Intervista con Giulia Bevilacqua: “La mia idea di felicità è la famiglia”

“E’ una donna molto distante da me, che per raggiungere quella che per lei rappresenta la felicità pensa e compie delle azioni che io non farei mai, quindi ho cercato di non giudicarla, di non guardarla con un distacco troppo profondo ma di accarezzarla, volerle bene per renderla credibile”. Giulia Bevilacqua è tra i protagonisti de “Il Patriarca” con la regia di Claudio Amendola, in onda il venerdì in prima serata su Canale 5, prodotta da Camfilm e presentata da Taodue – Mediaset Group. Una saga familiare densa di avvincenti colpi di scena, con personaggi ammalianti e senza scrupoli.

Nella serie l’attrice interpreta Elisa, un’avvocatessa affascinante e senza scrupoli, compagna di Mario (Raniero Monaco di Lapio), con cui ha stretto un patto: il figlioccio di Nemo (Claudio Amendola) diventerà il capo della Deep Sea e lei lo aiuterà in ogni modo per raggiungere questo obiettivo. Ma la scelta di Nemo di escludere Mario dalla corsa all’eredità costringe Elisa a rivedere i suoi piani e la spingerà a candidarsi a sindaco di Levante.

Nel corso dell’intervista, con la consueta disponibilità, spontaneità e gentilezza, Giulia Bevilacqua ci ha parlato anche dell’esperienza nel film “Il Principe di Roma”, dei prossimi progetti, dell’associazione U.N.I.T.A e ci ha regalato un ricordo di Gigi Proietti.

Giulia Bevilacqua con Raniero Monaco di Lapio e Giulia Schiavo in “Il Patriarca” – credit foto Mediaset

Giulia, nella serie “Il Patriarca” interpreta Elisa, una donna arrivista, capace di tutto pur di ottenere i propri obiettivi. Come si è approcciata al personaggio e come ha lavorato alla sua costruzione?

“E’ una donna molto distante da me, quindi ho cercato di non giudicarla, di non guardarla con un distacco troppo profondo ma di accarezzarla, volerle bene per renderla credibile. In questo caso l’approccio è stato un po’ difficile perché Elisa per raggiungere quella che per lei rappresenta la felicità pensa e compie delle azioni che io non farei mai. E’ capace ad esempio di dire a suo marito Mario di andare a letto con Nina (Giulia Schiavo), la figlia di Nemo, in modo tale che lui diventi il successore di Bandera, pur restando insieme a lei in segreto. Io non riuscirei nemmeno a immaginare di condividere il mio uomo con un’altra per un becero obiettivo come quello di diventare potente”.

Nella terza puntata abbiamo visto Elisa concentrata sulla candidatura a sindaco di Levante, ma allo stesso tempo vittima di un terribile inganno ordito dal marito, che ha pagato un medico affinché le facesse credere di essere malata e di non poter portare a termine la gravidanza per convincerla ad abortire… 

“Finora Elisa era stata dipinta nella serie come la vera calcolatrice, manipolatrice, burattinaia, in realtà si capisce che Mario è alla fine il vero cattivo, un uomo senza scrupoli, che compie un gesto agghiacciante e fa abortire la propria moglie con un inganno, pur sapendo che lei desidera tanto un figlio e che rischia di non poterne più avere. Questo fatto scompiglia gli equilibri e vedremo quanto cambierà anche i programmi futuri di Elisa”.

Giulia Bevilacqua in “Il Patriarca” – credit foto Mediaset

“Il Patriarca” è una serie diversa da quelle che solitamente vediamo in tv, infatti affronta temi quali l’importanza che viene data al potere e le ripercussioni che le azioni giuste o sbagliate, intraprese per raggiungere un obiettivo, possono avere sulla famiglia e nelle relazioni con gli altri…

“La serie è interessante proprio perchè tratta temi molto attuali, che non vengono spesso affrontati, come il sistema del potere, le azioni che le persone sono in grado di fare per raggiungerlo, anche a costo di avere delle ripercussioni nella loro vita personale, privata. Spero che questo possa far riflettere gli spettatori riguardo cosa sia realmente la felicità, che spesso viene confusa con ciò che si possiede. Sicuramente il potere e i soldi permettono di avere più cose ma spesso non ci rendono veramente felici. Inoltre un’altra particolarità de “Il Patriarca” è che alla fine ci si interessa di più alla storia dei cattivi, a come andrà a finire il loro percorso rispetto a quanto la giustizia riuscirà a prevalere”.

I personaggi cattivi penso siano anche quelli più interessanti da interpretare per un’attrice…

“Certamente, perché come spesso succede dietro a quella cattiveria, a quel personaggio che sembra egoista e presuntuoso, c’è sempre una ferita. Non credo si nasca cattivi e il lavoro interessante è andare a capire qual è lo strappo che ha creato questa voglia di rivincita. Ed è quello che ho fatto con Elisa. E’ bello immaginare ciò che non è scritto sulla sceneggiatura, quindi da dove viene, cosa le è successo, il fatto che sia stata una bambina abbandonata, che non ha pensato di meritarsi un affetto e che ha trovato il suo modo per sentirsi importante nel raggiungimento del potere”.

Ognuno dei personaggi della serie è alla ricerca a suo modo della felicità. Qual è la sua idea di felicità?

“La mia idea di felicità è la famiglia, avere un luogo sicuro in cui tornare sempre. Da quando sono mamma è diventata ancora più forte quella sensazione di poter mollare tutte le difese e poter essere te stessa, senza protezione, avendo accanto persone che non ti faranno del male, ma che sono lì per proteggerti e renderti la vita migliore. I miei genitori mi hanno trasmesso il valore della famiglia, che per me è importantissima, e quindi ho cercato la felicità nei rapporti umani. Per fortuna poi faccio un lavoro che è la mia passione e anche sul set mi sento felice e appagata”.

