“Ci siamo approcciati con immenso riguardo a questo capolavoro, cercando di inserire nella modalità del racconto alcune sfumature che finora non erano state messe in risalto. E’ stato un viaggio incredibile”. Il 2022 è stato un anno meraviglioso per Massimiliano Gallo, tra gli attori italiani più amati dal pubblico. Ha vestito i panni del protagonista nella serie “Vincenzo Malinconico – Avvocato d’insuccesso”, ha interpretato nuovamente Pietro nella seconda stagione di “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore” e ha impersonato Domenico Soriano nel film-evento “Filumena Marturano” con la regia di Francesco Amato, dove ha recitato al fianco di Vanessa Scalera con cui forma una meravigliosa coppia artistica, andato in onda su Rai 1 riscuotendo un grande successo (3,5 milioni di telespettatori e il 21,5% di share) e ora disponibile su RaiPlay.
In questa intervista Massimiliano Gallo ci ha parlato del lavoro che ha fatto per entrare in questo iconico personaggio, ma anche dei prossimi progetti per il teatro e la tv e del desiderio di girare e mettere in scena “Napoli milionaria” di Eduardo De Filippo.

Massimiliano Gallo con Vanessa Scalera e Francesco Amato sul set di “Filumena Marturano” – credit Cristina Di Paolo Antonio
Massimiliano, ha impersonato Domenico Soriano nel film-evento “Filumena Marturano” andato in onda su Rai 1. Come si è approcciato al capolavoro di Eduardo De Filippo e che tipo di lavoro ha fatto con il regista Francesco Amato e con Vanessa Scalera?
“Ci fidiamo molto l’uno dell’altro, Francesco è per me e Vanessa un punto di riferimento, è un bravo regista che fa il suo lavoro con rispetto, dedizione, quindi ci siamo messi a studiare il testo e il sottotesto di questo capolavoro, perchè Eduardo non può essere interpretato in modo personale. Paradossalmente ha avuto più di un merito, è stato uno dei più grandi attori, drammaturghi e intellettuali del Novecento e ha scritto anche le virgole delle sue opere, quindi va letto con attenzione e soprattutto capito. Poi qualunque interpretazione che si possa dare può essere pericolosa. Ci siamo approcciati con immenso riguardo cercando di inserire nella modalità del racconto alcune sfumature che finora non erano state messe in risalto, come la dipendenza affettiva tra Domenico e Filumena, che giustifica anche il gesto, rivoluzionario per l’epoca, da parte di quest’uomo bello, pieno di soldi, che si era messo in casa una prostituta e l’aveva tenuta per venticinque anni con lui. Se non capisci che c’è una brace che arde e non si è mai spenta non racconti bene la storia. Al personaggio di Filumena abbiamo donato una certa dolcezza, dietro alla scorza di apparente durezza che nasconde la fragilità, la paura, anche perché è una madre che non ha cresciuto direttamente i suoi figli ma attraverso altri”.
Nel testo viene dato anche grande risalto alla tematica della paternità…
“Ci siamo chiesti se questo testo oggi, con un esame del dna, sarebbe stato annullato, probabilmente no perchè sono talmente grandi, straordinarie e strutturate la dinamica e la tematica della paternità che Soriano prenderebbe il pacchetto per intero, senza sapere chi sia suo figlio. Accetta di essere padre, di crescere, di diventare maturo e di abbandonare quel mondo infantile che ha inseguito fino a quel momento”.

Massimiliano Gallo con Massimiliano Caiazzo, Francesco Russo, Giovanni Scotti, Vanessa Scalera, Marcello Romolo, Nunzia Schiano in “Filumena Marturano” – credit Cristina Di Paolo Antonio
Quello che traspare dal film non è solo la fallibilità umana ma anche la tenerezza tra i due protagonisti, che nelle precedenti versioni di “Filumena Marturano” era meno evidente…
“Usciva in effetti un po’ meno. Eduardo ha scritto per Titina “Filumena Marturano” e le ha fatto questo regalo ma come abbiamo visto nell’edizione cinematografica del 1951 c’era la difficoltà di rappresentare la sessualità, che invece abbiamo cercato di raccontare. Per quanto straordinari interpreti erano fratello e sorella e mancava quella parte. Per quello ci sono i flash del lupanare dove lei andava e dove ha conosciuto Domenico”.
Qual è stata la scena più complessa da girare e quella che emotivamente è stata più intensa?
“La scena più complicata è stata il macro litigio dopo la finta morte di Filumena. L’abbiamo girata con una modalità quasi teatrale, spesso con pezzi lunghi, poi cambiando le inquadrature, ripetendola per intero e facendo un take di quasi dieci minuti. Anche attorialmente ha richiesto grande concentrazione e forza. Quella emotivamente più forte è stata alla fine, quando siamo al balcone e Domenico dice delle cose all’orecchio di Filumena”.

