Intervista con Miriam Mesturino, a teatro con “C’è un cadavere in giardino” e “Vigilia”

Miriam Mesturino è protagonista insieme a Sergio Muniz della commedia “C’è un cadavere in giardino” di Norm Foster, per la regia di Silvio Giordani, che arriverà al Teatro Nino Manfredi di Ostia dal 16 al 26 novembre, quindi a Milano, Modena e Bra (CN).

Lo spettacolo racconta la storia di una coppia di mediocri attori teatrali in difficoltà che decide di lanciarsi a livello nazionale come “Guru dell’Auto-aiuto” raggiungendo finalmente fama e fortuna. Ma dopo qualche anno le loro vite apparentemente felici cominciano a sgretolarsi: aggrappati alla loro esile fama falsamente conquistata si troveranno a gestire tradimenti e soprattutto un cadavere, in un vortice di situazioni esilaranti e un susseguirsi di poliziotti, agenti teatrali, giornalisti ficcanaso ed una cameriera completamente fuori di testa.

L’attrice e produttrice sarà in scena al Teatro Manzoni di Roma, nell’ambito della rassegna internazionale di drammaturgia contemporanea “In altre parole”, da lei curata e ideata da Pino Tierno, con la collaborazione artistica di Ferdinando Ceriani, domenica 12 novembre alle ore 21 con la lettura scenica di “Vigilia” di Daniel Kelhmann con Francesco Montanari, a cura di Marcello Cotugno.
In questo “dramma per due attori e un orologio”, l’azione si svolge in una stanza quasi spoglia, in
cui un uomo interroga una donna su quanto è accaduto il giorno prima. Thomas sa già molte cose di Judith, ha persino frugato nel suo computer, al punto da aver letto di un’“azione” fissata per la mezzanotte del 24 dicembre. L’uomo sospetta dunque che la donna e i suoi complici abbiano collocato in città una bomba da far esplodere quella sera stessa, cioè la vigilia di Natale.

Sono otto gli appuntamenti in programma a “In altre parole”, per conoscere testi contemporanei inediti provenienti da Austria, Francia, Italia, Israele, Olanda, Québec, Slovacchia, Spagna (con opere in lingua castigliana e catalana), con il coinvolgimento diretto delle rispettive ambasciate.

Miriam Mesturino e Sergio Muniz

Miriam, è in scena con lo spettacolo “C’è un cadavere in giardino”, una divertente commedia degli equivoci di Norm Foster, per la prima volta rappresentata in Italia, in cui interpreta il ruolo di Cinzia. Come si è approcciata a questo testo e al suo personaggio?

“E’ una commedia divertentissima di Norm Foster, un grande autore canadese. Non appena ho letto il testo ho pensato che fosse adatto ai teatri con cui ero in contatto per poi poterlo rappresentare, a partire dal Manzoni di Roma. E’ molto comico e sapevo che avrebbe incontrato il gradimento del pubblico. E’ scritto come una pochade, anche se è ambientato ai giorni nostri. Il mio personaggio, Cinzia Selvaggi, è un’attrice di teatro, così come il marito, ma faticano ad andare avanti, a guadagnare a sufficienza, così le viene l’idea di fare i “Guru dell’Auto-aiuto”, infatti il titolo originale della commedia è Self Help. Comincia allora a scrivere i testi e insieme tengono conferenze, pubblicano libri e cd e diventano famosi e ricchi. Nel fare questo però si allontanano dalla loro vera natura, da se stessi e anche la loro relazione ne risente. Dopo due piccoli prologhi allo spettacolo scritti dall’autore, la commedia inizia con Cinzia che non essendo ormai più felice con il marito è pronta per un’avventura con il giardiniere. Mentre stanno per avere un rapporto arriva il consorte e al giardiniere prende un colpo e muore d’infarto. Così il loro problema diventa cercare di occultare il cadavere. E siccome raccontano di essere molto realizzati come coppia non possono far vedere che hanno dei cedimenti. Inizia allora questa corsa per nascondere il corpo e ci sono altri quattro personaggi in scena che creano ulteriori difficoltà alla riuscita della missione, tranne l’agente che invece li aiuta. Per tutto lo spettacolo le porte si aprono e si chiudono, tra campanelli, telefoni, con questo meccanismo molto dinamico tipico del vaudeville”.

E’ una commedia divertente ma che al contempo fa riflettere sul fatto che fama e felicità spesso non vanno di pari passo…

“Esattamente. Il tema di quanto abbia senso inseguire fama e denaro a scapito dei propri sentimenti è presente. Infatti Cinzia ad un certo punto va in crisi e dice al marito cosa stiamo facendo? Cosa siamo diventati? Stiamo cercando di sbarazzarci di un corpo umano come se fosse un sacco della spazzatura… Mette dunque in dubbio il senso delle loro azioni e della loro vita degli ultimi sette anni, da quando hanno iniziato questo bluff. Ha un momento di ripensamento ma essendo una commedia poi si rituffa nel problema di nascondere il cadavere e gli attrezzi del giardiniere”.

