. In quel caso non ho lottato affinché quella legge avesse il mio nome ma perché venisse approvata, ed è stato un goal non mio ma di tutto il Parlamento. A prescindere dall’appartenenza al gruppo politico, se c’è la volontà è possibile fare squadra per il bene comune”.

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

“Con la mia rielezione al Senato farò di tutto per continuare un lavoro prezioso avviato in Parlamento, sempre a sostegno dello sport, della disabilità, delle pari opportunità e dei giovani ma dopo questi anni di pandemia vorrei riprendere anche a girare l’Italia per la promozione dei miei due libri e riportare nelle piazze i villaggi dello sport. Inoltre da otto anni con Jo Squillo portiamo avanti “Wall of Dolls”, un’iniziativa importante perché i temi della violenza sulle donne e del femminicidio sono purtroppo sempre attuali e bisogna diffondere il concetto del rispetto per la vita e per gli altri e lavorare per aiutare le donne vittime di violenza, che hanno trovato la forza di denunciare, a ricostruirsi una nuova vita. Continueremo a tenere accesi i riflettori su questo problema. Infine vorrei tornare a portare nelle scuole i progetti legati all’Osservatorio nazionale bullismo e disagio giovanile, in cui affrontiamo tanti temi, anche grazie allo sport, per contrastare il bullismo tra i più giovani”.

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In “Con la testa e con il cuore si va ovunque” (Mondadori), che ha presentato recentemente a New York, racconta come ha saputo trasformare la sofferenza in una nuova opportunità di vita e di riscatto…

“E’ un diario che è diventato un best seller e che sarebbe da aggiornare in quanto in questi ultimi dieci anni ho fatto tante cose, ma resta il cuore e il focus di come ho trasformato una tragedia in un’opportunità e ancora oggi mi capita che mi chiedano di presentarlo. A fine luglio sono stata a New York per un’iniziativa importante. Sono stata la madrina all’Italy Run a Central Park, e poi ho potuto presentare il mio libro all’Istituto Italiano di Cultura, nella sede di Park Avenue, alla presenza del Console Generale a New York Fabrizio di Michele, davanti ad un pubblico di italo-americani appassionati che, pur non parlando la nostra lingua, ha voluto prendere una copia. Ho avviato un progetto con gli editori locali per cercare di tradurre “Con la testa e con il cuore si va ovunque” in inglese e distribuirlo sul territorio americano. Sarebbe bello se fosse tradotto in più lingue”.

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“WonderGiusy” (Mondadori) invece è un libro pensato per i bambini dove la protagonista è una supereroina sempre pronta a salvare chi si trova in difficoltà…

“E’ uscito nel 2018 e poi è diventato un audio libro che ho registrato con la mia voce pensando alle persone cieche. E’ una storia illustrata che racconta di questa supereroina che cambia gamba a seconda di quello che deve fare, parte per le missioni sorriso, aiuta i bimbi emarginati, e attraverso lo sport li trasforma in piccoli supereroi combattendo gli haters con gli scudi-sorriso. E’ un’idea che è nata grazie ad un bimbo che mi osservava sulla pista di atletica e raccontava agli amici che conosceva WonderGiusy, una supereroina che cambia le gambe, fa l’atleta, corre e vince. Il vero genio è stato l’amico che gli ha risposto: “sì ma quella vince perchè ha un telecomando nascosto da qualche parte!” (sorride). Mi diverto tantissimo con i bambini, hanno un’immaginazione straordinaria e questa capacità di porti quelle domande che anche gli adulti vorrebbero fare ma non trovano il coraggio. Vorrei riprendere ad andare nelle scuole, nelle associazioni o agli eventi culturali che mi permettono di far conoscere e di vendere questi libri in quanto le royalties che mi riconoscono vengono devolute alla mia Onlus. Mi auguro che WonderGiusy continui a correre e che finisca tra le mani di tantissimi bimbi affinché crescano con quell’approccio naturale alla disabilità, dandoci la speranza per un futuro migliore”.

A proposito di nuove generazioni, sei diventata recentemente zia di due meravigliosi gemellini, Greta e Alfredo…. 

“Cinque mesi fa sono nati questi due gioielli e non avendo figli sono un po’ i miei figliocci. Ogni volta penso a che voce e che passioni avranno, a quando li porterò a ballare, a giocare a tennis o a correre. In questi anni ho tralasciato la mia vita privata per dedicarmi agli altri ma da quando sono diventata zia non appena ho un’ora libera vado a Milano da mio fratello per stare con i miei nipotini, vedere quanto sono cambiati, cosa mi sono persa e quando sgranano gli occhi riconoscendo la mia voce mi emoziono come una bimba”.

Un desiderio che le piacerebbe realizzare nel 2023…

“Non avrei mai pensato di portare la mia storia a teatro, ballando e vedendo trasformato il mio libro “Con la testa e con il cuore si va ovunque” in uno spettacolo teatrale. E’ stato straordinario. Andare in tournée come gli attori veri mi ha riempito di gioia e mi è dispiaciuto sospenderlo, ma sia io che Raimondo Todaro siamo molto impegnati. Quindi sarebbe bello riprendere questo spettacolo. Inoltre sono volontaria dell’Unitalsi e nel 2023 vorrei tornare a Lourdes. Mi piace aiutare gli altri ma aiuta principalmente me stessa, quindi vorrei farmi questo regalo, indossare di nuovo la mia divisa e dare una mano a chi ha bisogno”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Mjriam Bon

Grazie a Manuela Merlo

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