Intervista con Aurora Peres, tra i protagonisti della terza stagione di “Doc – Nelle tue mani”: “Il personaggio di Barbara mi ha dato la possibilità di concedermi alti e bassi con ironia”

“Per la prima volta ho avuto la possibilità di fare una lunga serialità, girando per sette mesi, dovendo mantenere la concentrazione sullo sviluppo di un personaggio e ho avuto anche modo di approfondire delle parti di me”. Aurora Peres è tra le new entries del cast della terza stagione della serie di successo “DOC – Nelle tue mani” in cui veste i panni di Barbara, l’assistente personale del Dottor Andrea Fanti (Luca Argentero).

Attrice di grande talento, che il pubblico ha potuto apprezzare anche nell’interpretazione di Maria Fida Moro nella serie “Esterno Notte”, sarà da marzo a teatro con “Lemnos” di Giorgina Pi.

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credit foto Virginia Bettoja

Aurora, è una delle new entry della terza stagione della serie “Doc – Nelle tue mani” dove riveste il ruolo di Barbara, l’assistente personale del Dottor Andrea Fanti. Cosa può raccontarci a riguardo?

“Barbara è un’assistente molto devota, che con cura e attenzione cerca di aiutare DOC a ricordare tutti gli eventi e lo affianca affinché possa dare il meglio, secondo lei, nel suo lavoro, soprattutto perchè sarà sotto pressione a causa di alcune situazioni amministrative. A volte, in maniera goffa, proverà anche a riportare DOC al rispetto degli schemi ma la genialità del dottor Fanti invece sta nell’andare fuori dalle righe e sarà divertente il contrasto che si creerà tra loro”.

Come si è trovata sul set entrando a far parte di questa grande “famiglia”?

“Mi sono trovata benissimo con tutti, dal cast artistico a quello tecnico, dai registi alla produzione, e si è creato un bellissimo rapporto. Luca Argentero in particolare mi ha fatto sentire a casa e a mio agio. Mostrando il suo grande cuore e la sua intelligenza ha fatto in modo che si potesse creare fino in fondo questa piccola coppia comica, dandomi spazio e anche la possibilità di inventare. Sul set è stato un piacere ritrovare Sara Lazzaro, una cara amica con cui avevo lavorato quattordici anni fa”.

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credit foto Virginia Bettoja

Che tipo di lavoro ha fatto per vestire i panni di Barbara? 

“E’ molto lontana da me quindi ho cercato di concentrarmi sulla cura e sulla devozione, come se fosse una sorella che accompagna una persona a cui tiene molto e vuole che dia il meglio di sè, e poi ho fatto un lavoro sulla commedia tragicomica, in particolare sul clown, sul fatto di riuscire a stare in situazioni assurde fino in fondo, prendendomi in giro”.

Cosa hanno aggiunto questa serie e questo personaggio al suo percorso artistico e umano?

“Hanno aggiunto tantissimo. Per la prima volta ho avuto la possibilità di fare una lunga serialità, girando per sette mesi, e dovendo mantenere la concentrazione sullo sviluppo di un personaggio. Ho approfondito delle parti di me e poi è anche la prima volta che lavoro su un ruolo un po’ buffo, andando in territori finora inesplorati ma che mi appartengono”.

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credit foto Virginia Bettoja

Cosa le ha regalato Barbara e viceversa?

“Barbara mi ha dato la possibilità di concedermi alti e bassi, e anche fragilità con ironia, mentre io le ho regalato la mia goffaggine, il rendersi ridicola”.

Recentemente ha preso parte a “Esterno notte” nel ruolo di Maria Fida Moro. Cosa le ha lasciato questo progetto e cosa ha scoperto in più riguardo alla vicenda di Aldo Moro rispetto a quanto già sapeva?

“E’ stato un momento di grande crescita dal punto di vista umano e professionale. Abbiamo girato la serie durante la pandemia e le scene erano per la maggior parte della storia all’interno di una casa. Grazie a questo progetto è venuto alla luce in modo potente il lato umano della famiglia Moro, il loro punto di vista, ed è stato trattato con grande rispetto dalla regia e dalla produzione. Per la preparazione del personaggio ho letto le lettere di Moro e i libri scritti da Maria Fida e poi ho approfondito ulteriormente la vicenda dal lato storico ed è stata una chiave di lettura importante per comprendere la società attuale”.

Cosa l’ha colpita maggiormente di Maria Fida Moro del suo rapporto con il padre leggendo i documenti e i suoi libri?

“Mi ha colpito soprattutto la sua grande dolcezza e la stima reciproca tra Maria Fida e Aldo Moro, ma anche il suo profondo senso di giustizia”.

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credit foto Dirk Vogel

Lei proviene da una famiglia di fisici, com’è nata la sua passione per la recitazione?

