Intervista con Mirko Matteucci, che conduce “I Mestieri di Mirko”, in esclusiva su RaiPlay: “E’ bello e divertente mettersi in gioco e provare ad imparare sempre cose nuove”

“In questa terza stagione andiamo alla scoperta delle tradizioni e delle eccellenze della Sicilia, che è una terra piena di bellezza, di vulcani e di artisti”. Dopo il successo delle precedenti edizioni, in esclusiva su RaiPlay è disponibile “I Mestieri di Mirko”, una produzione Rai Contenuti Digitali e Transmediali, con dieci nuovi episodi rilasciati ogni lunedì e interamente dedicati alla Sicilia, con protagonista Mirko Matteucci che racconta l’evoluzione dei lavori antichi che mantengono un legame indissolubile con il territorio e che vengono tenuti in vita dai tanti giovani che, con il giusto rinnovamento, rendono i “mestieri” italiani unici al mondo. Il conduttore accompagna il pubblico in questo viaggio con ironia e semplicità, ricoprendo al tempo stesso, il ruolo di cronista e quello di apprendista.

“Il nostro asso nella manica è proprio Mirko, perchè ha una disponibilità e una voglia di fare grandissime”, ci ha spiegato l’autore Mariano D’Angelo, che era con lui quando abbiamo realizzato questa intervista. “Non sembra possibile realizzare una puntata in un solo giorno ma lui ci riesce. Cominciamo a lavorare alle 6 di mattina, poi giriamo con la troupe e quando abbiamo fatto un’intera simulazione di una giornata di lavoro dove non c’è finzione, Matteucci prova a fare i mestieri, spesso sbaglia ed è normale che sia così perchè si trova davanti un artigiano o un artista che svolge quel lavoro da trenta anni, ma attraverso i suoi errori capiamo le capacità del nostro ospite. Una volta terminate le riprese, il regista, Mirko ed io completiamo le puntate con le passeggiate, quelle che in gergo sono chiamate coperture. Questa trasmissione funziona grazie a lui, che crea un’empatia con la gente che ci ospita perchè mette attenzione, premura, rispetto e dà valore al loro lavoro”.

In Sicilia, Matteucci scoprirà i colori e il calore della “Vucciria”  di Palermo con la sua Street Food, l’arte incantatrice dell’opera dei pupi, la solennità delle saline, il fascino maestoso dell’Etna con le sue coltivazioni Dop, i viaggi mistici dei carretti siciliani, i suoni arcaici dei tamburi fatti a mano, nonché le eccellenze culinarie locali come i cannoli, la cassata e la frutta martorana (ormai brand mondiali), i gamberi di Mazara del Vallo e i vini italiani IGP.

“I mestieri di Mirko” è un programma di Mariano D’Angelo, per la regia di Paolo Tommasini, il capoprogetto è Stefano Salandini, la curatrice Francesca Grego.

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Mirko, nella terza puntata della nuova stagione de “I Mestieri di Mirko” ambientata in Sicilia e disponibile su RaiPlay ci porta a Palermo, nello storico mercato della Vucciria, dove è alle prese con lo street food…

“In questa terza stagione andiamo alla scoperta delle tradizioni e delle eccellenze della Sicilia, che è una terra piena di bellezza, di vulcani e di artisti. Nella terza puntata protagonista è lo street food della Vucciria, uno dei mercati storici di Palermo. Mi sono cimentato con la preparazione delle arancine, delle panelle, delle crocché, del purpu, del panino con la meusa, ho arrostito le stigghiole, ho fatto anche l’arrotino perchè sia il macellaio che il pescivendolo hanno bisogno di coltelli affilati. Ci sono tante storie da raccontare e quindi sono diventati due episodi, in cui sono accompagnato da guide d’eccezione: il simpaticissimo Masino Zummo, Street Food Blogger, e Gianfranco Lo Piccolo, esperto di tradizioni popolari siciliane, un uomo acculturato ma al contempo semplice. Noi siamo modesti e disponibili a fare quello che ci chiedono, così risultiamo simpatici, sappiamo farci volere bene e la gente ci aiuta volentieri”.

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Tra tutti gli incontri che ha fatto in Sicilia ce n’è uno che l’ha colpita maggiormente? 

