Alessandra Amoroso è in gara per la prima volta al Festival di Sanremo 2024 con “Fino a qui”, brano da lei scritto con Takagi e Ketra, Federica Abbate e Jacopo Ettorre, una ballad intensa che parla di cadute, difficoltà che nella vita ci si trova inevitabilmente a dover affrontare, ma anche di come ci si possa rialzare, ritrovandosi ad avere una prospettiva totalmente nuova sulle cose.
Nel corso della conferenza nella sala stampa Roof la cantautrice ha raccontato in lacrime di aver vissuto un periodo difficile in cui è stata bersaglio di bullismo e cyberbullismo da parte di leoni da tastiera che le hanno riversato addosso tutta la loro cattiveria e il loro odio gratuitamente.
“Nell’ultimo anno sono caduta e oggi sono qui a raccontarvi la mia versione di questa storia. Mi sono sentita sopraffare da situazioni che in 15 anni di carriera non mi ero mai trovata a dover affrontare. Sono stata investita da una valanga d’odio, e non parlo dei meme su cui ho sempre scherzato per prima, ma degli insulti molto gravi e delle minacce di morte che mi arrivavano quotidianamente. Quella valanga è iniziata qualche giorno prima che affrontassi uno dei momenti più importanti della mia carriera, il primo concerto a San Siro. Ero talmente concentrata su quello che non mi sono resa conto subito di tutto ciò che stava succedendo intorno a me. Subito dopo San Siro, l’adrenalina ha cominciato a scendere e parallelamente ho iniziato a percepire quale fosse la gravità della situazione”. Quindi Alessandra ha letto alcuni degli aberranti e irripetibili insulti che ha ricevuto: “E’ ovviamente solo un assaggio delle migliaia di commenti che ogni giorno per mesi ho ricevuto quotidianamente e che mi hanno ferita profondamente ma mentre dentro soffrivo l’unica reazione che riuscivo ad avere verso il mondo esterno era la rabbia. Sono arrivata al punto che nemmeno io mi riconoscevo più. Sono uscita un giorno a cena con la mia migliore amica a Lecce, una persona si è avvicinata e dopo aver scattato una foto insieme mi ha detto: allora non sei così str…a come dicono! Ho così realizzato che tutto quello che stava succedendo stava cambiando anche l’idea che la gente aveva di me. Mi sono sentita messa all’angolo. Ho portato a termine il tour nei palasport con moltissima fatica perché in un momento in cui avrei voluto solo isolarmi e scappare via da tutto a causa di ciò che stava succedendo, dovevo ogni sera salire su un palco e trovare la carica per essere al meglio e dare tutto per rispetto del mio pubblico, per chi lavora con me e per chi mi ha sempre sostenuta”.
Terminato il tour Alessandra Amoroso ha deciso di fuggire in Colombia dove è rimasta per un periodo: “Non c’è mai stato un momento in cui mi sia detta di voler tornare, perché sentivo la necessità di stare lontano. Solo dopo una telefonata con il mio migliore amico, mi sono resa conto di dover tornare in Italia e affrontare tutto quello che avevo lasciato in sospeso. Una volta rientrata ho ripreso il mio percorso di psicoterapia, che piano piano mi ha aiutato a trovare una prospettiva nuova”.
Riguardo il brano che porta in gara a Sanremo l’artista ha spiegato: “In quel periodo mi hanno contattata Takagi e Ketra. Siamo entrati in studio insieme a Federica Abbate e Jacopo Ettorre e mi sono resa conto che quel testo rappresentava il momento che stavo vivendo, in quanto c’erano riferimenti al film “L’odio”, dove in una scena i protagonisti parlano di un uomo che gettandosi dal 50° piano di un palazzo mentre precipita ripete la frase “Fino a qui tutto bene”. Mi è venuto un nodo allo stomaco. Ho preso quell’immagine, l’ho interpretata a modo mio e ho capito che potevo darle un finale diverso. Ho deciso che per me non conta la caduta, ma come ci si rialza e cosa si decide di imparare”.
