“E’ un personaggio un po’ fuori dai canoni del classico poliziotto perchè sa farsi valere, è preparato nel lavoro, tira fuori la forza, la tenacia, la temerarietà quando è necessario ma allo stesso tempo nasconde dentro di sé una certa tenerezza e delle fragilità”. Luigi Miele è approdato nel 2022 ad “Un Posto al sole”, in onda dal lunedì al venerdì alle 20,50 su Rai 3, entrando immediatamente nel cuore del pubblico con il personaggio dell’affascinante poliziotto Damiano Renda, ex scorta del magistrato Nicotera (Paolo Romano), che sta vivendo una storia d’amore con Viola (Ilenia Lazzarin) e ha un figlio, Manuel (Manuel D’Angelo), avuto da Rosa (Daniela Ioia).
Il talentuoso attore ha frequentato la sua prima scuola di recitazione a 11 anni, ha preso parte a serie di successo quali La Squadra e Il Commissario Ricciardi 2, ed è un appassionato cinefilo e collezionista di libri, come ci ha raccontato in questa intervista.
Luigi, in “Un Posto al sole” interpreta il poliziotto Damiano Renda. Qual è il tratto del suo personaggio che le piace maggiormente?
“Damiano è diverso da me, è un personaggio un po’ fuori dai canoni del classico poliziotto perchè sa farsi valere, è preparato nel lavoro, tira fuori la forza, la tenacia, la temerarietà quando è necessario ma allo stesso tempo nasconde dentro di sè una tenerezza, una sensibilità e delle fragilità soprattutto nei momenti intimi, nel rapporto con Manuel o con Viola e questo contrasto lo rende molto interessante. Un aspetto che ci lega è forse proprio questa tenerezza”.
Nelle ultime puntate abbiamo visto che Damiano, nonostante le difficoltà, ha deciso di vivere la sua storia d’amore con Viola …
“La storia va avanti ma non sappiamo come andrà a finire. Di base è come se i personaggi crescessero con noi attori e gli autori si lasciassero anche influenzare nella scrittura da quello che ci accade nella vita reale. Ci saranno sicuramente delle novità…”.

Luigi Miele e Manuel D’Angelo in Un Posto al sole – credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle
La storia di Damiano con Viola ha diviso il pubblico, tra chi fa il tifo per loro e chi invece vorrebbe un ricongiungimento tra il suo personaggio e Rosa, la mamma di suo figlio Manuel…
“E’ uno studio antropologico sull’Italia, sugli spettatori. C’è chi preferisce riunire la famiglia e far tornare insieme Damiano e Rosa e chi invece pensa che se una storia non funziona è giusto che ognuno prenda la propria strada e si rifaccia una vita con chi vuole. Siamo a un punto di divisione, io non ho delle preferenze (sorride) però, per noi che interpretiamo questi personaggi, è interessante vedere cosa suscitano nel pubblico. Per strada a volte le persone mi fermano e mi danno dei consigli come se fossi davvero Damiano. Questo fa capire quanto una storia possa creare un dibattito”.
Damiano ha vissuto anche un dilemma interiore, essendo diviso tra il perseguire la lealtà e la giustizia essendo un poliziotto e l’amicizia che lo lega ad Eduardo che è un boss della camorra…
“Quella è stata attorialmente parlando la parte più bella di Damiano. Io e Fiorenzo Madonna è come se avessimo creato veramente un grande legame e quasi si percepisce questa vecchia amicizia, per cui ci si vuole bene ma al contempo si è distanti, avendo fatto scelte di vita diverse. Il mio personaggio non è lineare, prova a fare la cosa giusta ma a volte sbaglia, è positivo ma ha i suoi difetti, i suoi pregi, i suoi conflitti interiori che sono chiari sia dal punto di vista dell’amicizia che nel rapporto con Rosa o con Viola. Cerca sempre di ferire il meno possibile gli altri e si prende la responsabilità di quello che fa, come ad esempio quando ha deciso di aiutare Eduardo ed è stato poi sospeso dal lavoro. Sotto questo aspetto c’è un’ammirazione da parte mia nei suoi confronti”.
