Nate nel nome dell’innovazione e sostenute, fin dal 2012 in Italia, da programmi governativi e fondi ad hoc, le startup stanno introducendo importanti cambiamenti nel tessuto sociale, lavorativo, economico, e tecnologico.
Con 2,4 miliardi di finanziamenti, al 2022 erano più di 14 mila e 700 le startup innovative attive nel Belpaese, secondo i dati ministeriali e di Unioncamere. Con un incremento di produttività di 700 milioni di euro in un anno, e dunque rispetto al 2021, le stesse startup rappresentano un fenomeno in crescita, a cui sono stati concessi, nei vari comparti, fondi garantiti di almeno 1,9 miliardi, destinati a più di 1400 imprese beneficiarie.
I settori in cui le startup si sono distinte sono i più svariati: se all’inizio del trend erano più che altro quelle a vocazione sociale ad essere al centro del cambiamento in atto, con il tempo anche innovazione e intrattenimento – seguendo le tendenze dell’utenza e dei consumatori – hanno cominciato ad essere considerate a livello di investimento. Ne è un esempio, su tutti, il Bonus videogiochi del 25 per cento, un incentivo per le aziende produttrici di videogames, in un campo dominato da startup under 30 di alto potenziale innovativo.
Del resto nel primo trimestre del 2023 il PIL connesso al comparto entertainment ha registrato un incremento del 5,7 per cento, includendo l’attività di startup dedicate al tempo libero. Come sottolineato da Alessandra Luksch, direttrice dell’Osservatorio Startup Intelligence del Politecnico di Milano, durante il Covid l’offerta di servizi di entertainment a distanza è proliferata, mantenendosi attiva anche dopo l’emergenza sanitaria, ed entrando di fatto nella dieta telematica di italiani più o meno giovani. I nuovi iscritti al Registro Imprese operano infatti in settori come sport, realizzazione e diffusione di videogiochi, musica, e le attività riguardano tutte le fasi del processo produttivo e di pubblicazione di contenuti di entertainment, inclusa la progettazione dei software, dei portali, delle app.
Gli esempi più lampanti vengono dal campo del gioco, dal gaming a quello a distanza. Nel settore videoludico, secondo IIDEA, il 37 per cento delle imprese sono di nuova formazione, e composte da giovani talenti con una laurea alle spalle e tanta motivazione ed energia. Si tratta di punti di forza da non trascurare, poiché chi lavora dietro le quinte, in questi casi, riesce meglio a intercettare l’esigenza degli utenti, più o meno giovani che siano.
Vero è che non è semplice concorrere con realtà già presenti e consolidate sul mercato, ma la novità e la versatilità delle startup può rappresentare un’opportunità, tanto che non di rado si assiste a partnership settoriali o a investimenti in innovazione da parte delle stesse grandi imprese. Ne è un esempio Go Beyond, la piattaforma di Sisal pensata per incoraggiare l’innovazione responsabile in un campo completamente diverso da quello in cui l’azienda opera, ovvero il gioco legale a distanza. Proprio in questo stesso settore, oltre a partnership tra imprese consolidate e nuove software house, i dati ufficiali vedono le nuove piattaforme ADM affiancarsi ai nomi storici del gioco in connessione alla spesa e alla raccolta mentre, secondo Andrea Stefanetti di Affidabile, i pro dei nuovi casinò online rispetto a quelli tradizionali sono piattaforme ben ottimizzate anche da mobile, ma anche offerte concorrenziali di benvenuto ai nuovi utenti.
Dopotutto, in linea generale, le nuove aziende, oltre che su tecnologie sofisticate ma intuitive nell’uso, devono puntare anche sul marketing per farsi conoscere, ed alcune di queste sono anche specializzate nella veicolazione di contenuti pubblicitari.
Un esempio su tutti proviene dalla startup catanese Blaster Foundry, specializzata in advergame, ma anche da Gamindo, nata soltanto nel 2019 ma già richiesta da aziende blasonate come Google, Coca Cola e Barilla. Per quest’ultima i giovani di Gamindo hanno sviluppato un game “promozionale” utilizzato da oltre 5 milioni di utenti.
Uscendo dall’ambito del gioco in senso stretto, altri esempi di startup di successo nel settore dell’intrattenimento non mancano di certo. Tra queste si segnala – su tutte – Muni, fondata ad Assisi e attiva nell’offerta di un Music Total Game che intrattiene e premia gli appassionati di musica: l’impresa, fondata da giovani talenti locali, è stata inserita da Forbes nella prestigiosa lista dei 100 innovatori Under 30. Un altro esempio? “Be My Hero”, una piattaforma di incontro con attori e cosplayer pronti ad animare feste e ricorrenze, facendo incontrare un pubblico anche meno giovane con questi nuovi trend, strettamente connessi al videoludico. L’idea nasce da un’esigenza tipicamente “millennial”, quella di incontrare i propri eroi, come se fossero in carne ed ossa.
La conoscenza, da vicino, del settore entertainment, digitale e non, fa sì che le nuove leve operative nelle startup, da fondatori o come parte del team, producano idee e contenuti e sviluppino software ad alto potenziale, tenendo anche conto del fatto che – di pari passo – si moltiplicano le scuole e i corsi dedicati all’innovazione. Un esempio? Peekaboo è una scuola di startup per imprenditori digitali, e anche EY Startup Academy Italia è tra i progetti di sostegno all’accelerazione del successo delle nuove startup, a cui non manca di certo la spinta per crescere.
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