Intervista con Bernardo Casertano, nel cast del film “Una scomoda eredità”: “La tv e il cinema hanno una funzione sociale importante”

“E’ un personaggio fresco, solare, ho provato a regalargli un’impronta un po’ napoletana per capire come potesse esprimersi nella vita”. Bernardo Casertano è tra i protagonisti di “Una scomoda eredità”, la nuova commedia sentimentale del ciclo Purché finisca bene, prodotta da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction, in onda giovedì 29 dicembre in prima serata su Rai 1.

Nel film due amanti sessantenni, Mariella e Domenico, sono sul punto di raccontare alle rispettive figlie, Diana (Euridice Axen) e Gaia (Chiara Francini), tutta la verità sul loro amore ma, prima di riuscire a farlo, muoiono in un incidente automobilistico nei pressi della loro bella villa sull’Isola di San Pietro. Le due donne, che non si sono mai viste prima, sono quindi costrette loro malgrado a recarsi sull’isola per occuparsi della casa che i due genitori hanno loro lasciato in eredità.

Bernardo Casertano, attore di talento che il pubblico ha potuto apprezzare in pellicole e serie di grande successo, in “Una scomoda eredità” interpreta Filippo, un medico gentile, bello, bravo, sempre disposto a interloquire in modo dolce con i pazienti, che è da tempo innamorato di Diana ma che non ha il coraggio di dirglielo. Raggiungerà la sua amata in Sardegna e sarà grazie a lui  che la donna riuscirà a elaborare finalmente il lutto e a ritrovare se stessa, ma anche l’amore. 

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credit foto Piergiorgio Pirrone

Bernardo, nel film “Una scomoda eredità” interpreta Filippo, cosa può raccontarci riguardo il suo personaggio?

“E’ un medico che sostituisce momentaneamente la figlia del suo direttore, Diana (Euridice Axen), e da lì nasce una simpatia, almeno da parte sua. Poi piano piano questo sentimento si tramuta in altro, alleggerendo la storia iniziale. Ho avuto la possibilità di divertirmi sia con Euridice che è un’attrice che stimo tanto, molto brava e simpatica, sia con il resto del cast”.

Che tipo di lavoro ha fatto per entrare nel personaggio?

“Il regista è Fabrizio Costa con cui ho girato le due stagioni della serie “Luce dei tuoi occhi” e “Digitare il codice segreto”, un altro film della collana Purchè finisca bene. Questo è il quarto lavoro insieme ed è sempre un piacere essere diretto da lui. Mi ha lasciato campo libero, mi ha dato delle indicazioni generali su Filippo, un personaggio fresco, solare. Ho provato a regalargli un’impronta un po’ napoletana per capire come potesse esprimersi nella vita e questa leggera inflessione gli conferisce il colore del Meridione”.

Filippo avrà un ruolo importante nella storia perchè permetterà a Diana di trovare se stessa e l’amore…

“Le protagoniste sono due donne che trovano l’amore in maniera diversa. Diana è orientata soltanto verso il lavoro, è un medico in carriera, che apparentemente può sembrare rigida emotivamente, ma nel corso della storia cambierà perchè Filippo riesce a farle scoprire un suo lato volutamente tenuto nascosto che è tutt’altro che chiuso e freddo”.

La collana “Purché finisca bene” affronta attraverso i vari film tante tematiche sociali diverse e attuali. Quale ruolo possono avere oggi tv e cinema a riguardo?

“La tv e il cinema hanno una funzione sociale cardine perché sono i canali più diretti, immediati, di cui si usufruisce maggiormente. Anche nel teatro ci si pone l’obiettivo di dare dei messaggi attraverso gli spettacoli. Sicuramente c’è un’offerta enorme, ma la commedia italiana può ancora avere un ruolo importante, come lo ha avuto un tempo, grazie ai vari Gassmann, Sordi, Tognazzi”.

Restando su questo tema, lei tra i vari ruoli ha interpretato quelli di Paolo Borsellino in “Rocco Chinnici – È così lieve il tuo bacio sulla fronte” e di un infermiere nel film “Sulla mia pelle”. Cosa le hanno lasciato queste due esperienze?

