“E’ una commedia divertente ma è anche molto commovente, poiché alla fine questo robot, diventando sempre più vero, mostra anche le fragilità tipiche non di una macchina ma di un essere umano”. Valentina Corti è protagonista, insieme a Felice Della Corte che cura anche la regia, e a Riccardo Graziosi, dello spettacolo “Più vera del vero” di Martial Courcier, in scena dal 29 dicembre all’8 gennaio al Teatro Marconi di Roma.
Francesco regala al suo amico Giulio, scapolo impenitente in cerca del grande amore, Cloe, il modello androide RCA 222, che ha tutte le qualità per far perdere la testa al più casto degli uomini: bellezza, classe e un menù accessorio integrato che la rende capace di amare. Il programma speciale “più vera del vero”. Ma quello che potrebbe apparire un modo facile di intrattenere un rapporto sentimentale finisce rapidamente per diventare un boomerang emotivo. È amore vero anche se lei è una macchina e allora anche i problemi diventano veri, anzi più veri del vero.
Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Valentina Corti, attrice di grande talento che il pubblico ha potuto apprezzare in film e serie di successo, come Tutta la musica del cuore, Trilussa – Storia d’amore e di poesia, K2 – La montagna degli italiani, Un Medico in famiglia nel ruolo di Sara Levi, e recentemente Un posto al sole, parlando di “Più vera del vero”, ma anche del suo rapporto con la tecnologia e dei prossimi progetti.

Valentina, è in scena al Teatro Marconi di Roma con lo spettacolo “Più vera del vero” nel quale interpreta Cloe, il modello androide RCA 222. Cosa può raccontarci a riguardo?
“E’ un androide, la riproduzione perfetta di una donna, tanto che chi ha a che fare con Cloe crede di avere di fronte un essere umano. Ha la pelle calda, ragiona e si comporta di conseguenza rispetto a ricordi e programmi che le vengono instillati attraverso il computer. Quindi è un prodotto straordinario e non siamo troppo lontani da questa ipotetica realtà, perchè la robotica negli ultimi anni ha fatto grandi passi. Questo robot all’inizio è meccanico, poi grazie al programma e al contatto con gli esseri umani riesce ad evolversi e si comporta come una donna a tutti gli effetti. Esiste anche un menu avanzato con il quale si possono introdurre nell’androide dei sentimenti, dando la possibilità di vivere una storia d’amore a tutti gli effetti. Per questo il titolo dello spettacolo è “Più vera del vero”. E’ una commedia che vede protagonisti tre personaggi, tra di loro Cloe è quella più autentica, che vive i sentimenti in maniera più pura, spontanea. E’ un testo straordinario di Martial Courcier, scritto nel 2001, quindi ben prima di molti film che poi sono stati realizzati come ad esempio “Her”, ed è sempre attuale nonostante abbia ventuno anni”.
Che tipo di preparazione ha fatto per entrare nei panni di Cloe?
“Innanzitutto c’è stata una preparazione fisica per riprodurre la rigidità dello sguardo e l’immobilismo innaturale di quello che può essere un androide ed è stata la parte più impegnativa. Poi nel corso della storia Cloe avrà un arco di trasformazione molto ampio e mi sono divertita a calarmi in questa realtà. E’ una commedia ma è anche molto commovente, poiché alla fine questo robot, diventando sempre più vero, mostra anche le fragilità tipiche non di una macchina ma di un essere umano”.

E’ una commedia che fa riflettere sulla ricerca della perfezione relazionale, una tematica molto attuale…
“L’androide è figlio di questa ossessione, di avere il partner perfetto, su misura. Oggi c’è poco spazio per l’accettazione dell’altro, si proiettano sul compagno o sulla compagna una serie di aspettative, di esigenze e se non ci sono quelle la relazione non va bene. E’ un volersi confrontare con la perfezione che alla lunga può annoiare. Lo spettacolo gioca molto su questi temi, ma è una commedia che sostanzialmente parla di amore, di sentimenti attraverso questi tre personaggi. Sono affiancata sul palco da Riccardo Graziosi che interpreta Franco, un uomo sposato con Susanna, incastrato in un matrimonio complicato, che legge moltissimi libri su come gestire la coppia, ha un approccio eccessivamente razionale ai sentimenti, e poi c’è Felice Della Corte, che cura anche la regia, che impersona Giulio, un uomo profondamente insoddisfatto dalle relazioni, che cambia una donna ogni settimana e cerca l’amore vero. Ed è per questo che Franco decide di regalare a Giulio questo robot chiamato Cloe, dicendogli di provarlo e nel caso non dovesse piacergli di metterlo nella scatola e rispedirlo all’azienda. Da lì nasce un viaggio che questi tre personaggi faranno insieme”.
Possiamo dire che il confronto tra Giulio e Cloe è un dialogo che l’uomo ha soprattutto con se stesso…
“Cloe gli fa da specchio, lei si rende conto di quanto sia superficiale la visione dell’amore che ha Giulio e il suo approccio verso i sentimenti, quindi da questo incontro l’uomo rimarrà segnato in senso positivo e inizierà a fare un viaggio introspettivo”.
La tecnologia fa sempre più parte delle nostre vite tanto che a volte realtà e mondo virtuale tendono a sovrapporsi. Che rapporto ha con la tecnologia?
“Ho una visione neutra, nel senso che è uno strumento utile per tante cose, l’importante è non abusarne. E’ infatti sempre nell’ossessione che risiede il problema. Di per sè la tecnologia è inevitabile e rappresenta un’evoluzione delle nostre vite, ci permette di avere delle comodità e ci aiuta a vivere meglio. Di contro quando non viviamo la realtà in maniera genuina, quando trascorriamo giornate a comunicare attraverso i social anzichè incontrare le persone dal vivo o uscire dalla propria casa diventa alienante. Dipende quanto spazio prende nella nostra vita e nelle nostre abitudini”.

