Antonio Catalano è il protagonista del nuovo musical dal titolo Secondo Tempo, in scena l’11 maggio al Teatro Repower, con la regia di Mauro Simone e con i testi di Elisabetta Tulli e Guglielmo Scilla, realizzato da Italy Bares, grazie alla collaborazione tra Anlaids Lombardia, Compagnia della Rancia e con il supporto di Stage Entertainment.
Nino è un giovane intelligente e ambizioso, che sta facendo del calcio la sua professione e si sente invulnerabile. Le sue giornate trascorrono tra calcio, vita notturna e frequenti cambi di partner. Una vita molto diversa di quella di Leo, suo compagno di squadra, che non perde occasione per sottolineare la poca affidabilità di Nino.
Dopo una serie di febbri improvvise, è costretto a sottoporsi ad accertamenti e scopre di essere sieropositivo. La notizia diventa virale e ne distrugge vita privata e carriera. Nino si chiude in sè stesso fino quasi a desiderare di non esserci più. Grazie all’aiuto della mamma Paola (Elisabetta Tulli) e di Leonardo (Marco Stabile), con grande coraggio riesce a risollevarsi e affidare proprio ai social la sua consapevole rinascita.
Nino, con determinazione, costruisce così il proprio “secondo tempo”: i social che lo avevano distrutto, odiato e fatto sentire “sbagliato” diventano il canale di comunicazione più importante per riappropriarsi della libertà di raccontare la propria storia e quella di un virus che negli anni è cambiato (biglietti: https://bit.ly/ItalyBares2023_SecondoTempo_Biglietti).
Antonio, in “Secondo tempo” in scena l’11 maggio al Teatro Repower di Milano, interpreti Nino, il protagonista. Cosa puoi raccontarci a riguardo?
“E’ una storia meravigliosa, scritta da Elisabetta Tulli e Guglielmo Scilla, è una prima assoluta con un testo nuovo. Per me è una grande occasione ma anche un onore far parte di un cast composto da tanti personaggi del musical, artisti, make up artist, tecnici, cento ballerini in scena, cantanti, attori. E’ da vedere assolutamente”.
Nino è un calciatore che si trova ad affrontare un ostacolo importante nella sua vita ma alla fine riuscirà a rinascere…
“Esattamente. Riuscirà a risolversi, a trovare la chiave per uscire da questa difficoltà che si trova a dover affrontare. Per me interpretare Nino è come unire due mondi, perchè sono stato un calciatore semi professionista fino all’età di 23 anni e ora faccio l’attore, quindi questo spettacolo mi permette di congiungere il calcio e il teatro, il passato e il presente. E’ la prima volta che faccio il protagonista, sono molto emozionato ed agitato e non vedo l’ora di salire sul palco”.
C’è un filo comune tra calcio e teatro?
“Penso che la squadra faccia il risultato e che non si arrivi da nessuna parte da soli. Nel calcio si è in undici in campo e in ventidue in totale, compresa la panchina, e senza essere uniti non si vincono le partite o il campionato. La stessa cosa accade a teatro dove un cast è composto da venti-venticinque elementi, anche di più quando c’è l’orchestra e insieme si cerca di portare in scena il massimo risultato andando tutti nella stessa direzione. Se c’è una persona che in quella replica è giù di tono il gruppo la aiuta”.

In “Secondo tempo” lo sport, in particolare il calcio, ha una funzione non solo di prevenzione ma anche e soprattutto di inclusione…
“Sembra che il calcio sia intaccato da qualsiasi cosa, dall’argomento omosessualità, dai temi Hiv e Aids, è come se fosse una bolla perfetta e ti parlo da ex calciatore che ha dedicato a questo sport 17 anni di vita. Il calcio di oggi è diventato business e non è più quello di cui mi sono innamorato da piccolo”.
Nello spettacolo vengono mostrate anche le due facce della medaglia dei social, visti come mezzo che può distruggere le persone ma anche portarle ad una rinascita…
“In “Secondo Tempo” c’è un momento in cui i social atterrano Nino, distruggendone la reputazione, ma poi lui riesce a sfruttarli per lanciare un grandissimo messaggio, quello intorno a cui ruota la storia”.
di Francesca Monti
credit foto Facebook Antonio Catalano
Grazie ad Elena Simoncini
