LISBONA – Al Campo da Graça presso il Parco Tejo di Lisbona un milione e mezzo di giovani hanno preso parte alla Veglia con Papa Francesco nell’ambito della GMG 2023. Un incontro sentito, intenso, di profonda preghiera ma anche di festa, di allegria e di speranza.
I simboli della Giornata Mondiale della Gioventù, la Croce e l’icona della Madonna Salus Populi Romani, sono arrivati in processione attraverso il fiume, quindi la Veglia è stata divisa in due parti. Attraverso la danza e il teatro, i pellegrini sono stati invitati a riflettere e a incontrare Dio. Eseguito dall’Ensemble23, il momento artistico ha avuto come sequenza l’incontro, l’alzarsi e, infine, il seguire Gesù. È seguita l’adorazione del Santissimo Sacramento. Quindi c’è stato un momento di silenzio e riflessione, interrotto da Carminho, un cantante di fado portoghese, che ha interpretato la canzone “Estrela”.


Papa Francesco nel suo discorso ha esortato i giovani a coltivare le radici dell’allegria e a rialzarsi dopo eventuali cadute che incontreranno nel loro cammino.
“Cari fratelli e sorelle, buonasera! È così bello vedervi! Grazie per aver viaggiato, camminato ed essere arrivati qui! Anche la Vergine Maria ha dovuto viaggiare per raggiungere la casa di Elisabetta. “Si alzò e partì in fretta” (Lc 1,39): dice il Vangelo di questa GMG. Potremmo chiederci: perché Maria si alza e va in fretta da sua cugina? Certamente perché ha appena saputo che è incinta, ma anche Maria è incinta. Allora perché va, se l’angelo non glielo ha chiesto, e nemmeno Elisabetta? Maria compie un gesto non richiesto, senza essere costretta, semplicemente perché ama e “chi ama vola e corre felice. Maria non aspetta, prende l’iniziativa: va ad aiutare la cugina e, soprattutto, si affretta a darle ciò che ha di più prezioso: la gioia. È una missionaria della gioia e per questo ha fretta. La gioia è missionaria e dobbiamo portarla agli altri. Avete mai vissuto un’esperienza così bella da non poterla tenere per voi? Bene! Questa è la fretta buona di Maria, quella che ci spinge a condividere il bene con gli altri.
Maria si alza e va. Cammina con passo spedito, spinta dalle parole che le ha detto l’angelo: “Rallegrati… il Signore è con te… Non temere”. (Non temere” (Lc 1,28-30). Queste sono le parole che porta a Elisabetta. Quanto è bello quando qualcuno ci dice: “Io sono con te, non temere”. Questo è ciò che fa Maria: per condividere la bellezza di Dio che è vicino, si fa vicina. Amici, se siamo qui è perché qualcuno ci ha avvicinato a Dio, ha bussato alla nostra porta non per chiedere qualcosa, ma per un bisogno traboccante di condividere la gioia del Signore. Riflettiamo allora su chi ha portato il sole dell’amore di Dio nella nostra vita. Tutti abbiamo avuto persone che sono state raggi di luce: genitori e nonni, sacerdoti e suore, catechisti, animatori, insegnanti… Sono le radici della nostra gioia.

Facciamo tutti un minuto di silenzio. Pensiamo a tutti coloro che ci hanno dato la gioia. Quelli che sono le nostre radici di gioia. Avete trovato quei volti? I volti di quella gioia. Non si tratta di dare una gioia passeggera, del momento, ma una gioia che si radica.
Ma la domanda sorge spontanea: come è possibile diventare radici di gioia? La gioia non si può rinchiudere o tenere sotto chiave. Va cercata e scoperta nel dialogo con gli altri. Queste radici di gioia. Vi faccio una domanda: siete mai stati stanchi? Pensate a cosa succede quando siamo stanchi. Non abbiamo voglia di fare nulla. Non abbiamo voglia di andare avanti. Allora ci abbandoniamo. Smettiamo di camminare e cadiamo. Cosa pensate che debba fare una persona che cade, che ha un fallimento, che commette errori pesanti? Cosa deve fare? Alzarsi. Rialzarsi è una cosa che voglio che ricordiate. Gli alpinisti hanno una canzone molto bella sull’arte di scalare le montagne. Dicono che non è importante cadere, non si può rimanere caduti. È una cosa bellissima. Chi rimane a terra si è ritirato dalla vita. Ha chiuso la speranza. Quando si vede un amico caduto, bisogna raccoglierlo. Con forza. Preparatevi. Quando dobbiamo sollevare o aiutare qualcuno, che gesto facciamo? Guardiamo la persona da cima a fondo. L’unica occasione, l’unico momento in cui è lecito guardare qualcuno dall’alto al basso è quando aiutiamo qualcuno ad alzarsi. Quante volte ci capita che le persone ci guardino dall’alto in basso, alle nostre spalle? È triste. L’unico momento in cui possiamo farlo è quando aiutiamo qualcuno ad alzarsi. Questa è la strada.
Nella vita per raggiungere gli obiettivi dobbiamo allenare la strada. A volte non abbiamo voglia di camminare, di fare sforzi. Vogliamo imbrogliare agli esami. A qualcuno piace il calcio? Dietro a un gol c’è molto allenamento. Dietro il successo c’è molto allenamento. Nella vita spesso non riusciamo a fare quello che vogliamo, ma quello che abbiamo è l’attitudine a fare. La nostra vocazione. Quello che possiamo fare è allenarci. Camminare e rialzarsi se si cade. Non c’è un corso per questo. Questo si impara dai sacerdoti, dagli amici. Camminare se vogliamo rialzarci con un obiettivo.
Allenarsi ogni giorno nella vita. Niente nella vita è gratuito. Tutto si paga. C’è solo una cosa gratuita nella vita: l’amore di Gesù. Quindi, con questa cosa gratuita che abbiamo, l’amore di Gesù, e con la volontà di camminare, camminiamo. Camminiamo con speranza. Guardiamo alle nostre radici e camminiamo, senza paura. Grazie”.
di Francesca Monti