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Domenica 12 novembre alle ore 21.00 al Teatro Manzoni di Roma, nell’ambito della rassegna internazionale di drammaturgia contemporanea “In altre parole”, di cui è curatrice, sarà protagonista insieme a Francesco Montanari di “Vigilia” di Daniel Kelhmann, in rappresentanza dell’Austria…

“La rassegna è alla diciottesima edizione. Quest’anno collaboro alla direzione artistica e organizzativa con Pino Tierno che è l’ideatore e con Ferdinando Ceriani. La caratteristica è proporre testi inediti di tante nazioni diverse che ancora non sono stati rappresentati, letti, pubblicati in Italia, in collaborazione con le ambasciate e gli istituti di cultura. Abbiamo aperto la kermesse con un testo del Québec, poi ci sarà la Slovacchia e il terzo appuntamento avrà come protagonista l’Austria e mi vede nelle vesti di interprete in “Vigilia”, opera di Daniel Kelhmann, un autore che è molto conosciuto nel suo Paese sia come romanziere che come drammaturgo. Proporremo questo testo in lettura scenica ma spero di riuscire nella prossima stagione teatrale ad allestirlo come spettacolo vero e proprio”.

In “Vigilia” interpreta Judith, una donna sospettata di aver messo una bomba da far esplodere la vigilia di Natale…

“E’ molto diverso rispetto a “C’è un cadavere in giardino”, non è comico, anzi si crea una tensione drammatica importante. Il sottotitolo è “dramma per due attori e un orologio”, perchè c’è questo orologio che fa da protagonista in quanto scandisce il passare del tempo essendoci la minaccia di questo attentato, di questa bomba che dovrebbe scoppiare a mezzanotte, alla vigilia di Natale, e quindi c’è Thomas che interroga Judith. Non è specificato se sia un agente segreto, un poliziotto, ma deve cercare di venire a capo di questa situazione e scoprire la verità. Ci sono anche dei battibecchi tra i due all’inizio che fanno sorridere, poi il ritmo diventa incalzante. Judith ha diverse sfaccettature, il suo atteggiamento non è mai del tutto rivelato ma resta ambiguo, in sospeso. Al di là della sua carriera di docente ha un percorso impegnato, un rapporto con l’ex marito che continua a frequentare e degli interessi politici forti per cui viene sospettata di essere mandante o esecutrice di questo attentato. E’ molto coinvolgente sia interpretarlo che assistere allo spettacolo e sono felice di essere in scena con un attore che stimo molto come Francesco Montanari”.

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“In altre parole” è una rassegna che permette di far conoscere i testi contemporanei non ancora rappresentati in Italia ma è anche un’opportunità per unire simbolicamente questi Paesi diversi attraverso il teatro…

“Noi stessi conosciamo attraverso la rassegna le rappresentanze delle varie ambasciate e degli istituti di cultura, e a volte anche gli autori ed è una bella occasione di incontro, è un aspetto interessante. Per me è un’esperienza nuova interagire ad esempio con il responsabile dell’istituto di cultura slovacca, mi piace dialogare e dove si riesce creare anche un collegamento tra loro e gli spettatori. Il primo appuntamento con il Québec è piaciuto molto, c’era un pubblico classico adulto, ma anche giovani delle università, di diverse scuole di recitazione. Per alcune di queste letture sceniche vengono coinvolti anche gli allievi dell’Accademia Nazionale Silvio D’Amico, dell’Accademia Teatrale Padiglione Ludwig, delle Officine Pasolini e della scuola Nino Manfredi di Ostia e poi ci sono degli studenti in platea che assistono. Pino Tierno e io abbiamo letto molte opere del Québec per arrivare a questa scelta perchè in genere hanno uno stile poetico e astratto, spesso sono scritti in versi e ne abbiamo cercato uno che potesse rispondere anche alla nostra sensibilità, così abbiamo individuato Fanny di Rébecca Déraspe”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“A dicembre e nella prima parte di gennaio riprendo “La Locandiera” di Carlo Goldoni con la compagnia Torino Spettacoli, che portiamo in scena da quasi quattordici anni. E’ un allestimento bellissimo, con le scene meravigliose realizzate da Emanuele Luzzati, i costumi del Settecento, e una compagnia di dieci attori molto bravi. A febbraio riprendo invece lo spettacolo La finta ammalata, sempre di Goldoni, un testo farsesco, molto comico, dove sono ancora presenti delle maschere della commedia dell’arte come Pantalone. Inoltre vorrei mettere in scena in estate un classico oppure La Locandiera e poi dovrò scegliere per la prossima stagione tra “Vigilia” e un testo di due autori spagnoli. Mi piacerebbe anche come produttrice teatrale continuare la collaborazione con lo stesso nucleo di attori con cui ho già lavorato, in base alla loro disponibilità e ai ruoli presenti nell’opera che porteremo a teatro, perché quando si crea una complicità è un valore aggiunto per lo spettacolo. Spero di riuscire a coinvolgere anche Sergio Muniz con cui c’è un bell’affiatamento, è un compagno di lavoro straordinario”.

di Francesca Monti

Grazie ad Alessia Ecora

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