Come si è trovata ad essere diretta da Claudio Amendola?

“Claudio ha le idee chiare, è una persona pratica, sa quello che vuole e lo fa molto bene. E’ stato facile e bello lavorare con lui. E’ simpatico, cordiale, generoso, ci ha permesso di avere anche dei momenti di divertimento che sono fondamentali sul set”.

Giulia Bevilacqua in una scena del film “Il Principe di Roma”

Ha preso parte al film “Il Principe di Roma”, ambientata nel 1829 a Roma, nel ruolo di Teta, che esperienza è stata?

“E’ stata un’esperienza fantastica. Adoro girare film in costume, mi piace infilarmi nei panni di donne di altre epoche, indossare bustini, gonne ampie, mascherarmi e poter essere diversa da me, anche fisicamente. E poi è stato stupendo il lavoro che abbiamo fatto sul dialetto romanesco con Edoardo Falcone che mi ha dato delle poesie e delle canzonette da leggere e studiare per entrare in quel periodo storico. Ricordo anche che sul set faceva molto freddo e ho girato l’ultima scena del matrimonio con la febbre. Lavorare con Marco Giallini è sempre un piacere. Ho girato il mio primo film con lui e c’è un affetto profondo che ci lega. “Il Principe di Roma” abbraccia tutte le età, è adatto a bambini e adulti, ci sono dei sani principi e una morale molto bella”.

C’è un’epoca in particolare che vorrebbe vivere attraverso l’interpretazione di un personaggio?

“Mi è capitato varie volte di fare dei personaggi di fine Ottocento e inizio Novecento, mi piacerebbe interpretare una donna degli anni Venti o Cinquanta, anche per una questione sociopolitica perchè trovo quei periodi molto interessanti da quel punto di vista”.

Ha recitato anche nella serie “Una pallottola nel cuore”, che ricordo conserva del maestro Gigi Proietti?

“Ho un ricordo stupendo. Devo dire che in quella serie facevo una piccola partecipazione e all’inizio quando me l’hanno proposta ero indecisa se accettare o meno, ma il fatto che nel cast ci fosse Gigi Proietti e che potessi lavorare con lui mi ha spinto a dire sì e sono felice di questa scelta. Ho avuto l’occasione nella prima e nella seconda stagione di recitare, anche se per pochi giorni, accanto ad un gigante. Ho sempre avuto una grande ammirazione per lui e conoscendolo mi ha trasmesso questo suo amore infinito per il teatro, per il cinema, per l’arte in generale. Era un mattatore, nel senso che era un uomo che raccontava aneddoti, barzellette, storie. Pur non avendo avuto un rapporto così profondo con lui quando è mancato ho pianto come se avessi perso un famigliare. Gigi aveva una grandissima umanità che lo rendeva amato da tutti”.

Com’è stata coinvolta invece nel progetto “Benè Romì (figli di Roma)”, promosso dalla Comunità ebraica di Roma, dalla Struttura di missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali e dal Comitato per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei ministri?

“Sono stata contattata da una mia amica che stava lavorando con il Ministero. L’obiettivo era raccontare la storia degli ebrei a Roma, come siano stati prima discriminati e poi inglobati nella popolazione. Ognuno degli artisti che ha aderito a questo importante progetto raccontava un pezzo di questa storia e poi è stato fatto un montaggio con le varie voci”.

In quali progetti la vedremo prossimamente?

“Ho appena finito di girare una commedia con Enrico Brignano per la regia di Neri Parenti che si chiama “Volevo un figlio maschio”. Prossimamente andrà in onda un film su Canale 5 diretto da Claudio Norza dal titolo “Una mamma all’improvviso”. Si tratta di una storia interessante, affrontata anche con ironia, dove interpreto Claudia, una donna incinta che ha un incidente e finisce in coma. I medici la fanno partorire e nasce la sua bambina, Michela (Alice Maselli). Circa diciotto anni dopo si risveglia e si ritrova con questa figlia adolescente. E’ stato divertente ed emozionante dare il volto a Claudia, che nonostante sia una quarantenne si comporta ancora come se fosse una ragazza, pur avendo una figlia che è più matura di lei. E’ molto carino il rapporto che si crea tra la madre e Alice. Poi ho un progetto per il cinema, mentre in autunno andrà in onda su Rai 1 la serie “Il metodo Fenoglio”, con Alessio Boni, tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio”.

E’ tra i soci fondatori dell’associazione U.N.I.T.A che in questi tre anni ha portato avanti importanti iniziative per la tutela della dignità professionale dei lavoratori dello spettacolo. Quali sono i prossimi obiettivi?

“Ultimamente ci sono stati tanti incontri tra l’associazione e il Ministero, ma anche con scuole d’arte cinematografica e dell’obbligo perchè uno dei tanti obiettivi è far sì che il teatro possa diventare una disciplina scolastica per insegnare da subito ai ragazzi e alle ragazze quanto sia importante coltivare la passione per quest’arte che apre la mente e aiuta a conoscerti meglio. Poi sulla questione diritti sono tante le battaglie che U.N.I.T.A sta portando avanti con forza, dalla creazione di un contratto nazionale alle paghe minime sindacali, agli orari delle giornate di lavoro. Sembra che in Italia la cultura sia solo intrattenimento, invece è tutt’altro. Ci sono tante persone che lavorano nel mondo dello spettacolo e che vivono grazie a quel mestiere. La cultura è un nutrimento dell’anima per ognuno di noi”.

di Francesca Monti

Grazie a Sara Castelli Gattinara – Other Srl

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