Matteo Garrone è stato ospite di Storie Italiane su Rai1 con Eleonora Daniele. Il pluripremiato regista e sceneggiatore, il cui film “Io Capitano” è candidato per la corsa all’Oscar per il miglior film internazionale dopo aver vinto alla Mostra di Venezia il Leone d’Argento per la regia e il Premio Marcello Mastroianni per l’attore emergente, si è raccontato in una lunga intervista.
Garrone ha parlato dell’incontro con Papa Francesco che lo ha ricevuto insieme ad alcuni membri del cast del film e la proiezione alla filmoteca vaticana: “Mi ha detto che erano delle immagini molto intense, che è il dramma del nostro tempo, e lui è molto sensibile a questo tema. Anche i suoi genitori erano migranti, per cui lo sente particolarmente vicino. Ha sempre cercato di difendere e di avere una parola per gli ultimi, per i migranti, quindi mentre lo giravo ho pensato spesso a lui e pensavo sarebbe stato perfettamente in linea”.
Il regista, appena rientrato dalla Spagna, ha anticipato: “Non posso dire molto, ma ‘Io Capitano’ è stato al Festival internazionale del cinema di San Sebastián è uno dei più importanti festival cinematografici europei, il più importante in Spagna. Era all’interno di una sezione dove ci sono tutti i film migliori dell’anno e il premio è assegnato dal pubblico. E il pubblico è stato molto caloroso”, ha raccontato sorridendo.
Garrone ha quindi parlato delle emozioni vissute al Lido nel corso della proclamazione: “Al momento della premiazione non ero sicuro che Seydou ricevesse il premio come miglior attore fra i giovani e già lì ero commosso”, ha detto, “nel film lui ha una purezza straordinaria, una capacità empatica. La forza del film nasce proprio da lui, il pubblico vive attraverso di lui delle emozioni, fa un viaggio grazie a lui. Quindi quando l’ho visto sul palco mi sono commosso. E poi il Leone d’Argento è stato importante, soprattutto per il film: ha avvicinato il film al pubblico e questa per un regista è la cosa più importante”.
Ha poi ripercorso le sue grandi collaborazioni e la storia dei film più apprezzati dalla critica e amati dal pubblico, da Pinocchio, a Gomorra, fino a Dogman. Ma ha parlato anche dei momenti difficili nel corso della sua carriera: “I momenti difficili sono stati tanti, quelli in cui sei alla ricerca di un’idea e hai paura di non essere all’altezza del film precedente. Spesso accade, momenti di insicurezza dove senti che la paura ti mangia l’anima ed è più forte di tutto. C’è un film che ogni tanto in questi momenti riguardo di un regista russo che si chiamava Andrei Tarkovsky, il film è Andrej Rublëv. Nella parte finale, il ragazzino coprotagonista riesce a far suonare questa campana, chi avrà modo di vederlo capirà. È sul senso dell’arte, c’è questo pittore di icone che dopo aver subito dei traumi smette di dipingere ma poi assiste al miracolo di questo ragazzino che riesce a fare suonare questa campana e gli dà una gioia e lo prende con sé. Ecco, ogni volta che riesci a creare un’opera ‘suona’. È quel miracolo”, ha detto. “Mio padre era un critico teatrale e mi ha sempre portato con sé a teatro ed è stato importante nella mia formazione, mia madre era fotografa. Io ero pittore prima di fare cinema. Insomma, ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che mi ha sempre avvicinato al mondo dell’arte”.
