Intervista con Bianca Nappi, su Rai 1 con “Il Metodo Fenoglio”: “Questa serie indaga in modo particolare il male che si annida dove meno te lo aspetti”

“Il mio personaggio ha anche una doppia vita, ha tanti strati, e verrà messo più a fuoco nel corso delle puntate”. Radiosa, profonda, ironica, Bianca Nappi è tra i protagonisti di “Il Metodo Fenoglio”, tratta dai romanzi de Il Maresciallo Fenoglio di Gianrico Carofiglio, editi da Einaudi, con la regia di Alessandro Casale, coprodotta da Rai Fiction e Clemart, in onda il lunedì sera su Rai 1.

Attrice eclettica, con una splendida carriera, impreziosita dalle recenti partecipazioni a prodotti di grande successo quali “Le indagini di Lolita Lobosco”, “Tutto chiede salvezza”, “Per Elisa – Il caso Claps”, nella serie noir veste i panni di Tonia Grimaldi, moglie del boss Nicola (Marcello Prayer), donna della mala a cui viene rapito il figlio.

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Bianca Nappi e Alessio Boni in “Il Metodo Fenoglio” – credit foto ufficio stampa

Bianca, nella serie “Il Metodo Fenoglio” interpreta Tonia Grimaldi. Come si è approcciata a questo personaggio?

“Il Metodo Fenoglio è un noir che si sviluppa in quattro serate per un totale di otto episodi e man mano che la storia va avanti il mio personaggio verrà messo più a fuoco e sarà al centro di questo giallo che Fenoglio, interpretato da Alessio Boni, deve risolvere. Tonia è una donna della mala a cui capita una tragedia immensa ma in realtà ha anche una doppia vita, ha tanti strati. Ha dei picchi di tragedia molto alti, tra cui una scena straziante che non posso rivelare, quindi ho scelto di non preparare quei momenti, di non schematizzarli in un repertorio espressivo, ma di viverli per vedere cosa usciva. Spero che i risultati siano buoni”.

E’ una serie noir ma che ha anche un tocco di ironia che serve a sdrammatizzare alcune situazioni…

“Soprattutto al personaggio interpretato da Paolo Sassanelli, Pellecchia, l’aiutante di Fenoglio, è affidato il compito di stemperare la tensione. E’ una storia che non ha dei toni rosa, è tratta da questa trilogia di romanzi di Gianrico Carofiglio che raccontano anche uno spaccato storico della Bari di quegli anni, partendo dall’incendio doloso del Teatro Petruzzelli che fu una catastrofe per la città e il segno di qualcosa di negativo che stava accadendo, per arrivare alla nascita della criminalità organizzata barese”.

E’ una storia che ci fa anche capire quanto sia difficile distinguere quello che è giusto e ciò che è sbagliato, attraverso le vicende dei vari personaggi…

“Effettivamente questa serie indaga in modo particolare il male che si annida dove meno te lo aspetti, cioè dove dovrebbe esserci il bene, e in qualche altro momento mette in luce, forse anche attraverso il mio personaggio, il bene dove invece dovrebbe esserci dichiaratamente il male”.

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Bianca Nappi in “Il Metodo Fenoglio” – credit foto ufficio stampa

Lei è originaria di Trani, che non è molto distante da Bari. Che ricordo ha del 1991 e dell’incendio del Teatro Petruzzelli?

“Ricordo che fu un evento molto sentito perchè il Teatro Petruzzelli, che oggi ha una vita artistica e culturale fervente, era anche allora il centro della città. Nel 1991 ero una bambina e ai tempi, quando andavo con i miei genitori, Bari era un po’ pericolosa, bisognava fare attenzione, c’erano delle zone dove era meglio non addentrarsi. Nulla a che vedere con quella di oggi, che è splendida, ricca di turisti, di offerte culturali, e si può visitare tranquillamente. E’ importante ricordare un momento storico di una città che si è evoluta in meglio, e far conoscere questa vicenda affinché non accadano più cose simili”.

Bari fa da sfondo anche a “Le indagini di Lolita Lobosco”, un’altra serie di successo, una storia completamente diversa, che la vede tra i protagonisti nel ruolo della Pm Marietta, migliore amica di Lolita (Luisa Ranieri) …

“E’ interessante perchè in “Le indagini di Lolita Lobosco” si racconta la Bari di oggi, attraverso una serie dove c’è sempre un giallo essendo tratta dai romanzi di Gabriella Genisi, ma è una storia più rosa, spumeggiante, vivace, contemporanea”.

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Bianca Nappi e Luisa Ranieri in “Le indagini di Lolita Lobosco” – credit foto Duccio Giordano

Cosa ha aggiunto Marietta al suo percorso artistico e personale?

