“E’ un punto di vista femminile ottocentesco unico nel panorama ed è anche una lettura godibilissima, intensa e lieve nello stesso tempo”. Sonia Bergamasco il 28 marzo porta in scena al Teatro Carcano di Milano “Paolina Leopardi racconta Mozart”, in omaggio al 250° anniversario dei viaggi del grande compositore in Italia e delle Giornate FAI di Primavera.
Una sorprendente biografia in musica, un recital per attrice e pianoforte, acuto e sorprendente, che si snoda attraverso la voce dell’attrice, sulle note del musicista salisburghese, riprodotte al pianoforte da Mario Scolastra.
Paolina Leopardi, l’amata sorella del celebre scrittore, ripercorre la vicenda terrena di Wolfgang e vi trova analogie con quella di Giacomo: la breve vita, l’odio tenace verso la soffocante città natale, un rapporto problematico con il padre, la mancanza di mezzi che rende difficile la vita al genio.
Elegante, intensa, capace di plasmare i personaggi da lei interpretati, sul palcoscenico, sul piccolo e grande schermo, come delle opere d’arte restituendone la carica emotiva attraverso gesti, sguardi, parole, Sonia Bergamasco, premiata al Bif&st 2023 con il “Federico Fellini Platinum Award”, sta lavorando ad un film documentario dedicato a Eleonora Duse, suo esordio alla regia cinematografica, ha recitato recentemente in “Grazie ragazzi” di Riccardo Milani, ha preso parte alla serie “Io e lei” su Sky Arte nell’episodio dedicato a Isadora Duncan e ha pubblicato il libro “Un corpo per tutti. Biografia del mestiere di attrice”, come ci ha raccontato in questa piacevole chiacchierata, in cui ci ha regalato anche un ricordo della grande Piera Degli Esposti.

credit foto Gianmarco Chieregato
Sonia, il 28 marzo è in scena al Teatro Carcano di Milano con “Paolina Leopardi racconta Mozart”, come nasce l’idea di questo spettacolo?
“Nasce da una proposta del pianista Marco Scolastra con il quale ho iniziato a collaborare proprio con questa idea di concerto che prende spunto da un libriccino, ignoto a me e credo ai più, scritto da Paolina Leopardi, sorella di Giacomo. Come il fratello aveva ricevuto un’educazione profonda e vastissima, e si è dedicata per un suo piacere personale a scrivere qualcosa sul compositore Wolfgang Amadeus Mozart. Questo suo scritto è passato di mano in mano in maniera quasi semiclandestina perché è rimasta in un certo senso relegata nella casa paterna e non ha trovato mai un suo sbocco autonomo. Era una donna intelligentissima e illuminata”.
Qual è l’aspetto di quest’opera che più l’ha affascinata?
“In questa opera la vicenda terrena di Mozart è quasi in parallelo a quella di Giacomo Leopardi. Ci sono infatti diverse analogie: il genio precocissimo, la figura paterna incombente e un destino che lo porta via molto presto. E’ un punto di vista femminile ottocentesco unico nel panorama ed è anche una lettura godibilissima, intensa e lieve nello stesso tempo, e questo ci ha dato l’idea di comporre una sorta di dialogo in musica in cui con le parole di Paolina Leopardi ci sono le note e alcuni frammenti dell’opera di Mozart”.
Cosa ha avuto modo di scoprire in più riguardo Mozart?
“Non so se ho scoperto qualcosa in più ma ho sfiorato ancora una volta la vita e l’opera di un genio attraverso una sensibilità acutissima e nuova data da una visione al femminile, e penso che questo sia un valore aggiunto”.
Lo spettacolo celebra il 250° anniversario dei viaggi di Mozart in Italia e le Giornate FAI di Primavera…
“Il primissimo appuntamento di questa versione in concerto è avvenuto nell’Orto sul Colle dell’Infinito a Recanati sotto l’egida del Fai e quindi c’è questo legame felice e stretto. E’ stato molto emozionante recitare in quel luogo così carico di parole e di senso e trovare una via musicale sotto le stelle, attraverso le parole di Paolina Leopardi”.

Recentemente ha preso parte a “Io e Lei”, la serie in onda su Sky Arte che propone un nuovo modo per entrare nella personalità delle grandi artiste che hanno lasciato un segno indelebile nella storia, raccontando Isadora Duncan. Nella puntata afferma: “Questo percorso va incontro anche a quello che sto cercando come attrice”. Quali sono stati i punti di contatto che ha trovato con questa grande danzatrice?
“La incontro per varie ragioni. E’ una grande artista, eversiva, rivoluzionaria della danza e con una nuova visione dell’arte ed era amica di Eleonora Duse che in questo momento è al centro dei miei interessi e pensieri perchè ormai da molto tempo sto lavorando ad un film documentario che girerò nel corso di quest’anno e attraverso la figura della Duse ho il desiderio di raccontare il mestiere dell’attrice oggi. E’ quindi questo il legame che ho con la Duncan”.

