Anna Cianca è la meravigliosa protagonista di “Viva l’Italia”, il dramedy di Franca De Angelis, con la regia di Rosa Masciopinto, che andrà in scena da giovedì 26 a domenica 29 ottobre al Teatro Tordinona di Roma, nella Sala Pirandello, prodotto da Scostumato Teatro in collaborazione con Eranos.
Lo spettacolo racconta la storia di una donna, Italia, entrata nella terza età con un disturbo cognitivo che le fa vivere la realtà come fosse una bambina. In scena prende vita una Forrest Gump contemporanea, metafora vivente di un disorientamento e di uno smarrimento tipici del nostro tempo.
Italia non si è mai separata da sua madre che proprio nel giorno della Festa della Repubblica, in cui la televisione ha deciso di non funzionare, è oltre una porta chiusa e non risponde. Iniziano così le prove di autonomia. Queste parole Italia le ha sentite tante volte, in bocca ai suoi fratelli, sposati e lontani. Ma cosa significa essere autonoma? Italia cerca di resistere alla solitudine e alla paura. E intanto parla, si racconta anche se la sua memoria non funziona tanto bene: solo il ricordo dei programmi televisivi preferiti l’aiutano a ripercorrere la sua vita fatta di un niente che per lei è tutto.

credit foto Andrea Trovato
Anna, in “Viva l’Italia” interpreta la protagonista, Italia. Come ha lavorato per entrare nel personaggio?
“E’ uno spettacolo che era nell’aria da diverso tempo, conosco infatti da anni Franca De Angelis, e la nostra amicizia si è trasformata in una collaborazione professionale. Qualche anno fa mi aveva detto di voler raccontare una storia di solitudine attraverso l’esperienza di una persona diversamente abile ma questa idea era rimasta nel cassetto. La pandemia ha in qualche modo riportato a galla il progetto definendo lo spettacolo, la storia e la protagonista, che è Italia, una donna di sessanta anni, entrata nella terza età, che vive con l’anziana mamma. Non è autonoma, non ha handicap fisici ma ha un ritardo cognitivo che la fa agire come se fosse una bambina di sei anni, ha problemi di memoria, non è in grado di fare una telefonata, di prepararsi da mangiare, non ha mai aperto la porta di casa per fare da sola una passeggiata intorno al quartiere. Ha dei fratelli che, una volta cresciuti, hanno creato le loro famiglie e si sono trasferiti all’estero. La madre, forse per il troppo amore ed essendo iperprotettiva, non le ha permesso di sviluppare un’indipendenza, di autodeterminarsi. Italia vive in casa e lo strumento che usa per relazionarsi con il mondo esterno è la televisione, una sorta di amica, che guarda assiduamente e che la aiuta anche a ricordare i grandi eventi della sua vita, quali la morte del papà, la nascita dei tanto amati nipoti, associandoli a quella determinata trasmissione o sigla. “Viva l’Italia” dura un’ora e venti, sono da sola sul palco, ma ci sono alcuni compagni di viaggio: l’autrice Franca De Angelis, la regista Rosa Masciopinto, l’aiuto regista Agnese Boretti, il costumista Giovanni Marzi, il light designer Massimiliano Maggi, il tecnico delle luci Ettore Bianco, Carla Fabi e Roberta Savona come ufficio stampa”.
La storia si svolge nel giorno della Festa della Repubblica…
“Lo spettacolo racconta una mattina particolare sia per l’Italia personaggio che per il nostro Paese. E’ il 2 giugno, Festa della Repubblica, e come tutti gli anni la protagonista guarda la parata in diretta tv che però quella mattina non funziona. La mamma non è presente, o meglio Italia capisce che si è chiusa in camera e probabilmente la sta osservando. E’ cominciata la famosa prova di autonomia tanto consigliata dai fratelli. Finalmente la mamma ha deciso di rompere questa tv, la sta controllando e Italia deve badare a se stessa per il tempo necessario. Questa è l’occasione per raccontarsi. La mamma viene più volte chiamata in causa ma non risponde. Italia deve dimostrare di saper fare qualcosa, parla della sua vita e la sua interlocutrice è la televisione, che è il secondo personaggio dello spettacolo. Il tempo passa e la madre non dà segni di vita. Riuscirà Italia a superare la prova?”.
Italia rappresenta la metafora di un disorientamento e di uno smarrimento tipici del nostro tempo…
“Nello spettacolo raccontiamo la disabilità e il fatto che le persone diversamente abili vengano supportate nell’arco del percorso scolastico fino ai diciotto anni, poi sono abbandonate a loro stesse insieme alle famiglie, che devono affidarsi alle associazioni, al volontariato, e alle strutture private quando la spesa è sostenibile. Lo stato è piuttosto latitante rispetto ai disabili adulti e a come inserirli nel mondo del lavoro, quindi nascono situazioni come quelle di Italia, che è adulta e convive con genitori anziani. Questa potrebbe essere una lettura, ma abbiamo anche usato la storia di una persona disabile per raccontare la paura che c’è in tutti noi, cioè affrontare quello che c’è dietro la porta e cercare di buttare il cuore oltre l’ostacolo, senza lasciarci prendere dal timore, dall’incertezza. Abbiamo vissuto questa situazione anche durante il lockdown quando siamo stati forzati a stare per settanta giorni in casa. Un’altra chiave di lettura può essere anche traslata all’Italia intesa come paese che oggi è impaurito, bloccato, non riesce a prendere decisioni magari rischiose ma che potrebbero farci vivere meglio dal punto di vista economico, politico, dei diritti civili. Italia è riuscita ad aprire la porta, quindi alla fine abbiamo dato un segnale di speranza, ce la farà anche il nostro Paese?”.