“Sono le esperienze che mi hanno segnato e formato maggiormente. Interpretare Paolo Borsellino è stata un’emozione enorme. Ho voluto conoscere il personaggio che andavo ad impersonare e che era inavvicinabile, ci sono entrato in punta di piedi, mi sono sentito inadeguato. Ho parlato con suo fratello Salvatore che è una persona eccezionale. Attraverso le informazioni che mi ha dato ho capito come Paolo Borsellino fosse umanamente, nel privato, quando era con la famiglia. Un uomo semplice ma con principi estremamente solidi. E’ un esempio ineguagliato, insieme a Falcone. Noi proviamo umilmente a rappresentare quello che nella vita ha fatto qualcuno, e solo l’accostamento a Borsellino per me è un onore. Non ho lavorato sull’imitazione perchè era fuori luogo ma provato a ricordare le sue gesta insieme a Michele Soavi, regista del film, e a Sergio Castellitto che è stato una guida importante. Il risultato è stato fantastico e sono ancora in contatto con tanti colleghi di quel cast eccezionale.

Dare il volto all’infermiere che era forse l’unico in “Sulla mia pelle” che voleva bene a Stefano Cucchi è stata un’altra esperienza forte perchè mi è sembrato realmente di entrare in una storia che avevo conosciuto ma non così bene, grazie anche all’interpretazione di Alessandro Borghi che era di una verosimiglianza eccezionale. Il regista Alessio Cremonini mi ha guidato in un percorso che all’inizio è stato complicato, poi si è palesata la strada e conservo un bellissimo ricordo anche perchè questo film ha portato dei risultati in quella storia che sono stati importanti”.

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A teatro è in scena con “Charta”, che unisce Affabulazione di Pier Paolo Pasolini e il Pinocchio di Collodi nella trasposizione di Carmelo Bene. Come nasce questo spettacolo?

“E’ l’ultimo tassello di una trilogia sul tema della condizione umana nata sette anni fa. Il primo spettacolo, “Dino”, era ispirato a un testo di Jan Fabre, “Il re del plagio”, il secondo era “Caligola – Assolo.1”, dal Caligola di Albert Camus, mentre il terzo, “Charta”, abbraccia la paternità vista dal mio punto di vista ed è un incrocio di due testi che mi hanno influenzato molto, Affabulazione di Pasolini e il Pinocchio di Carmelo Bene. Mi è piaciuto unire queste due opere perchè attraverso una storia che può sembrare anche uno spettacolo per bambini, in quanto lavoro con delle sagome di carta, provo a descrivere qual è la sensazione di una persona che volutamente o meno fa fatica a diventare genitore, difendendo un aspetto che la cultura a volte ti pone contro, in quanto se non metti al mondo un figlio è come se non avessi un ruolo nella società. Io non sono contrario alla procreazione ma per varie circostanze a volte non diventi genitore e la domanda che viene posta da chi incontri per strada, “quando fai un figlio?”, è impertinente e superficiale perchè non sai dall’altra parte quale situazione ci sia. “Charta” ha debuttato il 9 novembre a Genova, poi siamo stati a Roma a Fortezza Est, uno spazio molto bello che fa un grande lavoro sul territorio, gestito da due persone in gamba quali Eleonora Turco e Alessandro Di Somma che hanno anche prodotto lo spettacolo e spero che prenda il volo dato che il teatro è l’arte a cui mi dedico maggiormente”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“Mi vedrete nella seconda stagione della serie “Luce dei tuoi occhi” che andrà in onda su Canale 5. Tornerò a vestire i panni di Davide Fabris, l’ex di Emma (Anna Valle), che sarà sempre alle prese con la figlia scomparsa, e con una storia ancora più intricata e interessante”.

Cosa si augura per il 2023?

“Auguro a tutti e a me tanta serenità”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Piergiorgio Pirrone

Grazie a Giuseppe Zaccaria

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