Intervista con Flavio Parenti: “La Divina Avventura racconta la vita e ci ricorda che le stelle brillano anche di giorno”

“Credo di aver attinto da un grande calderone che contiene le mie influenze artistiche. Adoro Jules Verne ma anche Herman Hesse e Isaac Asimov, ci sono quindi degli autori che mi hanno influenzato nell’immaginazione dei protagonisti della storia, insieme al cinema, alle serie tv e ai ruoli che ho interpretato come attore”. Flavio Parenti è un artista poliedrico con una lunga e creativa carriera nel mondo dello spettacolo, costellata da successi, incontri significativi e importanti collaborazioni. Ora ha debuttato anche come autore, pubblicando il suo primo appassionante romanzo, “La Divina Avventura”, che unisce fantasy e spiritualità, disponibile su Amazon.

In un regno di nome Baltica, governato da un Dio chiamato KS, la perfezione è la chiave per essere ammessi per l’eternità in Eden. Kato, un anziano discepolo al tramonto della sua vita, intraprende una pericolosa missione per trovare Overton, un giovane orfano selvaggio, e insegnargli la via per l’Eden. La storia porterà entrambi ad affrontare numerosi ostacoli, tra cui la violenza implacabile della natura e la crudeltà degli uomini. Ma dopo che una punizione divina, scatenata da KS, fa cadere una pioggia di “comete” su Baltica, il giovane Overton si troverà a fronteggiare la verità sulla natura dell’Eden. Pur di salvare il suo vecchio maestro dalla trappola in cui è caduto, Overton salperà, insieme ai suoi amici Maya e Govin, per un’ultima avventura alla ricerca dell’Eden e del vero significato della vita.

In questa piacevole chiacchierata Flavio Parenti ci ha parlato del romanzo “La Divina Avventura”, ma anche di Tancredi di Sant’Erasmo, il personaggio che interpreta nella serie “Il Paradiso delle Signore”, dei ricordi legati a Mariangela Melato e dei prossimi progetti.

Cover - La Divina Avventura

Flavio, ci racconta com’è nata l’idea di “La Divina Avventura”, il suo primo romanzo?

“Ho a che fare con la narrazione da tanto tempo, in quanto arrivo dal teatro, quindi ho redatto testi teatrali che ho messo in scena allo Stabile di Genova, ma anche film, serie che ho prodotto sul web e ho fondato una società di videogiochi occupandomi della narrazione digitale degli stessi. Il mio percorso di scoperta dello strumento del contastorie ha radici molto antiche. Ho scritto anche un romanzo breve quando avevo 22 anni, ho sempre desiderato portare le mie storie dentro altri mezzi, poi mi sono reso conto che il vero luogo dove hanno diritto di esistere sono i libri perchè danno al lettore l’opportunità di crearsi il proprio mondo, senza imporre nulla, e puoi usarli come piattaforma per creare la tua visione. Allora ho iniziato a scrivere un libro di fantascienza pura, ambientato a Roma tra cento anni, che indaga i problemi etici e morali che il futuro ci sta per proporre, e che risuonano anche ne “La Divina Avventura”. Grazie ad un agente ho trovato degli editori, ma ho cominciato a sentirmi frustrato dalla lentezza dell’editoria in generale perchè passa molto tempo dalla scrittura alla pubblicazione e quindi è rimasto nel cassetto. Questa volta, avendo un passato e un presente da imprenditore, ho deciso di fare il self publishing”.

Com’è andata questa nuova esperienza del self publishing su Amazon?

“Ho creato un team di lavoro e in circa 16-18 mesi ho scritto e pubblicato “La Divina Avventura”, uscito a giugno e disponibile in esclusiva su Amazon. Ho avuto una libertà creativa totale perchè scevra dal compromesso a cui magari un autore, soprattutto emergente, deve scendere con le case editrici, con le scelte di marketing. E’ stata un’avventura di pura libertà, come la storia che racconto, di crescita interiore, ma anche di scoperta del proprio io. Ogni personaggio infatti trova il suo posto nel mondo ma pagandone duramente il prezzo”.