“La fisica ti apre altri mondi e inevitabilmente ti costringe al bisogno di vedere qualcosa che non riesci a scorgere in quel momento. I fisici fanno questo attraverso calcoli scientifici, teoremi e leggi complicate, che daranno delle prove ma devi avere una predisposizione a immaginare qualcosa che non c’è. Inoltre mio papà ha sempre ascoltato musica classica, jazz, blues e sono cresciuta con queste canzoni. Questo mi ha influenzato sicuramente ma ho avuto anche bisogno di creare il mio modo di vivere immaginando vite e mondi fantastici attraverso i romanzi che leggevo”.

Che ruolo ha la musica nella sua vita?

“E’ importantissima, anche le mie scelte lavorative e teatrali ne risentono. Io collaboro ad esempio con la compagnia Bluemotion di Giorgina Pi, fondatrice del Collettivo Angelo Mai, in cui l’elemento fondamentale è la musica e nel mio caso c’è un lavoro profondo sul canto. Ascolto tutti i tipi di musica, da quella sperimentale ad Apparat passando per le canzoni del Festival di Sanremo, perchè penso che rispecchino molto quello che stiamo vivendo. L’ultimo concerto che ho visto, tra l’altro bellissimo, è stato quello di Daniela Pes pochi giorni fa. Il mio sogno è studiare il theremin, questo strumento elettronico particolare perchè mi piacerebbe lavorare con quel suono”.

A proposito del Festival di Sanremo, c’è una canzone in particolare tra quelle presentate negli anni che le sta più a cuore?

“Mi piacciono le canzoni dei Festival di Sanremo di un tempo, in particolare quelle di Luigi Tenco e Mia Martini. Tra gli artisti contemporanei apprezzo molto Diodato, che conosco da quando ancora faceva concerti all’Angelo Mai, La Rappresentante di Lista, Colapesce Dimartino… e Loredana Bertè perchè ha quella capacità di risollevarsi dal tragico con ironia e autoironia”.

Ha preso parte anche al film “Era scritto sul mare” come voce narrante…

“Sono stata la voce narrante di questo film ed è stato interessante perchè ho conosciuto una realtà nuova come quella dei pescatori di Marettimo che si sono imbarcati su bastimenti per emigrare verso gli Stati Uniti d’America e hanno fatto fortuna. La migrazione, questi uomini in mare e la lontananza dalle loro famiglie erano tematiche connesse all’attualità e alla situazione dei migranti di oggi. Inoltre ho avuto la possibilità di cantare perchè ho lavorato con Valerio Vigliar che è anche musicista della compagnia Bluemotion e ho collaborato non solo all’interno del progetto ma anche in una canzone che viene cantata e che è riadattata da lui”.

A teatro invece è stata protagonista dello spettacolo “Lemnos” di Giorgina Pi, che ha anch’esso uno stretto legato con l’attualità. Verrà ripreso in questa stagione?

“Verrà ripreso a marzo all’Angelo Mai di Roma. Anche questo è uno spettacolo molto potente perchè si parla dell’isola di Lemnos, in Grecia, in cui venivano mandati in esilio e torturati gli artisti e le persone che erano considerati sabotatori del regime fascista negli anni Cinquanta, proprio nel periodo in cui l’Italia usciva dalla Seconda Guerra Mondiale e iniziava a rifiorire. Questi carcerati avevano solo la possibilità di fare spettacoli riscrivendo proprio delle tragedie e uno tra quelle che amavano di più era proprio Filottete attraverso cui parlavano della possibilità di liberarsi e andare contro quel governo del quale non condividevano le idee politiche. Quando vennero scoperti questi artisti furono torturati e uccisi. La non possibilità di esprimere liberamente le proprie idee è purtroppo un tema attuale in vari paesi del mondo in questo periodo storico. Basti pensare alle donne iraniane o afghane”.

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credit foto Dirk Vogel

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Metteremo in scena il Pilade di Pasolini al Teatro Stabile di Genova sempre con la compagnia Bluemotion e poi ci sono vari progetti che spero si possano concretizzare”.

C’è un testo o un personaggio in particolare che vorrebbe interpretare?

“Un personaggio che ho amato è Modesta, la protagonista di L’arte della gioia, ma in generale immagino personaggi tragicomici perchè sono quelli attraverso cui si può parlare e decodificare la realtà in questo momento”.

Quale tematica vorrebbe affrontare?

“Tutto quello che riguarda il femminile chiaramente mi colpisce, quindi mi piacerebbe riuscire a parlarne e a fare denuncia di una certa mentalità che dovrebbe essere cambiata, trovando però una chiave ironica che possa arrivare a tutti. Credo molto nella trasposizione dei clown per decodificare la realtà. Il film “C’è ancora domani”, ad esempio, mi è piaciuto perchè Paola Cortellesi è riuscita a rispettare la sua identità e ad usare un codice personale per poter parlare di certe tematiche”.

di Francesca Monti

credit foto Dirk Vogel

Si ringrazia Paola Spinetti

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