Dopo le date al Teatro Marconi di Roma porterete lo spettacolo in altre città italiane?
“Siamo stati in scena due settimane a novembre al Teatro Nino Manfredi di Ostia e ora dal 29 dicembre all’8 gennaio siamo al Teatro Marconi di Roma. Come spesso accade gli spettacoli nascono e poi pian piano trovano una collocazione ma è tutto in divenire. Abbiamo avuto un buon riscontro da parte del pubblico e credo che Felice vorrà portare in giro per l’Italia questa commedia che è molto attuale, contemporanea”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Nel 2023 andrà in onda su Canale 5 una serie che sto finendo di girare, si chiama “Anima gemella”, con la regia di Francesco Miccichè, con Daniele Liotti, Chiara Mastalli, ed è una storia molto particolare, un giallo-mistery appassionante. E poi ci sono degli altri progetti che ancora non posso svelare”.
Recentemente l’abbiamo vista interpretare Fabiana nella soap “Un Posto al sole”. Com’è stato entrare a far parte di questa grande famiglia?
“Mi ha ricordato la mia adolescenza quando la sera mia madre seguiva assiduamente Un Posto al sole e quindi conoscevo i protagonisti storici. Entrare nella soap e lavorare con loro è stato strano ed emozionante. E’ un prodotto che arriva nelle case degli italiani da tantissimi anni, ha un pubblico eterogeneo che va dai giovanissimi agli adulti, è un meccanismo rodatissimo. Sono stata accolta molto bene da tutti, è stata un’esperienza piacevole. Vediamo cosa succederà”.
La sua prima apparizione televisiva è stata nel 2007 nella serie “Fidati di me” con Virna Lisi. Che ricordo conserva?
“Ho un ricordo meraviglioso. Fino a quel momento avevo avuto modo di fare soltanto delle pubblicità ed era il mio primo ruolo, ero agitatissima, la regia era di Gianni Lepre, un uomo sanguigno e mi sentivo un po’ smarrita all’inizio, ma poi mi sono lasciata guidare dall’istinto. Su quel set ho avuto la mia epifania artistica nel senso che ho capito che volevo fare l’attrice nella vita. Ripensando a quei momenti provo tanta tenerezza, ero una cucciola, avevo 20 anni e mi sembrava di essere nel paese dei balocchi, sopraffatta dall’emozione”.

Valentina Corti in “Un Medico in famiglia”
Indubbiamente uno tra i personaggi da lei interpretati che è rimasto nel cuore del pubblico è Sara Levi di “Un Medico in famiglia”. Cosa le ha lasciato quel ruolo?
“Mi ha lasciato un contatto con il pubblico che non si è mai interrotto e mi rendo conto anche a distanza di anni che il personaggio di Sara è considerato di famiglia da un sacco di persone che mi scrivono e che vorrebbero vedere un’undicesima stagione della serie. E’ stata un’esperienza molto forte dal punto di vista umano e professionale, una bella palestra, con una produzione intensa. Ho avuto la fortuna di recitare in due stagioni di “Un medico in famiglia” e gli studi di Cinecittà dove veniva girata era diventata una seconda casa per me”.
Cosa si augura per il 2023?
“Mi auguro la serenità, per me e per le persone che mi sono accanto, e di realizzare tanti progetti”.
C’è un sogno in particolare chiuso nel cassetto?
“Il mio cassetto è aperto, nel senso che cerco di vivere giorno per giorno tutti i sogni che stanno lì dentro, sia dal punto di vista professionale che personale, provando a realizzarli passo dopo passo”.
di Francesca Monti
Grazie a Elisa Fantinel
credit foto Take Off Artist Management
