Intervista con Ansiah: “Imparare a parlare a se stessi e a perdonarsi è un modo per iniziare a stare meglio”

“Questa canzone nasce come uno sfogo, un rifiuto al fingere di stare bene a tutti i costi, in realtà parlo soprattutto di accettazione”. Si intitola “Stare bene” (Artist First) il nuovo singolo di Ansiah, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in radio .

L’eclettico artista, con la sua musica e il suo immaginario cupo e grottesco, invita gli ascoltatori ad una riflessione più profonda e distopica sul mondo che ci circonda. “Stare bene” parla della solitudine e della sensazione di alienazione verso la società, in cui Ansiah non si sente rappresentato.

Il punto di forza del brano è la contrapposizione tra la sensibilità del tema trattato e il sound completamente da festival, sospeso nel perenne dualismo tra il sentire troppo e il sentire nulla.

Ansiah_Stare-bene_cover

Gianluca, ci racconti com’è nato il nuovo singolo “Stare bene” in cui parli di temi come la solitudine e la sensazione di alienazione verso la società?

“Questa canzone nasce come uno sfogo, un rifiuto al fingere di stare bene a tutti i costi. In realtà parlo soprattutto di accettazione, non so stare bene, forse non ne sono capace o forse non so come si fa, ma sono fatto così. Mi sembra che fuori in molti fingiamo di stare bene fino a dimenticarci che stiamo fingendo, ma questo non vuol dire stare bene, anzi, e più lo vedi più quel senso di alienazione e distacco cresce”.

Nel brano c’è una contrapposizione tra le tematiche delicate che affronti e un sound più leggero…

“E’ vero e penso mi rispecchi molto, questo “dualismo” lo vivo costantemente e quindi finisce anche nella musica. Il sound è da festa ma devo dirti quello che penso, che ho dentro, non darti un brano “facile” per l’estate, di quelli ce ne sono già troppi”.

Nella canzone canti “Parlarti, cucire i miei sbagli e perdonarmi / Ma a stare bene non so come si fa”, quali sono gli sbagli che devi cucire e cosa devi perdonarti?

“Sono abituato, male, ad essere molto severo con me stesso, a volte quasi cattivo. Imparare a parlare a se stessi, imparare a perdonarsi è un modo per iniziare a stare meglio, diciamo che sto provando a fare un tentativo”.

Filiberto Signorello-03645

Ti definisci un “alieno”, inteso come individuo che non trova il proprio posto nella società. In cosa non ti rispecchi?

“Mi reputo un disilluso. Non credo nella storia che lavorare una vita intera per qualcuno ti nobiliti, ti permetta una bella vita o che addirittura sia giusto. Non credo nemmeno che l’unica alternativa sia fregare gli altri e vivere imbrogliando e sfruttandoli. Non credo nella chiesa, che ha modificato tutta la nostra storia per convenienza, ricchissima e che continua a coprire delle mostruosità. Non credo nemmeno al Dio denaro come unico scopo, o comunque non mi sembra una via d’uscita, mi sembra più la trappola in cui cadiamo tutti. Non credo in questa società che si dice aperta e tollerante e invece poi ci dimostra il contrario tutte le volte. Vado avanti?”.

Quanto le canzoni oggi posso essere importanti per far riflettere chi le ascolta?

“Ad oggi credo che la musica sia più importante che mai. Se chi ti ascolta si rivede in ciò che dici puoi dare l’input per far cambiare finalmente qualcosa”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Per ora non posso dire molto, ma sicuramente c’è tanta tanta musica in arrivo”.

di Francesca Monti

credit foto Filippo Signorello

Si ringrazia Michela Alquati Bonisoli

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