Intervista con Eliana Miglio, protagonista dello spettacolo teatrale “Le lacrime amare di Petra von Kant”: “Spesso nelle arti ho trovato risposte a quelle cose a cui non riuscivo a dare voce”

“Mi affascinava la sua personalità e dall’altro lato questo rigore, questa rigidità anche fisica, mista ad un’eleganza che è la sua cifra”. Eliana Miglio è la protagonista, insieme ad Angelica Giusto, di “Le lacrime amare di Petra von Kant”, nato come pièce nel 1971 e poi trasposto nella versione cinematografica nel 1972 dallo stesso regista Rainer Werner Fassbinder.

Nello spettacolo teatrale diretto da Camilla Brison, che ha debuttato nel Salone d’Onore del Museo Bagatti Valsecchi di Milano, che ne cura anche la produzione, l’apprezzata attrice di cinema e televisione, che ha lavorato con registi del calibro di Sergio Citti, Marco Risi, Carlo Lizzani, Ettore Scola, Paolo Virzì, Sergio Castellitto, Pupi Avati, riveste il ruolo della stilista Petra von Kant, emancipata e volitiva, che si innamora perdutamente di Karin, aspirante modella.

Un dramma sull’amore tutto al femminile, una storia scritta più di cinquant’anni fa, ma dalle dinamiche estremamente attuali, che affronta il tema della dipendenza affettiva e del potere.

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Eliana Miglio con Angelica Giusto – credit foto Marco Rossi

Eliana, “Le lacrime amare di Petra von Kant” segna il suo ritorno a teatro, nella sua città, in uno spettacolo teatrale prodotto per la prima volta dal Museo Bagatti Valsecchi…

“E’ stata una magia, ero al Museo Bagatti Valsecchi per delle cose personali e il direttore mi ha voluta coinvolgere per questa rassegna. Nel momento in cui ho proposto questo testo, lui ha rilanciato chiedendo di non fare solo la lettura ma una rappresentazione. Credo sia la prima volta che un museo produca uno spettacolo teatrale a Milano. Ambientandolo in una location così speciale è come se Petra non fosse solo una stilista ma avesse tutto il suo mondo, anche di origine. Io ho una mamma prussiana-tedesca, e anche per questo motivo mi sono indirizzata verso quel testo, e poi volevo un personaggio più grande di me a livello emotivo che a volte piange, a volte ride, o si dispera proprio come fa Petra”.

Cosa l’ha affascinata di più di questa donna?

“Mi affascinava la sua personalità e dall’altro lato questo rigore, questa rigidità anche fisica, mista ad un’eleganza che è la sua cifra, il suo tratto. Mi sono sentita a mio agio nel crearla, era come se ce l’avessi dentro da subito. Petra è anche un uomo, non solo una donna, è un archetipo di chi cerca l’amore possedendolo. In teoria lascia libera l’altra persona però poi ha bisogno di dominare per essere a sua volta dominata. Anche perchè l’equilibrio giusto nell’amore c’è raramente, forse in pochi periodi della vita, poi tendenzialmente c’è sempre una grande confusione”.

Da cosa o da chi ha tratto ispirazione per interpretare Petra?

“Mi sono ispirata ad attrici che stimo molto per il loro stile come Isabelle Huppert, Kristin Ann Scott Thomas. Per interpretarla penso spesso anche a figure maschili, in primis Karl Lagerfeld che era tedesco, colto, rigoroso ma anche eccentrico e molto originale, infatti ha lasciato tutti i suoi beni in eredità alla sua gatta. Petra è un personaggio profondamente antipatico ma che diventa simpatico allo spettatore. Quando mostri anche la fragilità del tuo malessere, che fa star male tutti, in qualche modo riesci a perdonarla. Ci sono poi alcuni aspetti di me che ritrovo in Petra, c’è la parte nordica, questa vivacità, questa emotività, l’alternanza delle emozioni, che io tendo a mostrare meno, invece lei è senza filtri”.

E’ un testo che parla di tematiche sempre attuali come le dipendenze affettive…

“Certi testi quando funzionano rimangono attuali, come le opere d’arte. Effettivamente Fassbinder ha una capacità di scandagliare questo tipo di dinamica. Spesso nell’arte del teatro, ma anche nella musica ho trovato risposte a quelle cose a cui non riuscivo a dare voce, è stato come un flash istantaneo. Le persone dopo aver visto questo spettacolo sicuramente hanno capito qualcosa in più anche di se stesse. E’ un gioco piscologico, un dramma da camera, in scena siamo io e Angelica, in questa sala del Museo Bagatti Valsecchi, e il pubblico è come se fosse dentro questa storia. E’ interessante lavorare su questo progetto perchè c’è quel lato sperimentale che mi piace, ma è anche faticoso. Anni fa una straordinaria Mariangela Melato nello spettacolo scritto da Solari diceva “il lunedì, nel giorno di riposo dei teatri, sto sulla mia poltrona con la mia pastina, davanti alla televisione”. Il massimo della vita diventa il minimo. Ci vuole un grande fisico per fare teatro (sorride). Però è talmente bello che ne vale sempre la pena”.

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credit foto Marco Rossi

Diceva poco fa che attraverso gli spettacoli vengono date le risposte a cose a cui non si riesce a volte a dare voce. Quali risposte ha trovato e quali aspetti di lei che non conosceva sono emersi attraverso “Le lacrime amare di Petra von Kant”?

“Mi sono accorta che tendevo ad andare sul minimalismo a livello creativo, un po’ perchè spesso il cinema ti spinge verso quella direzione, un po’ perchè i ruoli che mi sono stati offerti erano di quel tipo, per cui lavoravo tanto sulle sfumature. Questo significa anche rimpicciolirsi e diventare una figura meno potente, che è indubbiamente affascinante ma al contempo ho sentito il desiderio di rompere certi schemi. Ho così capito che posso tranquillamente fare un personaggio più grande di me a livello emotivo e questo mi ha divertito”.

“Io credo che ogni essere umano per come è fatto, ha bisogno di un altro essere, eppure… non ha imparato a stare assieme a un altro”, afferma Petra. E’ d’accordo con questa affermazione?

“Essendo io single dovrei dire di sì (sorride). Penso che l’amore romantico sia quello che ci sostiene nell’incontro e in fondo c’è una parte di me che ce l’ha. Di Petra mi piace il fatto che si innamori perdutamente ogni volta, anche della persona sbagliata, perchè l’amore la fa sentire viva. Senza amore penso che la vita sia più triste. E’ vero che ogni essere umano ha bisogno di un altro così come che è complicata la convivenza, ma noi abbiamo anche la capacità del perdono, questa è una mia considerazione personale, e quindi bisogna perdonare a se stessi e agli altri quello che non va, perchè alla fine amarsi è importante quanto amare”.

A quali progetti sta lavorando?

“Sto portando avanti la scrittura ma il focus è su questo progetto con l’obiettivo di mettere in scena “Le lacrime di Petra von Kant” in altre città. Speriamo di trovare a Roma un Museo che ci ospiti, poi andremo a Napoli dove si trova la sede dell’Accademia IUAD, i cui giovani creativi hanno disegnato i costumi per me e Angelica e sono stati molto bravi, quindi torneremo a Milano al Museo Bagatti Valsecchi il 17 e 18 gennaio 2024. E’ uno spettacolo particolare e merita di essere visto da tanta gente”.

di Francesca Monti

credit foto Marco Rossi

Si ringrazia Paola Spinetti

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