TAOBUK2023: ASAR NASIFI ESALTA IL RUOLO DELLA CUTLURA COME STRUMENTO DI DEMOCRAZIA E DI PARITA’ DI GENERE

“La libertà singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale”. Questa frase di Benedetto Croce, proferita da Antonella Ferrara direttrice ed ideatrice di Taobuk, manifestazione di cultura alta, giunta alla sua tredicesima edizione, hanno accolto Asar Nasifi, scrittrice iraniana, fortemente impegnata nella lotta per i diritti umani, alla serata finale della manifestazione taorminese.

L’anglista di Teheran, che ha ricevuto il Taobuk Award for Literary Excellence  dal presidente della regione Sicilia Renato Schifani( durante il gala finale dell’evento condotto da Massimiliano Ossini e Antonella Ferrara)nel corso degli anni si è distinta, oltre che per il suo valore di artista dell’arte dello scrivere, anche per il suo impegno civile, sin da quando è divenuta professoressa di Letteratura Inglese all’università di Allameh Tabatabia di Teheran nel 1979, incarico che manterrà per 18 anni, salvo una breve parentesi di due anni. I suoi studi giovanili ( dall’età di tredici anni) in Inghilterra e quelli superiori ed universitari negli Stati Uniti e l’ambiente familiare aperto alla cultura occidentale,  avevano reso Asar ben presto consapevole della necessità di rendersi difendente delle libertà che il regime dell’ayatollah Khomeini aveva estirpato secondo i precetti della rivoluzione islamica. Dopo essersi licenziata dal suo ruolo di professoressa per evitare gli attacchi del regime, decise, con sette studentesse, di riunirsi per leggere testi come Lolita, Madame Bovary ed il Grande Gatsby, per scoprirne l’attualità e fare il confronto con la realtà iraniana. Da questi momenti nacque il suo primo grande successo “Leggere Lolita a Teheran” (2003), che scrisse negli USA dopo avere dovuto abbandonare l’Iran andando ad insegnare letteratura inglese presso la Paul H. Nitze School of Advanced International Studies dell’Università Johns Hopkins di Washington D.C.

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Ricordando quegli anni in cui ha letto i famosi testi proibiti con alcune sue alunne in Iran, la scrittrice di Teheran, ha raccontato di essere rimasta in contatto con alcune di esse e come i regimi odino la libertà della lettura di grandi e profondi romanzi . il motivo, ha aggiunto,  Nasifi è che per realizzarli occorre scavare nell’animo dei personaggi e fare uscire delle emozioni che rendono chi li legge libero di comprendere le dinamiche della vita. I sistemi dittatoriali sono contrari al pensiero critico e libero e quindi vogliono imporre la propria voce “coprendo” quella dei personaggi , distruggendo le strutture democratiche dei libri.

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La tendenza, come osservato da Antonella Ferrara, è che in molti paesi le libertà delle donne subiscano maggiori limitazioni. In Iran, a detta di Nasifi, non è sempre stato così. C’erano due ministre, una dell’istruzione, poi uccisa per il suo impegno libero e paritario verso gli studenti, l’altra degli esteri , poi esautorata. L’attuale governo ha distrutto la cultura millenaria di un paese che aveva anche tradizioni egualitarie. La stessa creatrice d’arte scritta iraniana ha sottolineato come la protesta delle donne sia partita – dopo l’uccisione di Mahsa Amini che si era tolta il velo in classe – dal taglio di ciocche di capelli, perché nella “non cultura” del governo iraniano attuale si crede che l’uomo possa avere il diritto di imporre regole rigide per appropriarsi dell’anima delle donne governando ed impossessandosi del loro corpo. Le donne iraniane hanno compreso che non bisogna rispondere con comportamenti violenti, ma anche cantando e ballando in piazza in modo da mettere in difficoltà gli stessi soldati che, secondo le norme iraniane, dovrebbero reprimerle ed arrestarle.

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La letteratura, ha inoltre sostenuto Nasifi, può aiutare l’instaurarsi od il mantenersi della democrazia perché consente di immaginare liberamente.  Non solo: la letteratura consente di provare a smascherare le bugie e spesso consente di avere le chiavi per conoscere la verità o almeno parte di essa. E chi conosce la verità, ha asserito Nasifi, non può tacere perché diverrebbe complice dei menzogneri e dei loro atti nefandi.

Nasifi ha quindi concluso che la cultura libera può salvare il mondo.

di Gianmaria Tesei

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