MINTURNO MUSICA ESTATE 2023 – Intervista con Gatto Panceri: “Ci sono canzoni che nonostante passi il tempo non invecchiano perchè vanno al di là della chiave di lettura del testo”

Ha partecipato dieci volte al Festival di Sanremo, tre in gara come cantante e sette come autore, ha composto canzoni per tanti artisti (Andrea Bocelli, Giorgia, Gianni Morandi, Mina, Fausto Leali, Massimo Ranieri, Marco Mengoni), è considerato una delle penne più prestigiose del panorama musicale, è un cantautore amato in Italia ma anche in Giappone, Canada, Svizzera e Messico. Gatto Panceri salirà sul palco della diciassettesima edizione del Minturno Musica Estate, che si terrà giovedì 31 agosto alle ore 21 in Piazza Portanova a Minturno, portando tre suoi celebri brani: “Mia”, “L’amore va oltre” e “Vivo per lei” come ci ha raccontato in questa piacevole chiacchierata, in cui ci ha parlato anche dei prossimi progetti e della collaborazione con Raffaella Carrà.

GATTO PANCERI FOTO CON SCRITTA IN JPG

Gatto, è tra i grandi ospiti del Minturno Musica Estate 2023, cosa porterà sul palco?

“Dato che c’è un rapporto di stima con Pasquale Mammaro, porterò sul palco i tre miei brani di cui è innamorato: “Mia”, “L’amore va oltre” che è stata la mia prima canzone a Sanremo Giovani nel 1992 e “Vivo per lei” che ho scritto per Bocelli e Giorgia, cantata chitarra e voce”.

“L’amore va oltre” ha festeggiato nel 2022 trenta anni dall’uscita ma è ancora molto attuale anche nel testo, ad esempio quando canta “conosco poca gente al mondo che si accetta per com’è, la maggior parte si nasconde si mette delle maschere”…

“E’ una riflessione che mi trova d’accordo. Ci sono canzoni che nonostante passi il tempo non invecchiano perchè vanno al di là della chiave di lettura del testo che in questo caso parla di un mio amico che in seguito ad un incidente stradale è sulla sedia a rotelle ma l’amore che ha per la vita gli permette di vivere in modo più attivo e felice di altre persone che hanno il corpo che funziona. Oggi c’è una monopolizzazione delle mode, della musica che si ascolta e chi si stacca dalla massa viene emarginato, considerato “diverso”. E poi sui social tutti mostrano una faccia ma quella vera è un’altra. Ci sono delle tematiche in alcune frasi che si possono adattare al mondo odierno”.

Un altro brano che mi viene in mente è Confine, scritto quando c’era il conflitto in Kosovo e ancora attuale se pensiamo alla guerra in Ucraina…

“A volte speri di aver scritto le canzoni per un motivo, tipo la guerra in Kosovo, e ti auguri che invecchino per il bene dell’umanità ma poi purtroppo tornano alla ribalta perchè nel caso di “Confine” è arrivata questa guerra inaspettata in Ucraina. Al di là del nuovo disco che sto preparando con tematiche attuali, nei live mi ritrovo dei brani che sembrano usciti ieri ed è una soddisfazione perchè nei concerti non vado a portare solo il mio passato ma cerco di mettere quelle canzoni con una chiave universale che si adattano ai tempi”.

Cosa può anticiparci riguardo il nuovo disco?

“Sto lavorando al missaggio. Per i cantautori è sconsigliato uscire in estate perchè ci si va a scontrare con i tormentoni e io, anche se ho fatto canzoni orecchiabili, non ho questo tipo di musica. A settembre-ottobre potrei pubblicare un singolo che anticipa il progetto in arrivo prima di Sanremo”.

A proposito di Sanremo, ha partecipato tre volte in gara come cantante e sette come autore. Ci tornerebbe in futuro?

