“Karin è una ragazza così pura, libera, che nonostante rischi di distruggere tutto quello che tocca non ha filtri e dice sempre la verità, e porta una grande vitalità in questa gabbia dorata in cui Petra è rinchiusa”. Angelica Giusto, tra le giovani attrici più interessanti del panorama italiano, è la protagonista, insieme ad Eliana Miglio, dello spettacolo teatrale “Le lacrime amare di Petra von Kant”, prodotto per la prima volta dal Museo Bagatti Valsecchi di Milano, dove ha debuttato il 28 settembre nel Salone d’Onore della Casa Museo.
Nella pièce di Rainer Werner Fassbinder, diretta da Camilla Brison, che affronta il tema della dipendenza affettiva e del potere, Angelica Giusto interpreta il ruolo di Karin, aspirante modella, di cui si innamora perdutamente Petra, una donna emancipata e volitiva. Nel corso della storia, i ruoli si ribaltano fino a che, da figura dominante, Petra si ritrova schiava dei suoi stessi desideri.

Angelica Giusto con Eliana Miglio e Camilla Brison – credit foto Marco Rossi
Angelica, cosa l’ha colpita di più di “Le lacrime amare di Petra von Kant”?
“Il testo è stato scritto da Rainer Werner Fassbinder nel 1971 e parla di questa dipendenza affettiva che oggi viene definita relazione tossica e di come sia una livella perchè colpisce le persone indipendentemente dalla classe sociale, dall’età, dall’esperienza vissuta, mettendo una lente di ingrandimento su questa dinamica e andando ad ispezionarla di pari passo con il legame tra queste due donne, Petra e Karin. La cosa fondamentale è che molti si sono soffermati sulla relazione amorosa tra i due personaggi pensandola in chiave omosessuale femminile ma in realtà si presta a mille interpretazioni, può essere uomo-uomo, donna-donna, donna-uomo, anche padre-figlio o madre-figlia perchè la dipendenza affettiva è universale. E’ molto contemporaneo in quanto esce dalle definizioni”.
Cosa può raccontarci riguardo il suo personaggio, Karin?
“E’ una bomba colorata punk che irrompe nella vita di Petra von Kant, che è una donna dell’alta borghesia, realizzata lavorativamente, nel momento in cui ha divorziato dall’ennesimo marito. Questa ragazza così pura, libera, che nonostante sia un disastro e rischi di distruggere tutto quello che tocca non ha filtri e dice sempre la verità, porta una grande vitalità in questa gabbia dorata in cui Petra è rinchiusa e si sente spenta, ferma. Questo amore la tiene in vita. Fassbinder non vuole definire chi sia il carnefice e chi la vittima tra le due, lo sono a giorni alterni e quindi ci si appassiona a questa storia d’amore perchè in qualche modo non ci si schiera ma si fa il tifo per entrambe”.
Condivide la scena con Eliana Miglio, che interpreta Petra…
“Era da tempo che desideravamo lavorare insieme, sono davvero felice che questo sogno sia diventato realtà per questo testo così bello e importante. Eliana è stata la prima persona che ho conosciuto dieci anni fa, quando sono arrivata a Roma ed è stata lei a fare il mio nome per questo spettacolo”.
Cosa ha aggiunto a “Le lacrime amare di Petra von Kant” la meravigliosa cornice del Museo Bagatti Valsecchi?
“La cornice del Museo Bagatti Valsecchi ha dato un grande aiuto all’interpretazione mia e di Eliana. Il fatto che il personaggio di Karin entri in questo posto ricco di storia vestita punk, con una culotte, le calze rosse e questo cappottino trasparente, dava l’idea di qualcosa di dissacrante, di strambo, che si preparava a rompere questa energia sacra e solenne che regala questo magnifico luogo che ci ha ospitato e prodotto. Al contempo per il personaggio di Petra rendeva ancora di più il concetto di gabbia dorata, di castello atemporale in cui lei era rinchiusa”.

credit foto Marco Rossi
“Io credo che ogni essere umano per come è fatto, ha bisogno di un altro essere, eppure… non ha imparato a stare assieme a un altro”, afferma Petra. E’ d’accordo con questa affermazione?
“In un modo o nell’altro la relazione seppur sana è una dipendenza, altrimenti due esseri umani non si sceglierebbero tra milioni di persone per stare insieme. Allo stesso tempo però, come ci insegna questo testo, con queste due donne così diverse per provenienza sociale, età, percorso di vita, l’incomunicabilità, il non capirsi, porta ad una rottura inevitabile, nonostante ci sia un amore sincero. La tragedia non sta tanto nella fine del rapporto ma nel prolungare la stessa. Petra nel monologo iniziale quando parla di questa relazione con il suo ultimo marito, degli ultimi sei mesi atroci che ha vissuto, dice che non sapeva più come fare per lasciarlo e quasi si scusa per non averlo fatto prima. Tutto il secondo atto tra Petra e Karin vede queste due donne che si amano moltissimo ma non sono in grado di dirsi “per il nostro bene lasciamoci”, quindi traspare tutta la loro sofferenza in quanto non si capiscono e in qualche modo si fanno del male a vicenda senza volerlo”.
Recentemente ha preso parte alla serie “Luce dei tuoi occhi 2” nel ruolo della poliziotta Dora, che esperienza è stata?
“E’ stata una bellissima esperienza soprattutto dal punto di vista umano. C’era un clima partecipe, famigliare, dato che i miei colleghi avevano già girato insieme la prima stagione e il mio terrore era non riuscire ad inserirmi, invece fin dal primo giorno sono stata accolta a braccia aperte, in particolare da Maria Rosaria Russo, che interpreta il capo di Dora, il mio personaggio, e da Bernardo Casertano. Con loro ho lavorato maggiormente nella serie e siamo anche amici nella vita”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Dopo il debutto al Museo Bagatti Valsecchi, dove torneremo il 17 e il 18 gennaio 2024 con “Le lacrime amare di Petra von Kant”, dovremmo andare in scena a Roma e a Napoli, dove tra l’altro ha sede l’Accademia IUAD che ha realizzato i nostri costumi. Gli studenti hanno fatto un lavoro meraviglioso insieme alla regista Camilla Brison, infatti negli stessi abiti di scena erano disseminati i segni del carattere che ritroviamo nei personaggi. Lo spettacolo è bello, ci teniamo a portarlo in giro il più possibile e stiamo cercando anche dei posti storici e culturali che ci possano ospitare. Avere il pubblico a pochi centimetri regala anche a noi una maggiore adrenalina ed energia. Ci sono poi dei possibili progetti legati alla televisione dei quali al momento non posso ancora parlare”.
di Francesca Monti
credit foto Marco Rossi
Si ringrazia Paola Spinetti
