Silvio Orlando in scena a Pistoia il 19 e 20 novembre con “La vita davanti a sé”

Reduce dalla recentissima assegnazione del Premio Poesio alla Carriera dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro giunge sul palco del Teatro Manzoni di Pistoia sabato 19 e domenica 20 novembre Silvio Orlando con “La vita davanti a sé”, spettacolo con il quale lo scorso settembre ha vinto anche il Premio Le Maschere del Teatro italiano come Migliore Monologo. La messa in scena è tratta dall’omonimo romanzo di culto, del francese Romain Gary, che lo scrisse sotto lo pseudonimo Émile Ajar e che fu al centro di una curiosa vicenda letteraria.

Sabato 19 novembre, alle ore 21.00 e domenica 20 novembre, alle ore 16.00  al Teatro Manzoni di Pistoia va in scena “La vita davanti a sé”, tratto dal romanzo “La vie devant soi”, di Romain Gary che lo scrisse sotto lo pseudonimo Emile Ajar, con la traduzione di Giovanni Bagliolo, protagonista Silvio Orlando, che firma anche la riduzione e la regia e con la direzione musicale di Simone Campa dell’Ensemble Orchestra Terra Madre, che accompagna dal vivo lo spettacolo. Silvio Orlando, che pochi giorni fa, ricevendo il Premio Poesio alla Carriera dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro ha sottolineato come il suo percorso professionale abbia riguardato in prima istanza sempre il teatro, va in scena con uno spettacolo che ha ricevuto consensi unanimi ed è stato anche esso premiato, lo scorso settembre, come Migliore Monologo, dal Premio Le Maschere del Teatro Italiano.

Pubblicato nel 1975 e adattato per il cinema nel 1977, al centro di un discusso Premio Goncourt, “La vita davanti a sé”, di Romain Gary è la storia di Momò, bimbo arabo di dieci anni che vive nel quartiere multietnico di Belleville, nella pensione di Madame Rosa, anziana ex prostituta ebrea che ora sbarca il lunario prendendosi cura degli “incidenti sul lavoro” delle colleghe più giovani. Un romanzo commovente e ancora attualissimo, che racconta di vite sgangherate che vanno alla rovescia, ma anche di un’improbabile storia d’amore toccata dalla grazia. Silvio Orlando ci conduce dentro le pagine di questo libro culto, con la leggerezza e l’ironia di Momò diventando, con naturalezza, quel bambino nel suo dramma. Un autentico capolavoro “per tutti” dove la commozione e il divertimento si inseguono senza respiro. Il genio di Gary ha anticipato senza facili ideologie e sbrigative soluzioni uno fra i temi principali della contemporaneità: la convivenza tra culture religioni e stili di vita diversi. Disse del romanzo Stenio Solinas: “Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell’immigrazione araba, ecco la storia di Momò, ragazzino arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa”.
Il mondo oggi ci appare improvvisamente piccolo, claustrofobico, in deficit di ossigeno. I flussi migratori si innestano su una crisi economica che, soprattutto in Europa, sembra diventata strutturale creando nuove e antiche paure soprattutto nei ceti popolari, i meno garantiti. Se questo è il quadro quale funzione può e deve avere il teatro? Non indicare vie e
soluzioni che ad oggi nessuno è in grado di fornire, ma una volta di più raccontare storie che emozionando, divertendo, commuovendo, chiamando per nome individui che diversamente ci apparirebbero solo come  massa indistinta e lontana, siano in grado di farci comprendere meglio la natura degli accadimenti della vita.

_DSE9466 foto di Gianni Biccari per web

credit foto Gianni Biccari

La vita di questo romanzo di Romain Gary è essa stessa una storia. Il colpo di pistola con cui si uccise la notte del 3 dicembre 1980 fece scalpore nella società letteraria parigina, ma non giunse completamente inaspettato. Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, tombeur de femmes, vincitore di un Goncourt, Gary era considerato un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa, senza più nulla da dire. Pochi mesi dopo la sua morte, il colpo di scena. Con la pubblicazione postuma di Vie et mort d’Emile Ajar, si seppe che Emile Ajar, il romanziere più promettente degli anni Settanta, il vincitore, cinque anni prima, del Goncourt con La vita davanti a sé altri non era che Romain Gary. Nella storia del Premio Goncourt, questo romanzo costituisce un’eccezione perché per regolamento il premio non può essere attribuito due volte allo stesso autore.

Le ultime parole del romanzo di Gary potrebbero essere la migliore delle bussole per questi anni in cui la compassione rischia di diventare un lusso per pochi: “Bisogna voler bene”.

LA VITA DAVANTI A SÉ
tratto dal romanzo La vie devant soi di Romain Gary/Emile Ajar
(© Mercure de France, diritti teatrali gestiti dalle edizioni Gallimard con il nome di “Roman Gary” come autore dell’opera originale)

traduzione Giovanni Bagliolo edizione Biblioteca Neri Pozza
riduzione e regia Silvio Orlando
con Silvio Orlando
direzione musicale Simone Campa
con l’Ensemble Orchestra Terra Madre
scene Roberto Crea
disegno luci Valerio Peroni
costumi Piera Mura

produzione Cardellino srl

Durata: 1 ora e 20 (senza intervallo)

credit foto Salvatore Pastore

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