“Le verità sostenibili – I Racconti dei Vignaioli”. E’ questo il titolo dell’evento, tenutosi giorno 12 luglio, a cura di ONAV, che ha trattato il connubio tra prodotto enoico ed attenzione alle pratiche per la salvaguardia dell’ambiente, nel contesto di una manifestazione di moda che ogni anno assicura ospiti illustri non solo del fashion e del mondo dello spettacolo, affrontando tematiche importanti come la solidarietà ed altre di grande interesse.
La kermesse della moda giunta alla sua ventiquattresima edizione complessiva, di cui le ultime dieci svoltesi a Taormina, è, come sempre, frutto dell’ingegno creativo di Agata Patrizia Saccone. Quest’ultima, nel corso del convegno sul vino, giunto alla sua seconda edizione, svoltosi a Palazzo Duchi di Santo Stefano e moderato dalla giornalista Valeria Lopis, ha evidenziato la centralità del tema della sostenibilità nel mondo della moda ed anche in quello del vino, come ribadito anche da Luigi Terzago, ex presidente nazionale della FISAR e figura di spicco in ambito nazionale dell’ambito enoico.

Il vino, ha asserito l’orchestratrice di Taomoda, rappresenta un elemento attrattivo e di valorizzazione significativo in ambito turistico, come concordato dagli ospiti presenti: Alessandro Lo Genco (agronomo e docente ONAV), Claudia Sciacca (Vignaiola Tenuta Valle delle Ferle), Seby Costanzo (Cantine di Nessuno) Santina Cipolla (Tenuta Monte Gorna), Loredana Vivera (Cantine Vivera) e Danilo Trapanotto, Consigliere Nazionale ONAV.
Santina Cipolla ha affermato come abbia un’azienda a carattere prevalentemente familiare che non possiede una cantina propria ma che opera in biologico. Facendo anche accoglienza, Tenuta Monte Gorna, collocata sul versante Nord Etneo, fornisce ai clienti un servizio di enoturismo corredato anche da altri prodotti del luogo, cercando sempre la qualità e non la quantità ed andando incontro anche a rischi produttivi importanti, come avvenuto quest’anno, proprio per la costante volontà di rispettare il territorio.
Loredana Vivera ha sostenuto come l’uso del biologico, adottato in ogni appezzamento dell’azienda – che ha il suo cuore in contrada Martinella, nel versante Nord-Est dell’Etna – sia uno dei modi di attuare i principi di sostenibilità. Cantine Vivera ha, con la stessa finalità, un impianto di depurazione delle acque reflue e possiede la cantina sotto il livello del terreno, anche per non influire sulla visione del paesaggio in cui si trova l’azienda stessa. La sostenibilità, che potremmo definire in questo senso “umana”, è anche costituita dal collaborare con intenti comuni ed in maniera coesa all’interno della stessa azienda. L’uso della cromoterapia – ogni stanza ha un particolare colore – aiuta anche nel rendere lo svolgimento dei lavori più “sopportabile” e meno pesante. Allo stesso modo le etichette di “Salisire” e di “Martinella”, guardando al mondo della moda – sono state realizzate da una studentessa della Marangoni, Enrietta Valvanera – rendono il concetto della sostenibilità in modo ancora più ampio , ossia non solo come espressione del rispetto del territorio ma anche del piacere dell’essere umano.
Claudia Sciacca ha raccontato come la sua azienda possieda, come peculiarità proprie, le più antiche vigne della zona per la produzione del Cerasuolo di Vittoria e le ultime “mischiate”, ossia con le viti di frappato e di nero d’Avola che si trovano lungo uno stesso filare mescolate tra loro. Trovandosi l’azienda a 400 metri sul livello del mare, a fine settembre, le due varietà maturano contemporaneamente ed il Cerasuolo di Vittoria che ne deriva è quindi non un blend di cantina ma di uvaggio. La sostenibilità , per la Sciacca vuol dire attuare appieno la riduzione dell’impatto sulla natura delle lavorazioni ad esempio attraverso l’uso, per la legatura delle viti, di una rafia naturale, consentendo di non usare materiali plastici per tale azione. Seguendo la stessa linea di pensiero, l’azienda non ha impianti di irrigazione, non adopera prodotti chimici (è in biologico) ed utilizza il “sovescio”, ossia l’impianto di un miscuglio di prodotti erbacei che proteggono il terreno rendendolo al contempo più fertile in modo naturale. La sostenibilità, per la Sciacca, riguarda non solo le lavorazioni sui campi od in cantina, ma l’intera filiera produttiva. A tal riguardo è significativa la scritta, in etichetta, che recita: “integralmente prodotto ed imbottigliato all’origine da” (presente anche nelle bottiglie di Tenuta Valle delle Ferle), che sancisce, ad esempio, che non sono acquistate uve da terzi e che quindi non c’è stato trasporto ed uso di camion od altri vettori su strada o rotaia, riducendosi quindi l’ impatto ambientale. La sostenibilità è quindi un’ importante variabile produttiva in quelle che sono le scelte aziendali di ogni cantina.