“Viva l’Italia” esprime al meglio quello che dovrebbe fare il teatro, raccontare la realtà attraverso storie in cui la gente si può immedesimare e al contempo far riflettere, fare denuncia sociale…
“E’ un po’ la nostra cifra, analizziamo il piccolo episodio di cronaca per cercare una metafora che riguarda tutti noi, perchè a teatro si va per questo, ce lo hanno insegnato i Greci”.

credit foto Andrea Trovato
Come si è trovata ad essere diretta da Rosa Masciopinto?
“Rosa Masciopinto è una delle più grandi insegnanti a livello europeo di clownerie ed è stata ricontattata da Scostumato teatro che produce lo spettacolo perchè per il ruolo specifico di Italia il riferimento è il bambino che ha una fiducia smodata nei confronti di tutto ciò che lo circonda, cose e persone, ha uno sguardo privo di pregiudizi, ha candore, curiosità. Tutti elementi che ritroviamo nel clown, pensando a Charlie Chaplin, a Buster Keaton, quindi non al pagliaccio del circo. Ci sembrava interessante far agire Italia come un clown quando sbaglia qualcosa, quando deve in qualche modo reinventarsi. Lo spettacolo racconta i piccoli fallimenti di Italia che tenterà ad esempio di rompere un uovo per farsi una frittata e non ci riuscirà, proverà ad accendere il fornello e a momenti manderà a fuoco la casa. Ci piaceva lavorare sullo stato psico-fisico del clown e Rosa poteva dare un grande contributo a questo personaggio. Portare la disabilità in scena a teatro è complicato, il cinema è fatto di dettagli, il teatro ha un’unica inquadratura e bisogna essere in grado di controllare il corpo all’interno di questo spazio di fronte al pubblico. Rosa è stata salvifica perchè ha trovato soluzioni interessanti e poetiche. E’ uno spettacolo dove ci si diverte anche, il tema è delicato e stiamo cercando di mettere in scena la storia con grande rispetto e attenzione”.
Dopo il debutto al Teatro Tordinona di Roma porterete lo spettacolo in giro per l’Italia?
“Al teatro Tordinona sarà un primo test dello spettacolo ma stiamo già lavorando per portarlo in giro per l’Italia nella prossima stagione in modo da arrivare a più persone possibili”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Con Scostumato Teatro riprenderemo al Centro Culturale Artemia due spettacoli sempre scritti da Franca De Angelis, Gli amici degli amici, tratto dal racconto di Henry James, e Il miracolo. Andrà in onda in tv su Rai 1 la serie Il clandestino con Edoardo Leo e la regia di Rolando Ravello, dove faccio la coprotagonista di puntata nell’ottavo episodio, mentre al cinema sarò nel cast del film Fabbricante di lacrime, diretto da Alessandro Genovesi, basato sul romanzo omonimo di Erin Doom”.
Si è formata presso il Laboratorio di Esercitazioni Sceniche di Roma diretto da Gigi Proietti, qual è l’insegnamento più importante che le ha trasmesso e che lei cerca di insegnare ai suoi allievi?
“E’ famosa la frase di Gigi Proietti “viva il teatro dove tutto è finto ma niente è falso”. Il teatro è un meraviglioso gioco ma ancora una volta osserviamo i bambini che quando giocano dentro una stanza innanzitutto lasciano che tu possa guardarli, non chiudono la porta. Se stanno ad esempio immaginando di essere sul fondo dell’oceano ed esplorare la barriera corallina usano il corpo in un certo modo e se entri nella stanza ti impongono di pensare che anche tu stia con loro in quel contesto. Gestiscono lo spazio come se fosse tale perchè hanno quella fede cieca, assoluta, incontaminata. L’attore o l’attrice fa la stessa cosa, deve far finta che sia vero, ma ricordarsi che veste i panni del personaggio. Tiene nelle mani un’emozione e decide quando chiuderle o mostrarle al pubblico. E’ un lavoro bellissimo, chi riesce a farlo è una persona fortunata, e deve ricordarsi che non è vero niente di quello che sta accadendo ma è vero per te, come diceva Gigi. E’ giocare, essere convinti di essere quel personaggio per poi tornare alla propria vita, alla propria famiglia. La tecnica è fondamentale, va assimilata e poi dimenticata, non ci si può improvvisare”.
di Francesca Monti
credit foto Andrea Trovato
Si ringrazia Carla Fabi