A proposito, lei ha pubblicato pochi giorni fa il libro “Un corpo per tutti. Biografia del mestiere di attrice”…
“E’ una serie di coincidenze. Sto lavorando da tanto a questo progetto per arrivare alla forma documentario e un anno e mezzo fa mi è stato chiesto di provare a scrivere un libro, una sorta di manuale, di saggio personale, per raccontare ad un pubblico vasto, anche di non addetti ai lavori, in cosa consista il mestiere dell’attrice. E ancora una volta mi sono trovata ad intersecare questi temi che mi stanno a cuore e ho pensato che fosse un’occasione importante di riflessione ulteriore. Così ho accettato questa commissione e lo scorso 21 marzo è uscito il libro”.
Leggendo “Un corpo per tutti. Biografia del mestiere di attrice” emerge quanto la musica sia stata importante nel suo percorso artistico fin dal primo provino per la scuola di Teatro…
“E’ come una lingua madre che è scivolata nel corpo e quindi ne detta anche un po’ il respiro. Ho avuto una formazione musicale grazie alla quale all’occorrenza posso suonare, cantare, leggere musica ma si tratta di qualcosa di diverso che ha a che vedere con il ritmo musicale che entra a far parte di un Dna e che quindi non è soltanto una possibilità ma ti determina e ti appartiene. In questo senso nel libro mi sforzo anche di far comprendere quanto non esistano regole nel mestiere di attrice ma vi sia la necessità di crearsi le proprie regole conoscendo sempre più approfonditamente se stessi, il proprio strumento, il proprio corpo, i limiti, le possibilità”.
Due grandi maestri che sono stati fondamentali per la sua formazione artistica, Giorgio Strehler e Carmelo Bene…
“Giorgio Strehler è legato ai miei inizi. Quando ho pensato di fare i provini per la nuova scuola del Piccolo Teatro che riapriva per il primo corso è stato la prima persona che ho incontrato. Ero a digiuno di tutto dal punto di vista teatrale in quanto arrivavo dalla musica, da un altro mondo, che però si interseca profondamente con quello del teatro e me ne sono resa conto molto presto. Carmelo Bene l’ho conosciuto quando avevo già fatto pratica di teatro, anche se erano i primi anni, ed è stato un incontro esplosivo, felicissimo e determinante per me. Era l’artista del Novecento più immerso nel musicale, integro e totalmente dedito alla sua lingua. Abbiamo poi lavorato insieme nell’ultima sua versione del Pinocchio, da lui interpretato, dove io ero la Fatina tuttofare perché con un gioco di cambio di maschere e minimi oggetti impersonavo anche tutti gli altri personaggi”.
Ha pubblicato il libro “Il quaderno”, che ruolo può avere oggi la poesia nella nostra società?
“Ha un ruolo sempre più necessario perché le parole sono carne, pesano, incidono nella storia e nelle storie. Si tratta di saperle ascoltare, quindi prima di tutto è importante mettersi in ascolto”.
Ha preso parte alla commedia “Grazie ragazzi” di Riccardo Milani in cui interpreta Laura, la direttrice del carcere. Che esperienza è stata?
“Il film ha avuto un’accoglienza molto bella che ci ha dato gioia in un momento in cui il cinema ha bisogno di sentire che il pubblico c’è, si nutre di storie e va in sala a cercarle. E’ stata un’esperienza intensa, il tema era forte anche se si trattava di affrontarlo in una commedia. Viene raccontata una storia veramente accaduta, in un passato abbastanza prossimo e che si snoda tra il carcere e il teatro, ancora una volta. Abbiamo avuto anche un momento di confronto ed un riscontro positivo da parte di persone che in carcere lavorano e sanno come bisogna parlare di certi argomenti”.

Sonia Bergamasco con il cast di “Una grande famiglia” – credit foto ufficio stampa
Milani l’ha diretta in precedenza nella serie di successo “Una grande famiglia”, attualmente disponibile su RaiPlay. Anche in quel caso il suo personaggio si chiamava Laura. Che ricordo ha di quel set e in particolare di Piera Degli Esposti?
“Laura deve essere un nome che piace a Riccardo Milani… (sorride). Conservo un ricordo molto bello di quel set. Piera Degli Esposti è un’amica per sempre, un’artista che ha dato tanto a tutti, con cui mi piaceva parlare. L’ho anche coinvolta in un primo progetto di lettura di un testo che ho amato moltissimo e che poi ho portato in scena. Era un’artista musicale, aveva una musica sua, assolutamente singolare”.
Nella homepage del suo sito c’è questa frase: “Quello che indago da sempre nel mio lavoro d’attrice è il dialogo possibile tra musica, cinema e teatro”. Come si riesce a far dialogare queste tre arti?
“Sto cercando di farlo con il tempo, con l’esperienza, con i progetti di cui abbiamo parlato in questa chiacchierata. Anche in questo momento sto guardando al mio percorso e riflettendo ulteriormente su come si possa creare questo dialogo”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Il film documentario su Eleonora Duse è il mio progetto prioritario e ci lavorerò quest’anno e parte del prossimo, poi farò a teatro la “Locandiera” che mi ha proposto Antonio Latella, regista, amico, artista con cui ho collaborato in “Chi ha paura di Virginia Woolf?” di Edward Albee, uno spettacolo che ho amato molto e che ho lasciato alla centotreesima replica, a fine febbraio”.

Sonia Bergamasco in “Chi ha paura di Virginia Woolf?” – credit foto di Brunella Giolivo
Virginia Woolf è stata una scrittrice rivoluzionaria, impegnata nella lotta per l’emancipazione femminile. Oggi vediamo che nel mondo vengono ancora negati i diritti essenziali alle donne, cosa manca per fare un ulteriore passo in avanti?
“Virginia Woolf era una donna eversiva e combattente. Oggi manca ancora moltissimo, dobbiamo continuare a lavorare perché si faccia di più in Italia, in Europa, e in paesi come l’Iran e l’Afghanistan che vivono una crisi, un allarme profondo rispetto ai diritti essenziali, di studio, di espressione, di libertà e concedono troppo poco spazio al femminile perché ormai è chiaro che l’emancipazione viene vissuta dai poteri più reazionari come un pericolo, in quanto è il futuro e la necessità”.
di Francesca Monti
Grazie a Cristiana Ferrari