Alessandro Lo Genco, ha ricordato che la sostenibilità va dimostrata attraverso gli accertamenti compiuti dal alcuni enti. In ambito vitivinicolo le linee guida sono state dettate dall’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), secondo il principio di fondo che le generazioni attuali devono utilizzare le risorse che si hanno a disposizione e garantirne, almeno in eguale qualità e misura, a quelle future. Le direttive di questo ente, recepite da ogni nazione, riguardano la produzione in vigna ed anche quella in cantina. In Italia esiste la certificazione VIVA, dettata dal ministero per l’ambiente, l’Università ed il centro di Ricerca Opera. Questa certificazione riguarda alcuni elementi fondamentali da salvaguardare nell’ambito della sostenibilità: l’aria, l’acqua, il territorio e , soprattutto, il vigneto. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, per fare uva sostenibile vi sono solo tre certificazioni, ossia quella biologica, quella biodinamica e quella integrata. Lo Genco ha inoltre aggiunto come la certificazione VIVA, venga ripresa da alcune certificazioni regionali, come avviene in Sicilia con il programma della Fondazione SOStain, promosso da Assovini Sicilia e dal Consorzio Sicilia DOC, che mira anche al riutilizzo del vetro delle bottiglie prodotte ed usate in Sicilia per realizzarne ulteriori da immettere sul mercato.
Danilo Trapanotto, supportato in questa affermazione da Gregorio Calì di ONAV Etna (presente all’evento anche la delegazione di Messina), ha asserito la centralità della sensibilizzazione del produttore finale che non deve selezionare il vino solo in base al prezzo ma capendo quanto accade in cantina, comprendendo anche come il costo di una bottiglia dipenda dalla produzione e che la ricerca della qualità e della sostenibilità implicano costi differenti rispetto a quelli delle produzioni che avvengono senza queste finalità.
Seby Costanzo, produttore del versante sud etneo e vicepresidente del consorzio di tutela dei vini dell’Etna, ha spiegato come sul vulcano attivo più alto d’Europa vi siano vari temi concernenti l’ampia tematica della sostenibilità, a partire dalla qualità dei vini e dalla capacità che questi vini hanno di stare sul mercato, governato anche dall’oscillazione dei prezzi. Veniamo da due anni particolari, ha aggiunto Costanzo, segnati dal Covid, che non hanno pesato particolarmente sulle grandi aziende, al contrario di quanto avvenuto per le piccole aziende etnee (che sono circa il 90% del totale). Il vantaggio dei piccoli produttori, nell’affrontare il mercato, è dato dalla flessibilità e dalla velocità, nella creazione di un prodotto “lungo” com’è il vino. Le piccole aziende, che puntano quasi sempre sulla qualità, hanno però dei costi importanti – dovuti anche ai luoghi quasi impervi in cui si produce, tanto da parlarsi di viticoltura eroica – che si trasferiscono sui prezzi finali delle bottiglie. Ne consegue, ha sostenuto Costanzo, che l’utente finale deve comprendere questa dinamica ed esser in grado di accettare dei prezzi che riflettano la ricerca della qualità per rendere sostenibile l’intero sistema.
Fondamentali, per Costanzo sono sempre aspetti quali la coltivazione in bio o il recupero dell’acqua, ma anche il fatto che sull‘Etna i produttori sono resilienti e che ci sono sinergie che prima non c’erano in grado di proiettare verso un futuro sempre più sostenibile, sotto ogni aspetto, le aziende etnee.
L’evento si è concluso con la degustazione, all’hotel Miramare, di alcuni vini delle cantine partecipanti, ed altri etnee tra cui quelli di Irene Badalà e Beniamino Fede.
di Gianmaria Tesei