“E’ difficile scegliere ma dovendone indicare uno direi quello con Salvatore Nicolosi, un maestro pittore dei carretti siciliani. Sono entrato in questo mondo che non conoscevo e ho scoperto un’arte bellissima. Questi carretti sono coloratissimi, disegnati bene, raccontano storie religiose o epiche, sono dei veri capolavori”.

In queste tre stagioni ha girato l’Italia e si è cimentato in molti mestieri diversi. Qual è stato quello più complicato? 

“Ce ne sono stati tanti (sorride). Abbiamo fatto più di cinquanta mestieri diversi. Ho rischiato la vita nella cava di marmo a Massa Carrara, quando mi sono calato da questo strapiombo di dieci metri e sono scivolato ma fortunatamente ero imbragato e sono riuscito a buttarmi sulla destra. A Cremona invece la creazione del violino è stata parecchio complicata, così come la realizzazione di un mosaico, fare la ceramica, spaccare le pietre in Trentino, ma anche raccogliere i fichi d’India in Sicilia perchè hanno queste spine leggerissime e a volte una folata di vento te le può mandare sul corpo… e a fine puntata ne avevo parecchie sulle mani e sulle braccia. A Catania invece mi sono cimentato con i pupi siciliani, ho provato a manovrarli con scarso successo, e ho capito che devi essere un artista nel crearli, farli muovere, dare loro voce, battere il tacco a cadenza per lo spettacolo. Sono mestieri che risultano semplici per chi li fa da una vita, ma è bello e divertente mettersi in gioco e provare ad imparare sempre cose nuove”.

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In quanto tempo viene realizzata ogni puntata?

“Siamo partiti in cinque a bordo di un pulmino Fiat Ducato, io, il capoprogetto, il produttore esecutivo, il regista, e l’autore Mariano D’Angelo, da cui è nata l’idea de I mestieri di Mirko. Con il traghetto siamo poi arrivati in Sicilia. Ogni giorno facevamo un sopralluogo e l’indomani giravamo la puntata, spostandoci poi in un’altra città. Ci divertiamo molto, siamo un team da paura”.

Ne “I Mestieri di Mirko” viene messa in risalto l’abilità dei vari artigiani, ma c’è anche una particolare attenzione ai giovani e all’imprenditoria femminile. Che idea si è fatto a riguardo?

“Mi sono fatto un’idea molto positiva a riguardo, ho incontrato e intervistato parecchi ragazzi e ragazze davvero in gamba, che portano avanti la tradizione inserendo anche delle novità. Penso ad esempio a due giovani, una agronoma e l’altra studentessa di economia e marketing che hanno introdotto le loro innovazioni nelle aziende che producono l’olio nella Sabina, o ai vigneti biologici nel trapanese muniti di sensori per capire se la pianta si sta ammalando o se serve l’acqua, ma anche alle borse di tolfa realizzate vicino a Roma in una ditta antichissima dove una ragazza è diventata la titolare portando le sue idee o al ragazzo che crea le biciclette di bambù ecosostenibili a Roma. E ancora il nipote di un fabbro che abita vicino a Lucca, che mette in vendita su varie piattaforme online le opere create dal nonno, un signore ottantenne che usa questo maglio, un martello gigante di legno medioevale, a velocità stratosferica. Ci sono persone provenienti da tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda all’Argentina, che arrivano nel suo paese per vedere come lavora. Tra l’altro utilizza elettricità generata grazie a bobine collegate a un laghetto a caduta d’acqua libera, che aziona sia il maglio che l’energia elettrica. L’acqua usata viene poi restituita pulita, quindi abbiamo un lavoro medioevale ecosostenibile”.

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Parlando di tradizioni, ce n’è una in particolare, magari inerente alla sua infanzia o alla sua terra, a cui è legato?

“Mio nonno aveva un carretto con la frutta. Da ragazzo sono andato spesso ad aiutare mio padre ai mercati generali a caricare la frutta, portandola nel pulmino e scaricandola in negozio, poi ho fatto il fioraio. La puntata di “I Mestieri di Mirko” in cui sono andato al mercato a comprare e poi a vendere i fiori mi ha riportato alle mie origini. Forse è questa la tradizione di famiglia a cui sono più legato”.

di Francesca Monti

credit foto ufficio stampa

Si ringrazia Francesca Procopio

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