Massimiliano Gallo in “Filumena Marturano” – credit foto Cristina Di Paolo Antonio
Che viaggio artistico e umano è stato per lei recitare in “Filumena Marturano” e interpretare un personaggio iconico come Domenico Soriano?
“Un viaggio incredibile. Il giorno del primo ciak sai che stai girando “Filumena Marturano” e interpretando Domenico Soriano quindi senti la responsabilità, perchè sono personaggi iconici e paradossalmente oltre ai fantasmi di Eduardo e Titina delle versioni televisive, hai comunque nell’immaginario collettivo pure Marcello Mastroianni e Sophia Loren, due mostri sacri che hanno fatto una trasposizione cinematografica con la regia di De Sica ed è rimasta come Filumena Marturano anche se il titolo era Matrimonio all’italiana. Quindi ho affrontato quest’esperienza con grande entusiasmo, accortezza, voglia di raccontare a modo mio. Quando si afferma che un testo di Eduardo non possa essere messo in scena senza di lui è come dire che non fosse un grande autore, invece è quello italiano più rappresentato al mondo, quindi la valenza autoriale è enorme, indiscussa e deve essere rappresentato come tutte le altre opere, rispettando le volontà dell’autore. Tu puoi fare Shakespeare con gli anfibi e il cappotto di pelle, ad esempio nel film “Romeo + Giulietta” il regista Baz Luhrmann è stato geniale, ci sono pistole e macchine moderne, ma i due protagonisti recitano in versi. Non è importante se si stravolge la messa in scena quanto rispettare l’autore”.
E’ la quarta opera di Eduardo De Filippo che interpreta, dopo gli spettacoli teatrali “Non ti pago” e “Natale in casa Cupiello” e il film “Il sindaco del Rione Sanità”. Cosa rappresenta per lei questo grande autore e drammaturgo?
“Ho studiato a fondo Eduardo ed è uno dei più grandi drammaturghi del mondo, che ha esplorato le dinamiche famigliari nel modo più totalizzante possibile, insieme a Cechov. Sono autori che conoscono l’essere umano. Se pensi quanto tempo fa è stata scritta “Filumena Marturano”, ancor più da un autore maschio che conosce così a fondo il mondo femminile capisci che era avanti cinquanta anni rispetto all’epoca. Per me affrontare Eduardo è una gioia incredibile, è normale che senta il peso perchè so che da ora in poi quando citeranno chi ha interpretato “Filumena Marturano” ci sarò pure io. Sono testi moderni, attuali e non si finisce mai di scoprirne i sottotesti. Quella è la bellezza di Eduardo”.
C’è un’opera in particolare di Eduardo De Filippo che ancora non ha avuto modo di fare e che le piacerebbe portare in scena?
“Vorrei girare, mettere in scena e portare in tournée “Napoli milionaria”, che parla della guerra ed è stata scritta immediatamente dopo il secondo conflitto mondiale. Solo un genio come Eduardo poteva avere quell’intuizione, quel distacco, un occhio così lucido capendo le brutture della guerra e quello che ti lascia addosso, compresa la corruzione dell’animo umano rispetto alla moglie Amalia che vende i prodotti al mercato nero, e Gennaro che torna dal conflitto più puro di prima. E’ un testo straordinario”.

Massimiliano Gallo con Vanessa Scalera in “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore – credit foto ufficio stampa

Massimiliano Gallo con Denise Capezza in “Vincenzo Malinconico – Avvocato d’insuccesso” – credit foto Fabrizio Di Giulio

Massimiliano Gallo con Vanessa Scalera in “Filumena Marturano” – credit foro Cristina Di Paolo Antonio
C’è un fil rouge che lega i personaggi che ha interpretato ultimamente, cioè Pietro in “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore”, Vincenzo in “Vincenzo Malinconico – Avvocato d’insuccesso” e Domenico Soriano in “Filumena Marturano”: la fallibilità umana…
“Sono i personaggi che amo di più. Nella società odierna questo voler apparire sempre perfetti e vincenti sui social non è certo un bel messaggio. C’è una distorsione della realtà. Per me raccontare le fragilità, la fallibilità, mostrare che un uomo può piangere è la cosa più bella. A livello interpretativo sono i ruoli più interessanti, pieni di sfumature, in cui puoi rappresentare non solo il bianco e il nero ma anche il grigio e le altre tonalità. Cinematograficamente hanno il fascino dei cattivi”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnato?
“Sto girando la terza stagione de “I bastardi di Pizzofalcone”, poi sono in scena con lo spettacolo “Stasera, punto e a capo!”, scritto e diretto da me, che interpreto con Shalana Santana, mia moglie, con una cantante e cinque musicisti. Ripercorriamo gli anni Ottanta che per me sono stati iconici, insieme ai Sessanta. Racconto che probabilmente prima avevamo meno e stavamo meglio, quello che avevamo era da conquistare, passavamo insieme anche ore a parlare con gli amici sul muretto perchè non c’erano i cellulari e ti guardavi negli occhi. Mi hanno scritto su Instagram molti ragazzi adolescenti che hanno visto lo spettacolo dicendo che si sono divertiti e che invidiano il modo in cui stavamo insieme. Nel 2023 metterò in scena anche un altro testo, “Amanti”, scritto e diretto da Ivan Cotroneo, con cui tornerò a Napoli al Teatro Diana e poi sarò al Teatro Manzoni a Milano, quindi mi fermerò per iniziare le riprese della terza stagione di “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore” e poi spero ci possa essere anche “Vincenzo Malinconico -Avvocato d’insuccesso 2″, ma ancora non ci sono certezze”.
Cosa si augura per il 2023?
“La possibilità di fare sempre di più l’artista, nel senso di non accettare tutto ma poter selezionare i progetti, come ho sempre fatto, anche quando si tratta di film indipendenti a basso costo. Negli ultimi sette anni sono andato con nove pellicole alla Mostra del Cinema di Venezia quindi significa che ho scelto bene (sorride). Sarebbe un sogno potersi dedicare ad un progetto per sei mesi facendo solo quello o andare un anno in America a studiare”.
di Francesca Monti
credit foto copertina Cristina Di Paolo Antonio
Grazie a Giuseppe Zaccaria