“Ho preso parte a dieci Festival, il primissimo con “Scherzi della vita” è stato un’esperienza per mettermi alla prova e non è successo niente, con L’amore va oltre è stato il vero esordio, mentre con Dove dov’è è stata la consacrazione nei Big. Poi ho scritto dei brani per Fausto Leali, Andrea Bocelli, Giorgia, quindi considero Sanremo adatto quando è il momento giusto. Ho pronto un album e il Festival potrebbe essere una vetrina di lancio”.

Tra i grandi artisti per cui ha scritto delle canzoni c’è anche Raffaella Carrà che ha cantato “Mi troverai”. Che ricordo ha di lei?

“Ho un ricordo bellissimo. Nell’ultimo disco che ha fatto ha cercato di chiamare quegli artisti che non aveva mai incontrato ma che aveva ascoltato e ha insistito tanto con Gianni Bini che è stato il produttore di questo progetto affinché potesse conoscermi e poi ho scritto questo testo su una musica che non era mia ma di Vincent Paul Degiorgio, Oliver Guy Visconti, Stephane Lozach. Come successo anche con Mina queste grandi artiste sono attente a tutte le novità e anche io lo sono. Bisogna riconoscere il valore delle giovani leve e qualche volta collaborare. Con Raffaella avevamo in progetto di realizzare qualcosa insieme, forse anche un duetto perchè le piaceva la mia voce, ma purtroppo non abbiamo fatto in tempo”.

Riguardo Mina che ha interpretato “Canterò per te” da lei scritta possiamo dire che è stata la chiave di volta della sua carriera…

“Quando Mina ha cantato questa canzone ancora non avevo il contratto con Universal da artista, ero un ragazzo sconosciuto di Monza che aveva partecipato al Festival a venti anni quando ero ancora acerbo. La mia carriera è partita proprio nel 1991 con “Canterò per te”. In quel momento gli addetti ai lavori si sono chiesti chi fosse l’autore quando il brano passava in radio, permettendomi così di firmare il contratto con la major e l’anno dopo di partecipare a Sanremo e concretizzare la mia personalità”.

Cosa ne pensa della nuova generazione di cantautori e cantanti? 

“Mi piacciono Blanco e Madame. Nella musica chi ha talento ha sempre qualcosa di nuovo da poter migliorare, quindi confido nel fatto che possano crescere. Non dico che sono gli eredi dei grandi cantautori ma hanno un ottimo potenziale. Anche Aiello è un bravo artista, mi piaceva agli esordi ma poi è andato a Sanremo con una canzone che non mi convinceva. Il nostro è un lavoro difficile, basato sui brani che facciamo e per avere una carriera lunga devi azzeccarli quasi sempre, non puoi permetterti delle uscite sbagliate. Io sono qui a parlare ancora di musica perchè bene o male nei miei 13 album ci sono stati dei singoli che hanno funzionato”.

Ha una cattedra al Cet, la scuola professionale fondata da Mogol, e una alla Hope Music School di Roma gestita dal Vaticano. Che consigli dà ai giovani che vogliono avvicinarsi al mestiere di cantante?

“Il mio consiglio è di fare musica nuova ma di ascoltare anche per cultura quella dagli anni Ottanta in poi, dove c’erano molti soldi come budget e quindi grandi musicisti. Spesso i giovani non sanno cosa voglia dire davvero la musica suonata. Non a caso i Maneskin che suonano le loro basi hanno avuto successo anche a livello internazionale. Quello che manca oggi è la voglia di studiare, di cantare meglio, anziché usare l’autotune, manca la cultura del sacrificio, della gavetta che è stata fondamentale per me e i miei coetanei, ma anche per artisti più giovani come Tiziano Ferro che mi ha raccontato che ha lavorato sodo e che i produttori discografici Alberto Salerno e Mara Maionchi lo hanno tenuto tre anni in naftalina per permettergli di crescere e migliorare. Le nuove generazioni invece non vedono l’ora di incidere una canzone, anche magari cantata male, per essere online. Serve un po’ meno fretta di pubblicare e un po’ più voglia di realizzare qualcosa che abbia un valore per restare nel tempo. Infine è importante saper suonare uno strumento, almeno per quanto riguarda la composizione”.

di Francesca Monti

Grazie a Mauro Caldera

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