Recensione dello spettacolo “La Madre” con Lunetta Savino

Lunetta Savino è la straordinaria protagonista de “La Madre” di Florian Zeller, con la regia di Marcello Cotugno, andato in scena al Teatro Carcano di Milano.

Uno spettacolo intenso, che unisce sapientemente ironia e drammaticità, con guizzi registici interessanti e originali, indagando in modo approfondito il tema dell’amore materno e le possibili derive patologiche a cui può condurre.

Anna è una madre ossessionata da una sorta di multiverso della mente, in cui le realtà si sdoppiano creando un’illusione di autenticità costante in tutti i piani narrativi, in un’alternanza di sequenze oniriche e iperrealistiche. La partenza del figlio adulto che va a convivere con la sua fidanzata Elodie viene vissuta dalla donna come un vero e proprio tradimento, a cui si aggiunge la decadenza dell’amore coniugale.

La scenografia ci porta nella casa della protagonista e si compone di un tavolo, delle sedie, un frigorifero e più porte che rappresentano una sorta di sliding doors tra la realtà e l’immaginazione che affolla la mente della donna.

Lunetta Savino si cala magistralmente nei panni di Anna, rendendone ora l’amore materno, ora il disagio, il dolore per l'”abbandono” da parte dell’adorato figlio e l’avversione nei confronti della sua fidanzata, nonché la frustrazione per i sogni e le speranze disilluse, e quel profondo senso di solitudine e di inutilità che la portano alla follia, non riconoscendosi più in quella vita e in quel mondo in cui vive.

Notevoli anche le interpretazioni di Andrea Renzi nel ruolo del marito di Anna, assente e traditore, di Niccolò Ferrero nei panni del figlio e di Chiarastella Sorrentino in quelli di Elodie.

di Francesca Monti

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