“Le arti in generale, la cinematografia, la serialità più che mai in questo momento storico, politico e culturale hanno un grosso potere, quello di arrivare dove non arriva l’informazione, raccontare storie, far riflettere chi le guarda”. Vittoria Schisano è la protagonista nel ruolo di Gloria di “La vita che volevi”, disponibile dal 29 maggio solo su Netflix, la nuova serie prodotta da Banijay Studios Italy, creata e diretta da Ivan Cotroneo.
Gloria è convinta di aver trovato la felicità a Lecce, dove ha fondato una piccola agenzia turistica e trovato l’amore con Ernesto ma, un giorno, la sua vita viene sconvolta dall’arrivo di Marina, sua amica ai tempi dell’università a Napoli, prima che Gloria iniziasse il suo percorso di transizione. Marina porta con sé Andrea e Arianna, i figli avuti da due diverse relazioni, ed è incinta di un terzo, il cui padre è Pietro, un giovane dal carattere passionale e forse anche pericoloso.
Gloria preferirebbe non riallacciare i rapporti con Marina, lei le ricorda una parte della sua vita che vorrebbe dimenticare. Marina nasconde però molti segreti e presto in scena arriverà anche Sergio, il padre di Arianna, un uomo tutto d’un pezzo fin da subito molto diffidente nei confronti di Gloria. Per lei, è giunto il momento di fare i conti con “la vita che voleva”, il suo passato e il suo futuro, per scoprire che la felicità a volte arriva in forme inaspettate e che l’amore è l’unica forza capace di rendere la vita degna di essere vissuta.
Abbiamo intervistato Vittoria Schisano in occasione dei Diversity Media Awards 2024.
Vittoria, che ruolo possono avere oggi le arti a livello di inclusione?
“Le arti in generale, la cinematografia, la serialità più che mai in questo momento storico, politico e culturale hanno un grosso potere, quello di arrivare dove non arriva l’informazione, raccontare storie, far riflettere chi le guarda perchè una storia ci deve lasciare un pensiero, una riflessione, deve dare la possibilità di riconoscerci in quello che vediamo, altrimenti noi attrici siamo soltanto delle belle facce che sorridono e un film serve solo per intrattenerci per poche ore”.
Dal 29 maggio è disponibile su Netflix la serie “La vita che volevi” di cui è protagonista…
“La vita che volevi di Ivan Cotroneo e Monica Rametta finalmente mette al centro come protagonista una donna AMAB (Assigned Male At Birth), che per la prima volta in Italia non è ai margini della società, non è raccontata con l’occhio del pregiudizio. Gloria ha fatto un percorso di transizione ma poi è una professionista, è laureata e come tutti ha una sua vita e quindi può sbagliare oppure no”.
Cosa l’ha più affascinata del suo personaggio, Gloria?
“Ho amato follemente Gloria perchè anche se sembriamo molto simili in realtà siamo diverse. Io ho una visione più romantica della vita, forse anche maggiormente ingenua, a tratti invece lei è più risoluta. Tra attore e personaggio c’è sempre uno scambio”.
E’ tra gli ospiti dei Diversity Media Awards 2024, cosa vorrebbe dire a quelle persone che ancora sono purtroppo oggetto di pregiudizi e si sentono pertanto sbagliate?
“Sono emozionata nel vedere tutta questa energia, questo amore, questa diversità, però mi viene da pensare che questa è vita, ed è assurdo che la politica e l’informazione non raccontino tutto ciò e che ognuno di noi debba essere qui a dire sono diverso, sono unico, mi vado bene così e mi piaccio. Raccontiamo tutto ciò anche nel mio ultimo libro “Siamo stelle che brillano”, scritto con Alessio Piccirillo dove il protagonista è Cristiano, un bambino che la società troppo spesso fa sentire sbagliato e inadeguato. Purtroppo oggi ancora tanti bambini si tolgono la vita per questo motivo. Il messaggio che voglio mandare, insieme ad Alessio Piccirillo e al regista Ivan Cotroneo, è amatevi perchè chi afferma che siete inadeguati dice una grande cazzata”.
di Francesca Monti
credit foto Netflix
