“I LIBRI SI SENTONO SOLI”: IL RACCONTO  DI LUIGI CONTU DELL’ANIMA DEI LIBRI, DELLA PROPRIA FAMIGLIA E DELL’ITALIA, DAL NOVECENTO FINO AD ORA

“I Libri si sentono soli”. Il titolo di questo scritto fa subito percepire come si tratti di uno scritto sui libri, la loro essenza ed importanza, la loro personalità e necessità di essere letti, spostati e resi ancor più vivi dalla memoria, dal legame che con essi abbiamo e che in questo caso ha una forte radice familiare e storica. Luigi Contu, Direttore dell’agenzia ANSA, ha presentato con gli interventi e la moderazione della Docente di Storia delle Dottrine Politiche presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania, Giorgia Costanzo e del Direttore Responsabile del giornale “La Sicilia”, Antonello Piraneo, questa intrigante opera, il 19 gennaio, presso Terra Costantino, azienda vitivinicola etnea che al termine dell’evento ha dato luogo ad un’apprezzata degustazione dei propri pregevoli, illustrati da Fabio Costantino.

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Questo appuntamento, fortemente voluto dalla Dottoressa Rosa Bruno, ha evidenziato come “I Libri si sentono soli” sia difficilmente classificabile o categorizzabile secondo la definizione di romanzo o saggio od altro ancora. Come sostenuto dalla Costanzo, nei 65 capitoli – che sono quasi dei quadri – che lo compongo, un filo rosso attraversa la trama narrativa in cui si intersecano le vicende legate ai libri della famiglia di Contu, con la storia della famiglia stessa e quella italiana dai primi del Novecento fino ad ora. Il fil rouge è dato dalla vita dei libri e dalla vita di chi li tiene vivi, avendo un rapporto costante con essi, il tutto immerso in un’immagine caleidoscopica, in cui forme e colori sono nitidi nel tessere un complesso armonico ed omogeneo che si legge in modo scorrevole, in virtù di un linguaggio che arriva a tutti. C’è una liason tra presente e passato che giunge fino alla generazioni più giovani, compreso l’invito al non esagerare nell’uso del lessico anglosassone, che, in qualche caso lo stesso autore dello scritto, impiega.

Contu ha affermato come la sua creazione, edita dalla Nave di Teseo, sia sorta quasi casualmente e non da una sua volontà di scrivere, imbarcandosi inaspettatamente in una sorta di avventura nata da un… trasloco. Una biblioteca riempita, nel corso di parecchie decadi, prima dal nonno e poi dal padre – entrambi giornalisti -,  piena di libri, appunti e scritti di vario ambito culturale, è la “causa” del viaggio tratteggiato nel libro. Contu si trova infatti d’un tratto a dovere cercare una nuova collocazione a circa 13.000 testi e ricorda che il padre, poco prima di morire nel 2011, gli aveva scritto un appunto in cui si riprometteva di mettere in ordine tutti questi libri. A quel punto il giornalista comprende la necessità, che diviene anche voglia, di catalogarli e pian piano , anche su consiglio di Mario Calabresi, decide di scrivere un libro sui libri che, nel corso dei due anni di stesura, si tinge anche dei colori della narrazione familiare e storica, essendo anche scritto per i suoi figli. Per cui la voce del nipote si incontra con quella del nonno Rafaele, il primo a tradurre in Italia Albert Einstein, in funzione di divulgazione comune, e Paul Valéry. Lo stesso Rafaele Contu diresse “L’Unione Sarda”, creando con Ulrico Hoepli la prima rivista di divulgazione scientifica in Italia, “Sapere”, fondando, nel secondo dopoguerra, “Scienza e Vita”. La sua grande passione per la letteratura era sfociata anche nel dare origine, negli anni ’30 ai quaderni della rivista letteraria “Novissima”, realizzata con il suo grande amico Giuseppe Ungaretti.  E la sua grande voglia di condividere e rendere partecipi “gli altri” di questo grande sapere, rendendolo scevro da catene ideologiche, viene trasposta nel corpo del libro e, diviene , attraverso il libro stesso, la  volontà dell’autore medesimo. Autore  che con questo viaggio culturale si è appropriato nuovamente del desiderio di leggere, non solo per lavoro, ma anche per sé, rievocando anche il piacere che suscitavano le letture di Jack London, recitate con grande coinvolgimento  dalla nonna, figura che si staglia all’interno del libro. Un libro in cui emergono anche i rapporti familiari con i genitori che, come sottolineato da Contu, erano un po’ assenti. E forse anche per questo il giornalista ha voluto instaurare un rapporto intenso con i propri figli, relazione che avrebbe anelato avere con la madre ed il padre. Quest’ultimo, Ignazio, giornalista politico di lungo corso, fondatore della rivista scientifica Telema e, per un ventennio, pur essendo liberale, portavoce di Amintore Fanfani, visse un periodo, come sottolineato da Piraneo, in cui c’era maggiore rigore nel raccontare la politica rispetto ad oggi, momento storico in cui invece si assiste, ha aggiunto Contu, ad un impoverimento , in qualche caso, della professione giornalistica corrispondente ad un depauperamento di quella politica.

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E proprio la cultura, il sapere ed i libri – tre parole chiave di Ignazio Contu – che rappresentano perno imprescindibile della crescita umana, possono aiutare a sanare questa situazione generale, poiché, per Contu, i libri parlano ed attraverso l’apprendimento di altro e dell’altro si conosce anche sé stessi, i propri sogni ed i propri progetti.

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Lo scritto di Contu vive anche di tre concetti: solitudine, coincidenze e cambiamento. Contu ha affermato infatti come il padre gli dicesse che i libri soffrissero di “solitudine”, mutuando un’affermazione del nonno Rafaele, soggiungendo come si siano susseguite nel corso dei due anni di scrittura tante “coincidenze” favorevoli verso la creazione di questo libro . Ed il “cambiamento” per lui è avvenuto, non soltanto per la ricollocazione forzata dei testi, ma perché ha ripreso, quasi obbligato da quell’episodio e quindi indirettamente anche dal nonno e dal padre, a leggere e rileggere romanzi e poesie, come non faceva da tempo, ritrovando ed, al tempo stesso, rinnovando sé stesso.

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E proprio dal nonno, soprattutto, e dal padre, Contu, che con l’ANSA ha dato per primo la notizia della cattura di Matteo Messina Denaro, ha appreso l’amore per la conoscenza e la precisione nella scrittura e da entrambi è stato invogliato ed indotto alla ricerca di un linguaggio esatto, fatto di coincidenza tra pensiero e scritto. E questo obiettivo si raggiunge più facilmente attraverso lo studio, altro grande messaggio di cui Contu attraverso questo interessantissimo libro si è fatto portatore, facendo riecheggiare gli ammaestramenti e le voci iscritte nel suo cuore e nella sua mente, dalla sua amata famiglia e dagli adorati libri.

di Gianmaria Tesei

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