Doppio sold out a San Siro per i Pinguini Tattici Nucleari: “È uno spettacolo non statico ma con continue sorprese”

Dopo il successo della data zero a Venezia, che ha visto 60.000 persone riunite al Parco San Giuliano Mestre, il tour negli stadi 2023 dei Pinguini Tattici Nucleari, organizzato e prodotto da Magellano Concerti, è partito da San Siro con due appuntamenti sold out, l’11 e il 12 luglio, e attraverserà poi l’Italia, fino al 9 settembre, data in cui ci sarà il gran finale alla RCF Arena di Reggio Emilia.

In oltre due ore di spettacolo è racchiusa la storia di una giovane band che negli anni ha saputo alternare grandi hit a brani cantautorali, capaci di far sorridere e di far pensare.

“Tantissimi artisti, soprattutto i più grandi, sono passati da San Siro. Ci sono due modi di concepire la notizia che i Pinguini Tattici Nucleari canteranno qui: arrivi e pensi che la tradizione ti schiacci ma se ti senti schiacciato stai sbagliando, oppure cercare di entrare in questo tempio non da statue ma da visitatori e capire cosa significhi suonare nello stadio. Abbiamo una scaletta rodata con brani estrapolati da tutti i nostri dischi. L’idea era avere tanti tipi di pubblico diversi ed essere inclusivi. È uno spettacolo non statico ma fatto di continue sorprese”, ha esordito Riccardo Zanotti in un incontro stampa poche ore prima dei live milanesi. “La riuscita di uno show è fondata sull’essere morigerati, sul capire quando è il momento di fare qualcosa o meno. Il modello band che funziona secondo noi è quello caratterizzato da unione, fratellanza, dallo stare bene sul palco in sei. E’ come se fossimo una piccola fabbrichetta della Val Seriana. Abbiamo anche chiesto a un tatuatore professionista di seguirci in tour e chi vorrà avrà la possibilità di salire sul palco e farsi tatuare una frase tratta da una nostra canzone. E’ un modo per avvicinare il pubblico. Siamo allo stadio ma vogliamo che la dimensione sia quella della cantina. Non ci appartiene l’estetica della vittoria ma allo stesso tempo arriviamo solidi del nostro rapporto”.

Riguardo il live e il momento più emozionante vissuto nella data zero a Venezia il tastierista Elio Biffi ha dichiarato: “Ci sono diversi momenti di talk e alcuni sono dedicati a temi più profondi. “Irene”, una delle prime canzoni di successo, parla di precarietà e incertezza sul futuro, nelle relazioni e nel lavoro, mentre “Freddie” è dedicata all’amore aperto, libero, a tutti i colori possibili dell’arcobaleno. Oppure quando ci sediamo al tavolo per “Cena di classe” pensiamo alla possibilità di mangiare tutti allo stesso tavolo senza distinzioni di qualsiasi tipo. A Venezia durante il passaggio strumentale tra Bergamo e Hikikomori abbiamo visto una marea di gente davanti ai nostri occhi riempirsi di luci dei cellulari e quell’immagine ha restituito la dimensione degli stadi. E’ stato bellissimo”.

“Lo show è stato pensato per essere vicini al pubblico ma anche con una funzione sociale, nel senso che se ce l’abbiamo fatta noi tutti possono realizzare un sogno. Ci sono dei rimandi ai Beatles, al Giappone. Chi ci segue da tempo capirà questi simboli. Ci sono cose che ci stanno a cuore non solo nella costruzione delle canzoni ma anche dello show. “Dentista Croazia” ad esempio parla di noi e ci dividiamo la canzone in sei parti”, ha spiegato il bassista Simone Pagani.

“Noi veniamo dal metal, da musiche più estreme o che comunque non compongono il mainstream, in nessuno di questi ambienti si dava importanza ai vestiti. Poi con l’ultimo disco “Fake news” abbiamo capito che un abito di scena è funzionale a quello che volevamo raccontare, tra finzione e realtà. Ci sono laser, fuochi, sovrastrutture, ma anche tanta verità”, ha aggiunto il chitarrista Lorenzo Pasini.

La scaletta prende il via con “Zen” e termina con “Fuori dall’hype”: “E’ un percorso circolare, si inizia con Zen perchè è il sunto dell’ultimo disco, cioè cercare equilibrio tra bene e male, verità e finzione e non perdere la propria autenticità. Il finale vero è Pastello bianco, poi c’è Fuori dall’hype che è una cartina tornasole per vedere se la gente canta con noi e conosce le canzoni”, ha spiegato il chitarrista Nicola Buttafuoco.

“Oggi viene data tanta importanza all’individualismo che non ci dispiace da ascoltatori ma che non viviamo nella quotidianità. Il pubblico vuole qualcuno che dica sono come te. Noi vogliamo che tutte le nostre identità vengano percepite. Dall’inizio abbiamo messo tanta cura nella produzione musicale del nostro lavoro”, ha affermato il batterista Matteo Locati.

Capitolo Festival di Sanremo, dopo la partecipazione con Ringo Starr nel 2020: “Siamo fieri di avervi preso parte, Amadeus è uno dei più grandi conduttori e direttori artistici. Sanremo è un frullatore, noi non ci siamo mai fermati in questi tre anni e dopo questo tour dobbiamo capire se non saremo troppo sconquassati. Vogliamo anche stare vicini alle nostre famiglie. Si deve però rispetto a quella che è la più grande manifestazione musicale in Italia e poi ci vuole il pezzo giusto. Quindi vedremo…”, ha concluso Riccardo Zanotti.

di Francesca Monti

credit foto Adriana Tedeschi

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