A cosa si è ispirato per la scrittura dei personaggi del romanzo?

“Credo di aver attinto da un gran calderone che contiene le mie influenze artistiche. Adoro Jules Verne ma anche il Siddharta di Herman Hesse e Isaac Asimov, ci sono quindi degli autori che mi hanno influenzato nell’immaginazione dei protagonisti della storia, insieme al cinema, alle serie tv che divoravo come spettatore. Anche i ruoli che ho interpretato come attore hanno avuto il loro peso, perché li affronti da dentro e devi quindi porti delle problematiche interne. Cosa voglia, cosa cerchi, da cosa fugga quel personaggio sono domande primordiali che diventano fondamentali nel momento in cui scrivi”.

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Diceva poco fa che interpretare i vari personaggi porta a porsi delle domande e ad indagare anche le problematiche interne. Ce n’è uno che le ha dato modo di guardarsi dentro in modo più profondo?

“Ogni personaggio, sia buono che cattivo, è un’opportunità. Viene scritto dagli autori, hai queste battute che devi recitare, ti poni delle domande anche per giustificare il suo comportamento e caschi in una specie di mondo interiore in cui è come se creassi una bolla parallela ed è quindi inevitabile che ci siano delle contaminazioni. Qualcosa del personaggio entra in te e viceversa, è una crasi. Da una parte c’è lo spirito dato dall’autore che lo ha scritto e dall’altra la carne dell’attore che cerca di incarnare questo spirito e dona se stesso all’interno della performance. Tra i ruoli che mi hanno trasformato ci sono quelli teatrali, dove ripeti continuamente la stessa scena sera dopo sera, quindi indaghi molto a fondo. Il teatro è uno scavo in profondità e ti lascia pensieri, emozioni, modi di vivere dei personaggi. Di Galois, uno dei primi che ho interpretato, un matematico che ha fatto la Rivoluzione Francese, morto giovanissimo, ancora adesso porto l’entusiasmo perchè l’ho vissuto così tanto sul palcoscenico che mi ha contaminato”.

Una delle tematiche che emerge leggendo il libro è quella del desiderio…

“E’ uno dei temi fondamentali del libro, da dove nasce, qual è l’origine e se vale la pena desiderare, se è davvero la panacea che uno pensa o se invece il desiderio non fa che bloccarti e ti impedisce di vedere il presente. C’è un bellissimo film di Zemeckis, “Forrest Gump”, che parla del fatto che Forrest sia una piuma al vento nei vari momenti della sua vita e riesca ad avere successo perchè non desidera ma guarda il presente e reagisce a quello che succede, diventando un bravissimo militare o un giocatore di ping pong. A volte la volontà può costituire un ostacolo alla felicità”.

Un altro tema affrontato in “La divina avventura” è la ricerca della perfezione da parte di Kato, mentre Overton afferma che “la bellezza è nel difetto, nell’errore”. Un messaggio importante soprattutto se pensiamo alla società odierna dove si aspira continuamente alla perfezione, estetica e non…

“Penso che questa ricerca della perfezione si protrarrà nell’umanità sotto differenti varianti. Ora siamo alla ricerca della perfezione comunicativa, superficiale, non dell’anima ma dell’apparenza. Vogliamo comunicare in maniera perfetta, mettere la foto giusta sui social, dire le cose adatte, ma la perfezione è invece accettare il difetto. Ne “La Divina Avventura” KS è questa macchina dominante, perfetta, che sa tutto di tutti e si ciba delle anime degli uomini che vogliono essere perfetti, finché Kato trova Overton, un ragazzo cresciuto nel deserto, una specie di Tarzan, e lo porta a casa sua per fargli incontrare KS che vuole riassaporare il sapore dell’anima imperfetta, viva. L’imperfezione di Overton domina la macchina che non riesce a coglierla e la vede sfuggire da se stessa come se la vita fosse più potente e trovasse un modo, come l’acqua, per incanalarsi da qualche parte e non fermarsi. Infatti “La Divina Avventura” è la vita. In un mondo di uomini che vogliono essere perfetti arriva un ragazzo che dice “il bello è essere imperfetti e tutto ciò che è interessante è al di là dell’orizzonte, andiamo a scoprirlo” e convince tutta la sua generazione salvando l’umanità”.