Un messaggio importante, una lezione di vita che dovrebbero imparare in primis quegli odiatori social che non si rendono conto di quanto le parole possano fare male e rovinare le esistenze altrui.
di Francesca Monti
Alessandra Amoroso è in gara per la prima volta al Festival di Sanremo 2024 con “Fino a qui”, brano da lei scritto con Takagi e Ketra, Federica Abbate e Jacopo Ettorre, una ballad intensa che parla di cadute, difficoltà che nella vita ci si trova inevitabilmente a dover affrontare, ma anche di come ci si possa rialzare, ritrovandosi ad avere una prospettiva totalmente nuova sulle cose.
Nel corso della conferenza nella sala stampa Roof la cantautrice ha raccontato in lacrime di aver vissuto un periodo difficile in cui è stata bersaglio di bullismo e cyberbullismo da parte di leoni da tastiera che le hanno riversato addosso tutta la loro cattiveria e il loro odio gratuitamente.
“Nell’ultimo anno sono caduta e oggi sono qui a raccontarvi la mia versione di questa storia. Mi sono sentita sopraffare da situazioni che in 15 anni di carriera non mi ero mai trovata a dover affrontare. Sono stata investita da una valanga d’odio, e non parlo dei meme su cui ho sempre scherzato per prima, ma degli insulti molto gravi e delle minacce di morte che mi arrivavano quotidianamente. Quella valanga è iniziata qualche giorno prima che affrontassi uno dei momenti più importanti della mia carriera, il primo concerto a San Siro. Ero talmente concentrata su quello che non mi sono resa conto subito di tutto ciò che stava succedendo intorno a me. Subito dopo San Siro, l’adrenalina ha cominciato a scendere e parallelamente ho iniziato a percepire quale fosse la gravità della situazione”. Quindi Alessandra ha letto alcuni degli aberranti e irripetibili insulti che ha ricevuto: “E’ ovviamente solo un assaggio delle migliaia di commenti che ogni giorno per mesi ho ricevuto quotidianamente e che mi hanno ferita profondamente ma mentre dentro soffrivo l’unica reazione che riuscivo ad avere verso il mondo esterno era la rabbia. Sono arrivata al punto che nemmeno io mi riconoscevo più. Sono uscita un giorno a cena con la mia migliore amica a Lecce, una persona si è avvicinata e dopo aver scattato una foto insieme mi ha detto: allora non sei così str…a come dicono! Ho così realizzato che tutto quello che stava succedendo stava cambiando anche l’idea che la gente aveva di me. Mi sono sentita messa all’angolo. Ho portato a termine il tour nei palasport con moltissima fatica perché in un momento in cui avrei voluto solo isolarmi e scappare via da tutto a causa di ciò che stava succedendo, dovevo ogni sera salire su un palco e trovare la carica per essere al meglio e dare tutto per rispetto del mio pubblico, per chi lavora con me e per chi mi ha sempre sostenuta”.
Terminato il tour Alessandra Amoroso ha deciso di fuggire in Colombia dove è rimasta per un periodo: “Non c’è mai stato un momento in cui mi sia detta di voler tornare, perché sentivo la necessità di stare lontano. Solo dopo una telefonata con il mio migliore amico, mi sono resa conto di dover tornare in Italia e affrontare tutto quello che avevo lasciato in sospeso. Una volta rientrata ho ripreso il mio percorso di psicoterapia, che piano piano mi ha aiutato a trovare una prospettiva nuova”.
Riguardo il brano che porta in gara a Sanremo l’artista ha spiegato: “In quel periodo mi hanno contattata Takagi e Ketra. Siamo entrati in studio insieme a Federica Abbate e Jacopo Ettorre e mi sono resa conto che quel testo rappresentava il momento che stavo vivendo, in quanto c’erano riferimenti al film “L’odio”, dove in una scena i protagonisti parlano di un uomo che gettandosi dal 50° piano di un palazzo mentre precipita ripete la frase “Fino a qui tutto bene”. Mi è venuto un nodo allo stomaco. Ho preso quell’immagine, l’ho interpretata a modo mio e ho capito che potevo darle un finale diverso. Ho deciso che per me non conta la caduta, ma come ci si rialza e cosa si decide di imparare”.
Un messaggio importante, una lezione di vita che dovrebbero imparare in primis quegli odiatori social che non si rendono conto di quanto le parole possano fare male e rovinare le esistenze altrui.
di Francesca Monti