Qual è il lato o la sfumatura di Damiano che le piacerebbe emergesse nel corso delle puntate?
“Il mio personaggio, così come quelli di Rosa (Daniela Ioia) e di Eduardo (Fiorenzo Madonna), sono ben scritti, hanno un background che li rende interessanti. Per quanto riguarda Damiano forse mi piacerebbe che emergessero i rapporti con la sua famiglia di origine”.
Qual è il suo ricordo legato al primo giorno sul set di “Un Posto al sole”?
“Un Posto al sole è una macchina da guerra, c’è un lavoro enorme e una cura nei minimi dettagli. Il primo giorno sul set è stato abbastanza traumatico perchè i tempi delle riprese sono molto veloci e questo ti incoraggia, ti mette nella condizione di dare tutto e subito, senza perdere tempo. All’inizio mi ha un attimo destabilizzato ma poi ho legato con la troupe, i registi e gli attori, si è creata un’atmosfera famigliare e ora mi sento a mio agio”.

Luigi Miele ne Il Commissario Ricciardi 2 credit foto Beatrice Chima / Luigi Miele Instagram
E’ stato protagonista della puntata “Serenata senza nome” nel ruolo di Vincenzo Sannino nella serie “Il Commissario Ricciardi 2”. Che esperienza è stata tuffarsi nella Napoli degli anni Trenta?
“E’ successo tutto in un mese, ho preso il ruolo in Un Posto al sole e dopo due settimane e tre provini mi hanno confermato quello ne Il Commissario Ricciardi. E’ stato meraviglioso vivere l’atmosfera della Napoli degli anni Trenta, lavorare con Lino Guanciale, Antonio Milo, il regista Tescari, girare a Taranto, Napoli, Roma in estate. Vincenzo è un personaggio bellissimo, particolare, un pugile italo-americano, con l’aspetto da duro ma il cuore di un poeta. Un po’ come Damiano”.
Come si è avvicinato al mondo della recitazione?
“Sono originario di Castellammare di Stabia e ho preso parte ad una scuola di recitazione a 11 anni che si focalizzava molto sul teatro e ci faceva fare anche i provini. La mia prima esperienza da attore su un set è stata nella serie La Squadra venti anni fa, nello stesso Centro di Produzione di Napoli, e tornare lì per Un Posto al sole dopo tanto tempo è stato strano. Poi mi sono trasferito a Roma, ho frequentato il “Duse International” diretto da Francesca De Sapio e Vito Vinci, e sono seguito da un coach. A Napoli ho lavorato maggiormente a teatro, mentre a Roma sono stati ho fatto più ruoli televisivi e cinematografici”.
In quali progetti sarà impegnato, oltre a “Un Posto al sole”?
“In primavera sarò a teatro con uno spettacolo con la regia di Giancarlo Sepe”.
Quali sono i suoi hobbies preferiti?
“Sono un cinefilo e un accumulatore seriale di dvd e libri, mi piace leggere, fare sport, dal crossfit al pugilato e mi sono avvicinato molto alla musica via software. Un’altra mia passione è la scrittura sia di drammaturgia teatrale che di racconti brevi e poesie, e alcuni sono stati anche pubblicati qualche anno fa su delle riviste letterarie italiane”.
Qual è il suo film preferito?
“Sono un fan della saga di Rocky e poi c’è un film che amo molto, con Gérard Depardieu, si chiama Tutte le mattine del mondo ed è tratto dal romanzo di Pascal Quignard”.
Il suo libro del cuore invece qual è?
“Il vagabondo delle stelle di Jack London, che è il mio mito”.
Quale libro consiglierebbe di leggere?
“Sono un fan dei classici, se dovessi dare un consiglio direi di leggere un libro di Dostoevskij o di Bukowski”.
Cosa si augura per il 2024?
“Mi auguro di fare cose nuove, non solo lavorative. Mi piace mettermi spesso in discussione, uscire dalla comfort zone. Vorrei fare un corso di danza moderna e viaggiare di più”.
di Francesca Monti
credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle
Si ringrazia Stefania Lupi