Un’altra frase che mi ha colpito molto, sempre pronunciata da Overton, è: “Non credete ciecamente a quello che avete di fronte, perchè anche se non le vedete le stelle brillano anche di giorno”…

“E’ proprio così, le stelle brillano anche se non le vediamo, è una forma diversa di fede laica nella vita, che è fatta per essere vissuta alla ricerca dell’ignoto, della crisi, di ciò che c’è dietro all’orizzonte. E’ uno dei messaggi portanti del libro, la trascendenza intesa come cercare di andare al di là, credere che le stelle ci sono anche se non sono visibili, che stanno brillando anche se il cielo è blu”.

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Questa avventura, questo viaggio porta i protagonisti del romanzo ad un cambiamento profondo e a conoscere maggiormente se stessi, a far uscire dei lati nuovi. C’è un viaggio in particolare che le ha permesso di superare i suoi limiti e far emergere aspetti che non conosceva?

“La vita è quel viaggio. Provengo da una famiglia di viaggiatori, sono nato a Parigi, cresciuto a Milano, ho studiato in un collegio in Francia, quindi sono tornato a Milano, poi ho vissuto a Genova e a Roma. Da ragazzo ho viaggiato insieme alla mia famiglia in Africa, in Asia e ho avuto la fortuna di vedere tanti posti differenti. All’ingresso del collegio “Centre International de Valbonne”, frequentato da francesi espatriati all’estero che arrivavano da varie parti del mondo, c’è una grande scritta, una frase di Paul Valéry che dice “Enrichissons-nous de nos différences”. Le differenze sono un punto di forza, un arricchimento. I viaggi che mi hanno trasformato sono le persone che ho incontrato, ma anche i libri che ho letto, i maestri che mi hanno aperto le porte, che mi hanno spiegato che le stelle brillano anche di giorno. Se nessuno te lo dice non lo puoi sapere. Uno dei miei pochi talenti penso sia stato capire quando avevo un maestro davanti e dire “per favore mi insegni”. Questo mi ha aiutato tanto, infatti ho fatto l’assistente alla regia per anni”.

Tra i grandi personaggi con cui ha avuto modo di lavorare c’è anche l’indimenticabile Mariangela Melato in “Madre Courage e i suoi figli”. Che ricordo conserva di questa strepitosa attrice?

“Mariangela Melato era una grande attrice, una diva vera, una donna che ha vissuto un periodo del cinema fantastico, dove si producevano centinaia di film all’anno e lei recitava nei migliori. Poi ha iniziato a fare anche teatro e quando l’ho conosciuta era ancora bella, raggiante, affascinante. Aveva dedicato la vita alla recitazione e probabilmente aveva rinunciato anche a tante cose e quindi amava essere circondata dai giovani per restare ancorata alla realtà. Ho un bellissimo ricordo di lei, era una tigre del palcoscenico”.

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Flavio Parenti e Chiara Baschetti ne “Il Paradiso delle Signore” – credit foto ufficio stampa

Ne “Il Paradiso delle Signore” interpreta Tancredi Di Sant’Erasmo, un personaggio molto sfaccettato. Qual è l’aspetto che più le piace di lui?  