“Marietta è scoppiettante, porta una ventata di aria fresca. E’ un personaggio che mi ha dato tanto, è molto amato dal pubblico perchè regala leggerezza, è l’amica che tutti vorrebbero avere e assomiglia a parecchie donne che esistono nella realtà ma magari un po’ si nascondono, invece lei si esprime liberamente. Come attrice interpretarla è divertente e liberatorio, e penso che restituisca agli spettatori questo senso di libertà e spensieratezza”.

Da una Pm ad un’altra molto differente, Felicia Genovese, da lei impersonata nella serie “Per Elisa – Il caso Claps”, dove con grande veridicità, accuratezza e sensibilità, è stata raccontata una tragica storia che ha segnato il nostro Paese…

“La serie ha raccontato questa tragica storia in maniera puntuale, non c’è nulla di romanzato, anche perchè è stata realizzata in collaborazione con la famiglia Claps. Sono due progetti diversi, due ruoli distanti, anche perchè Marietta è un personaggio inventato mentre Felicia è realmente esistente. Mi sono sentita onorata di far parte di “Per Elisa – Il caso Claps”. Ricordo molto bene la sua storia, essendo quasi coetanee se fosse ancora in vita, la sua scomparsa, la battaglia della famiglia Claps per diciassette lunghissimi anni per poi arrivare a quella verità terribile che i famigliari avevano capito fin dal primo giorno. Portare su Rai 1 questa vicenda che è purtroppo fatta anche di negligenze, di distrazioni, di errori banali è stato importante non solo per la memoria di Elisa e per restituire qualcosa a questa famiglia ma anche come monito per il futuro. Si è tentato per anni di far passare l’idea che si fosse allontanata da sola nonostante fosse una ragazzina di provincia, di ottima famiglia, con una vita tranquilla, in un’epoca in cui non c’erano i social o i cellulari. Oggi molte cose sono cambiate e credo che quello che è accaduto allora a Elisa Claps difficilmente succederebbe”.

Da donna, mamma, attrice da cosa pensa si debba partire per cambiare questa società dove si sono persi i valori importanti e dove ogni giorno avvengono femminicidi e violenze sulle donne? 

“Secondo me servono le istituzioni, le leggi, l’educazione a scuola e in famiglia, le manifestazioni fatte in questi giorni, coltivare degli interessi vitali piuttosto che abbruttirsi spiando ad esempio le storie su Instagram di altra gente, ed è necessario che le madri e i padri diano dei buoni esempi.  Non esiste la pozione magica per risolvere il problema ma va fatto quotidianamente un lavoro a tanti livelli”.

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Bianca Nappi in “Tutto chiede salvezza” nei panni dell’infermiera Rossana – credit foto Netflix

Mi ricollego ad altre due serie a cui ha preso parte, “Tutto chiede salvezza” che affronta il tema della salute mentale, e “La vita che volevi” che parla della transizione di genere e le chiedo che ruolo possono avere le arti nel far riflettere le persone riguardo certe tematiche importanti?

“L’arte intesa come comunicazione ha il suo peso, infatti “Tutto chiede salvezza” è stata particolarmente apprezzata perchè per la prima volta in Italia si è parlato di malattia mentale in quanto il protagonista che ne viene colpito è un ragazzo come tanti, con una famiglia normale, perciò fa capire quanto il male oscuro possa annidarsi dappertutto. C’è stato un grande riscontro trasversale su questo tema da parte del pubblico. Quando la comunicazione è fatta bene, con autenticità, può essere sicuramente di aiuto”.

La scorsa estate è stata ospite al Giffoni Film Festival dove ha incontrato tanti giovani appassionati di cinema. Che esperienza è stata?

“E’ stato un incontro bellissimo, Giffoni è un’oasi di bellezza, di creatività, è un festival necessario perchè dà la possibilità a tantissimi ragazzi e ragazze di confrontarsi, di partecipare ai laboratori, di parlare con persone che svolgono il lavoro che vorrebbero fare in futuro e questo permette loro di capire se sia la strada giusta da seguire oppure no”.

Com’è nata la sua passione per la recitazione?

“Penso di avere avuto questa passione, questo interesse per l’arte in generale fin da piccola e poi crescendo e mettendomi alla prova, cercando delle piccole realtà dove cominciare a recitare, mi sono accorta che poteva essere la mia strada e poteva diventare un lavoro. E’ stato un percorso lungo”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Usciranno la serie “La vita che volevi” e anche una commedia deliziosa, e poi stiamo finendo di girare la nuova stagione de Le indagini di Lolita Lobosco”.

C’è qualcosa con cui ancora non si è misurata e che le piacerebbe fare in futuro?

“Ce ne sono tantissime. Mi piacerebbe potermi confrontare maggiormente con un mercato non italiano ma anche tornare a fare teatro in un certo modo e spero che questo avvenga il prima possibile. L’augurio per me stessa è poter lavorare su ruoli non troppo stereotipati e quindi incontrare una scrittura che mi permette di connettermi con parti diverse di me”.

di Francesca Monti

credit posato copertina Dirk Vogel

Si ringraziano Giuseppe Corallo, Amendola Comunicazione e Daniela Staffa

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