Intervista al poeta e cantautore Giovanni Luca Valea

SMS News Quotidiano ha incontrato il poeta e cantautore Giovanni Luca Valea. Nato a Firenze il 27 dicembre 1988, dopo la pubblicazione di tre raccolte di poesie con case editrici indipendenti del territorio toscano, Canzoni di rabbia, poesie d’amore (2016), Una Storia che credevo di aver dimenticato (2019) e Una rosa al Padrone (2021), si è avvicinato dapprima come autore al mondo della canzone.

Ha all’attivo l’ep Iniziali (La Stanza Nascosta Records, 2021) e il recentissimo lavoro discografico “La disciplina del sogno”, appena uscito su etichetta La Stanza Nascosta Records.

Foto da Claudia Erba

«Fino a diciotto anni tutti scrivono poesie; dopo, possono continuare a farlo solo due categorie di persone: i poeti e i cretini». Lo scriveva Benedetto Croce e lo citava Fabrizio De André…lei che ne pensa, da poeta e cantautore?

“Penso che Fabrizio de André abbia citato una mente straordinaria, quella di Benedetto Croce, pur con tutte le contraddizioni del suo tempo. Il problema, da mezzo lavoratore delle parole quale – senza falsa modestia – mi reputo, è che scrivono tutti. Me compreso. C’è troppo e, forse, sono di troppo anche io”.

I testi delle sue canzoni sono fortemente letterari. Come nascono?

“Sempre da un’intuizione, da una parola che sento; ma non ne sono sicuro. La verità è che non lo so, anche se confesso di leggere moltissima poesia: è un fattore che, senza dubbio, avrà un valore”.

Da più parti la definiscono un artista “difficilmente etichettabile”. Lei pensa che la sua musica sia ascrivibile ad un genere preciso?

“Questa è una cosa che mi fa realmente piacere, perché i miei cosiddetti colleghi mi fanno un po’ paura. Pensare di essere difficilmente etichettabile mi rende più sereno, perché mi riporta all’amata condizione della solitudine. Non credo di sapere, del resto, che genere sia la musica. Lavoro con un foglio e un pianoforte, qualche volta incespico sulla chitarra. Insomma, cerco di procedere con decoro, tutto qua”.

Foto da Claudia Erba (1)

Il singolo apripista dell’ep “La disciplina del sogno” deve qualcosa, per sua ammissione, ad una poesia di Raymond Carver. Le è capitato altre volte che versi di poesia le ispirassero versi di canzoni?

““Cento poesie d’amore a Lady Hawke”, di Michele Mari. Mi piacque il nome e lo adoperai per tratteggiare la rovina e il declino esistenziale di un’attrice”.

Il libro che le ha cambiato la vita?

“Il Vangelo secondo Gesù Cristo, di José Saramago”.

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Si definirebbe un sognatore, un uomo disciplinato, entrambe le cose o nessuna di queste?

“Un sognatore con un senso del dovere che finirà per nuocergli. Molta disciplina, nessuna regola”.

Quanto di autobiografico c’è nel brano “Vivo in modo straordinario”?

“Troppo, tragicamente troppo. Le condizioni al tempo della gestazione del brano erano pessime. Sono stato veramente sincero, nudo in quel brano. Neppure in confessionale sarei così. Certo, in confessionale eviterei la nudità”.

di Clara Lia Rossini

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