Lo splendido foyer del Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania ha ospitato la presentazione della Turandot, opera lirica che avrà la sua prima giorno 12 gennaio, proprio nel meraviglioso teatro catanese. La regia sarà firmata da Alfonso Signorini, con la direzione dell’Orchestra e Coro dell’ente lirico etneo affidata al maestro tedesco Eckehard Stier, già presente sul più prestigioso podio catanese per il concerto di capodanno.
Il teatro Massimo Bellini celebra il centenario della morte del grande Giacomo Puccini, dando avvio alla stagione di opere e balletti del 2024 con la Turandot. Questo grande capolavoro in tre atti, il cui libretto si deve a Giuseppe Adami e Renato Simoni, non venne completato dal grande compositore lucchese perché un grave tumore alla gola, considerato inoperabile, lo portò alla morte. A Catania l’opera verrà eseguita con il finale alternativo di Luciano Berio, creato dal compositore di Imperia nel 2001 e messo in scena per la prima volta, nel 2002, a Los Angeles.
Nell’importante compagnia di canto si avvicenderanno i soprani Daniela Schillaci e Anastasia Boldyreva, nel title role; i tenori Angelo Villari e Marco Berti nel ruolo del principe ignoto Calaf; i soprani Elisa Balbo e Cristina Arsenova nell’interpretazione di Liù; i bassi George Andguladze e Gianfranco Montedoro nelle vesti di Timur. Il tenore Vincenzo Taormina, il baritono Salvatore Pugliese e il basso Blagoj Nacoski incarneranno, rispettivamente, i dignitari imperiali Ping, Pang e Pong. Il cast vocale si compone anche del tenore di Mario Bolognesi, che darà voce all’imperatore Altoum e del basso Tiziano Rosati, che interpreterà i panni di un mandarino.
Protagoniste dell’opera saranno le pluripremiate formazioni artistiche dell’ente lirico etneo, ossia l’Orchestra e il Coro, quest’ultimo preparato da Luigi Petrozziello. L’opera godrà anche dell’apporto del Coro interscolastico di voci bianche Vincenzo Bellini, la cui insegnate e direttrice è Daniela Giambra.


La presentazione dell’evento, tenutasi alla presenza di alcuni membri del cast e del Grand’ufficiale della Repubblica italiana Luigi Albino Lucifora, è stata condotta dalla giornalista Caterina Rita Andò, responsabile della comunicazione del Bellini. L’incontro è stato caratterizzato dagli interventi di Giovanni Cultrera di Montesano, sovrintendente del Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania, Fabrizio Maria Carminati direttore artistico del Teatro Massimo Vincenzo Bellini, di Salvatore Vicari, direttore artistico del Teatro Massimo Vincenzo Bellini, del suddetto Eckehard Stier e del regista Alfonso Signorini.

Il conduttore televisivo, scrittore e giornalista milanese ha già mostrato le sue doti registiche dirigendo in passato vare opere teatrali, tra cui proprio la Turandot.
Signorini ha dichiarato: «Sono felice di poter svolgere la mia regia in un teatro con un’acustica unica al mondo e in cui si è esibita, tra il ’49 e il ’51, Maria Callas in celebri opere quali Aida, La Traviata e Norma. La Turandot sarà all’insegna della musica e del rispetto per Giacomo Puccini. Io ritengo che Puccini fosse un uomo che si proiettava in avanti. Oltre ad essere un grande musicista era un uomo di spettacolo che amava le arti e il cinema. Infatti assistette alla prima proiezione dei fratelli Lumiere il 28 dicembre 1895 al Grand Cafè di Parigi, rimanendo impressionato. Nella sua scrittura, nei suoi canovacci Puccini ha sempre ben presente l’arte dello spettacolo. Per questo e per tante altre ragioni ritengo che fare la regia di una sua opera significhi innanzitutto rispettare la sua drammaturgia. Questo è anche un mio credo, nel senso che non sono per lo stravolgimento delle opere, del melodramma perché non ne hanno bisogno. Il melodramma, che nasce, nel nostro paese, ha già tutto in nuce, ha già tutto in sé. Trasmette dei messaggi, dei valori che arrivano dritti al cuore anche agli uomini del terzo millennio.

