THE NET – GIOCO DI SQUADRA – Intervista con il regista Volfango De Biasi: “Vorrei arrivasse l’umanità che c’è dietro ai protagonisti di questa serie”

“Ai contenuti ho cercato di aggiungere l’ironia, nonché questa fallibilità dell’essere umano e il prendere seriamente ciò che è ridicolo e grottesco, tipico di noi italiani”. Volfango De Biasi ha diretto i primi tre episodi di “The Net – Gioco di squadra”, nuova serie in programma su Rai2, in prima visione assoluta, a partire dal 20 dicembre alle ore 21.20, che fa parte di un progetto molto più ampio e di carattere internazionale. Una coproduzione Cross Productions e Das Netz GmbH, distribuita da Beta Film, che, insieme alla serie austriaca The Net – Prometheus e a quella tedesca The Net – Promised Land, racconta i retroscena dell’industria calcistica per dare un ritratto del calcio, declinato in tre prodotti che rappresentano, a partire da questo elemento comune, il diverso modo di vivere questo sport nei tre paesi.

Il Toscana Football Club, la seconda squadra della città di Firenze, ha fatto la storia raggiungendo la massima divisione calcistica partendo dalle categorie più basse. Oggi, però, è nei guai: il tracollo finanziario e la paura di retrocedere si stanno trasformando sempre più in una terribile certezza. La famiglia Tessari, proprietaria del club in crisi, è costretta a cedere la metà della società per riuscire a salvarla. Il nuovo partner scelto dal Presidente è un imprenditore cinese: un uomo ricco e autorevole che vede nell’operazione finanziaria un’occasione per sfruttare Firenze come brand. La cessione della società non viene apprezzata da una potente ed influente eminenza del calcio, Maurizio Corridoni, che sia per l’affetto che prova per la squadra che per i suoi interessi personali, è disposto a tutto pur di conquistare il club calcistico.

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Volfango, cura la regia dei primi tre episodi della serie “The Net – Gioco di squadra”. Ci racconta come ha lavorato?

“The Net – Gioco di squadra fa parte di un ambizioso progetto internazionale che comprende tre serie prodotte in Germania, Austria e Italia. C’è un filone che parla del dietro le quinte del calcio e poi ci sono due sceneggiatori italiani, Valerio Cilio e Gianluca Leoncini, che hanno scritto la sceneggiatura. Io sono stato chiamato all’alto compito di metterla in scena, ho fatto tagli, correzioni, cambiamenti e spero di aver dato qualcosa di mio nella scelta del cast e delle location. Ai contenuti ho cercato di aggiungere l’ironia che è il filo rosso che lega i film che faccio, nonché questa fallibilità dell’essere umano e il prendere seriamente ciò che è ridicolo e grottesco, tipico di noi italiani”.

Che esperienza è stata dirigere attori in lingue diverse?

“E’ stato molto bello. Ho girato le scene in Kenya (che nella serie è il Camerun, ndr) sia delle puntate da me dirette che di quelle con la regia di Lorenzo Sportiello e soprattutto in Africa abbiamo avuto l’occasione di concentrare gli attori francofoni e anglofoni. Per esperienza personale ho vissuto sia a Parigi che a Los Angeles e mi trovo bene con l’inglese e con il francese ed è stato fantastico dirigere attori che recitano in serie internazionali in madrelingua. Magari in Italia facessimo più prodotti da sottotitolare parzialmente o dove si passa tra vari registri linguistici… sarebbe esaltante”.

Cosa l’ha convinta a far parte di questo progetto?

“Mi divertiva la scrittura. Avevo diretto “Crazy for football – Matti per il calcio” che racconta la storia della nazionale di pazienti psichiatrici che gioca il suo primo Mondiale e credo mi abbiano cercato anche per questa expertise. Mi piaceva com’era tratteggiato il protagonista Vincenzo, queste relazioni così sbrindellate e abbastanza rare per una serie che va in onda sulla Rai e l’idea di poter giocare con questo materiale”.

Per approfondire meglio il mondo del calcio vi siete avvalsi dell’aiuto di consulenti?

“Il calcio è lo sport nazional-popolare per eccellenza e in qualche modo ci siamo felicemente basati sulle nostre conoscenze, sulle inchieste, sui miti e sulle leggende che nutrono il dietro le quinte. Poi per i dettagli tecnici abbiamo interpellato alcuni esperti”.

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credit foto Facebook Volfango De Biasi

Come ha scelto il cast?

“Conoscevo alcuni attori, come Massimo Ghini con il quale ho fatto vari film, altri erano già coinvolti come l’ottimo Gaetano Bruno che ha partecipato alla versione tedesca e a quella austriaca, essendo presente il suo personaggio in tutte e tre le serie. Quelli che non erano definiti sono stati scelti con ottimi provini e una linea della ricerca basata sulla capacità di avere un umorismo sotteso anche nelle scene drammatiche”.

Cosa vorrebbe arrivasse al pubblico di questa serie?

“Oltre al divertimento, all’intrattenimento, all’idea di vedere una serie non banale, fuori dai soliti schemi, vorrei arrivasse l’umanità che c’è dietro a questi esseri umani che sono un po’ dei gatti attaccati alle tende”.

Quanto è importante fare gioco di squadra sul set e nella vita?

“E’ importantissimo, penso di essere considerato uno di quei registi che fa squadra con il suo team, composto dalle stesse persone da molti anni. C’è un clima famigliare, di grande attenzione e fiducia, affinchè tutti possano esprimersi e lavorare al meglio”.

Qual è il suo rapporto con il calcio?

“Prima era una specie di malattia e dovevo andare a giocare almeno due volte alla settimana con gli amici, dopo un remotissimo calcio giovanile. Oggi è un’occasione per stare insieme, ritrovarsi, ridere. Guardare la partita è un rito collettivo”.

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credit foto Facebook Volfango De Biasi

A quali progetti sta lavorando?

“Non posso anticipare nulla ma sicuramente l’anno prossimo uscirà “Una famiglia mostruosa 2″ prodotto da IIF”.

Come vede il futuro del cinema dopo la pandemia?

“Non credo ci sarà una ripresa naturale, con un impiego di mezzi e di strategie sicuramente si potrà tenere in vita questo altro rito collettivo meraviglioso che consiste nel ritrovarsi in una sala per vedere al meglio, con le migliori condizioni sonore e di concentrazione, un prodotto. Altresì non si ferma l’audiovisivo, la narrazione, ma sarà difficile per gli italiani rastrellare soldi, perchè venendo a mancare le sale saremo sempre più in mano alle multinazionali in quanto per produrre serve il denaro e se non viene messo dai grandi leader del settore diventa complicato lavorare”.

Ha diretto una trilogia di film natalizi: Un Natale Stupefacente, Natale col boss, Natale a Londra Dio salvi la Regina. Qual è il ricordo più bello che ha legato a questa festività?

“I film di Natale che ho diretto sono commedie con Lillo e Greg e il ricordo più bello è la collaborazione con loro che è continuata anche in altri progetti. In generale porto nel cuore la gioia di quei Natali in cui le mie figlie erano ancora completamente coinvolte dalla magia dei pacchi da scartare e il loro entusiasmo nel trovarli sotto l’albero la mattina. E’ l’essenza più divertente del Natale famigliare”.

di Francesca Monti

credit foto Facebook Volfango De Biasi

Grazie a Pamela Menichelli – Ni.Co Ufficio Stampa e a Germana Padova – Sosia & Pistoia

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