“E’ stato difficile entrare in un personaggio così borderline. Sono molto distante da lui, ma mi piacciono il suo essere così formale, il tenore con cui dice le cose, la sua eleganza. Sto imparando molto da questo punto di vista. Quest’anno sto dando a Tancredi una patina più umana. E’ profondamente innamorato di Matilde e ha indubbiamente una grande umanità però è cresciuto storto, senza genitori, è diventato subito il capo famiglia, è un po’ spietato, non si fa problemi a mentire per ottenere ciò che vuole. E poi pensa che questa modalità business che funziona negli affari possa essere applicata anche all’amore”.

Nel finale della settima stagione della serie abbiamo visto che Tancredi si è riavvicinato a sua moglie Matilde (Chiara Baschetti) ma non le ha rivelato di essere coinvolto nell’incendio del mobilificio Frigerio…

“C’è ancora un segreto che aleggia. Ci saranno grandi novità, succederà di tutto nella prossima stagione”.

Quale pensa sia il segreto del grande successo de “Il Paradiso delle Signore”?

“Se c’è una cosa che mi piace tanto de “Il Paradiso delle Signore” è quell’aria magica degli anni Sessanta, quel modo di essere cortesi, eleganti, tenuti, mai volgari e poterlo incarnare. Credo che questo sia uno dei punti di forza della serie, insieme ai costumi ben realizzati e a bravi attori e attrici. In quell’ora in cui gli spettatori guardano le puntate sparisce questo mondo frenetico e ci si tuffa in una dimensione in cui non ci sono i cellulari, dove si parla e si dicono tante cose, dove non c’è internet, non ci si può perdere nei meandri della notizia che continua ad arrivare, poiché il giornale usciva la mattina, leggevi le notizie ed già eri aggiornatissimo. Ora è cambiato tutto, ma credo che molta gente non ami questa frenesia, si senta straniata da questa continua produzione di informazioni e tornare a quella pace, a quella tranquillità che la serie offre è bellissimo”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“Ho preso parte a “La lunga notte”, una serie in sei puntate, una sorta di The Crown all’italiana, che narra le tre settimane precedenti la notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 in cui si svolse l’ultima riunione del Gran Consiglio, che sancì la fine del regime fascista in Italia, e il successivo avvento della Repubblica al termine della seconda guerra mondiale. Io interpreto Umberto II di Savoia, il figlio di Vittorio Emanuele III. Poi ho impersonato anche Aldo De Rosa, il marito di Margherita Hack a cui dà il volto Cristiana Capotondi, in un film per la tv dal titolo “Margherita delle stelle”, che racconta la loro storia d’amore, romantica e sui generis, con la regia di Giulio Base”.

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Per quanto riguarda invece “La Divina Avventura” ha in programma di organizzare delle presentazioni, magari online?

“Vorrei tanto fare delle presentazioni ma sono difficili da organizzare con un libro in self publishing, quindi devo trovare altre forme di interazione con il pubblico. Le alternative a cui sto pensando sono degli incontri in cui potrei firmare le copie a coloro che hanno già acquistato “La divina avventura” e discuterne con loro, oppure una volta al mese fare una diretta su Youtube o Facebook in cui le persone possono pormi delle domande. Inoltre per dare ai lettori la soddisfazione di avere qualcosa da me autografato ho pensato di inventare un segnalibro in formato A4 che potrà essere stampato su cartoncino o plastificato, con la dedica digitale e la mia firma. Una delle cose più belle dell’arte è capire quali sono le corde che ti uniscono agli altri ed è anche un modo che ha l’artista per comprendere se stesso. Mi piace quindi creare questi ponti digitali con i lettori”.

La Divina Avventura è disponibile su Amazon:

di Francesca Monti

credit foto Claudia Frijio

Grazie a Daniela Piu

Un commento

  1. Mi piace l’iniziativa di incontrare il pubblico o del segnalibro con un tuo autografo…..grande!!!!….sarebbe bello incontrarci a Formia(Lt)….

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