Quindi, per quanto mi riguarda, io mi metto totalmente al servizio della musica. Per cui non sarà la “Turandot di Signorini” ma di Giacomo Puccini, naturalmente con le mie suggestioni, perché conosco la musica, la suono, la leggo e quindi mi piace cogliere tutti i suggerimenti che gli autori, da Puccini a Verdi a Bizet e altri grandi, danno per la drammaturgia. E in questo Puccini è molto pratico e sensibile.
L’innovazione che io apporto è data dalla centralità della musica e da quella del personaggio di Liù. Perché è una figura centrale di questa nuova Turandot. Liù non è soltanto, come vuole la tradizione, la schiava succube innamorata di un uomo che non la considera, che è Calaf, ma ha un ruolo fondamentale nell’opera. infatti è colei che, tramite il suo sacrificio, sensibilizza Turandot all’amore. Turandot, grazie a Liù, si trasforma da donna refrattaria ai sentimenti e sostanzialmente frigida, in donna appassionata, che si scalda al bacio di Calaf. Liù compie una sorta di missione in maniera assolutamente lucida, perché sa che si sacrifica per amore. È proprio grazie a Liù, infatti, che Calaf scioglierà il terzo enigma, perché lo rincorrerà e gli sussurrerà all’orecchio il terzo enigma, che è Turandot. È per questo motivo che Turandot ordinerà l’esecuzione di Liù. È attraverso questo suo sacrificio che Turandot si scoprirà donna, si scoprirà innamorata e cederà all’amore. Infatti, alla fine dell’opera, quando l’amore trionferà, Turandot e Calaf, tenendosi per mano, caleranno la corona della principessa di gelo sul capo di Liù, a riconoscere questa sua centralità. Nell’opera c’è anche un altro elemento molto importante, che è quello dello stupro subito dall’ava della Turandot, Lou-Ling, come raccontato dalla stessa Turandot nella sua celebre aria “In questa reggia. E c’è un incontro, nel terzo atto, tra questo spettro che vaga eternamente e Turandot. In questo incontro la protagonista capirà che è arrivato il momento di scioglier le sue riserve.»


Giovanni Cultrera, nel corso della presentazione, ha asserito che il riconoscimento del canto lirico italiano come patrimonio culturale immateriale dell’umanità da parte dell’UNESCO costituisca la testimonianza dell’importanza che esso ha nel presente e che continuerà ad aver in futuro. Il sovrintendente ha aggiunto che la grande attesa che ha accompagnato i giorni che stanno precedendo la prima si è sostanziata in un rapidissimo sold out di tutte le date previste, come posto in rilievo anche dal direttore amministrativo Salvatore Vicari. Cultrera ha sottolineato le qualità registiche di Signorini, ricordando come questi abbia diretto la scorsa estate “Cavalleria Rusticana”, ambientandola a Vizzini. Il sovrintendente ha focalizzato inoltre l’attenzione sul livello elevato del cast che annovera al suo interno anche due artisti siciliani quali il soprano Daniela Schillaci e il tenore Angelo Villari, sottolineando anche la bellezza dell’allestimento. Quest’ultimo è frutto della cooperazione tra il Festival Pucciniano di Torre del Lago e il Teatro Nazionale Georgiano di Tbilisi, con le scene, di Carla Tolomeo, e i costumi, di Fausto Puglisi, ripresi da Leila Fteita. Fabrizio Maria Carminati ha messo in risalto come si tratti di una realizzazione “ardita” dell’opera di Puccini, perché è stato aggiunto il completamento della stessa ideato da Luciano Boerio, uno dei maggiori esponenti di quell’importante esperienza dodecafonica che ha caratterizzato Milano alcune decadi fa. Lo stesso direttore artistico ha messo in rilievo come nel programma del 2024 del Teatro Massimo Bellini vi sia una novità assoluta, in quanto è stato commissionato a Marco Tutino “Il Berretto a sonagli”, su libretto dello stesso compositore. La messa in scena operistica di una commedia di Pirandello rappresenta una prima mondiale. Il maestro tedesco Eckehard Stier, ha affermato che, guidando l’orchestra si metterà al servizio della musica, così come farà con la sua regia Signorini, in un tempio operistico unico al mondo.
di Gianmaria Tesei
