“Essere un’ispirazione per i giovani è un grandissimo orgoglio e mi stimola a dare il massimo per far vedere loro che con la fatica, la disciplina, la determinazione si può arrivare in alto”. Aziz Abbes Mouhiidine è tra le punte di diamante del pugilato italiano, di cui si è innamorato all’età di otto anni grazie al film “Alì” che ha visto insieme a suo papà.
Nel suo palmarès vanta un oro ai Campionati Europei, un oro ai Giochi Europei e due ai Giochi del Mediterraneo, oltre a due argenti mondiali, e ora punta alla realizzazione del sogno più grande: salire sul gradino più alto del podio ai Giochi Olimpici di Parigi 2024.

Aziz Abbes, come sta andando la preparazione in vista dei Giochi di Parigi 2024 e quali sono le sue aspettative per questa prima partecipazione olimpica?
“La preparazione sta procedendo bene, ho avuto più di un anno per prepararmi al meglio con il pensiero rivolto solo a Parigi 2024. L’agitazione al momento non la sento perchè non sono ancora al villaggio olimpico (sorride). Il mio obiettivo è divertirmi e far divertire”.
Come immagina il villaggio olimpico?
“Sono un grande fan di Dragon Ball e lo immagino con tanti campioni di varie discipline, come un multiverso, un pianeta in cui tutti possono sfoggiare le loro migliori caratteristiche e dove c’è questo scambio non solo di culture ma di vero sport”.
Dopo scherma, ciclismo e atletica leggera, il pugilato è lo sport che ha portato più medaglie olimpiche all’Italia. Quanto rappresenta una responsabilità in più per voi pugili?
“E’ una bella responsabilità, stiamo lavorando ogni giorno per andare a Parigi e poter conquistare nuove medaglie d’oro. Sicuramente io e gli altri ragazzi ci stiamo preparando con serenità e tranquillità e cercheremo di rappresentare l’Italia al meglio”.
Alfieri azzurri nella cerimonia di apertura di Parigi 2024 sono Arianna Errigo e Gianmarco Tamberi, che sappiamo essere un suo grande amico…
“Con Gianmarco ho un bellissimo rapporto, è un amico e sono fiero di essere guidato da lui e da Arianna Errigo nella cerimonia d’apertura e per tutte le Olimpiadi perchè sono due simboli dello sport italiano, hanno ottenuto grandissimi risultati e andranno a Parigi con la consapevolezza di essere i migliori e di rappresentare tutti gli atleti italiani e il nostro Paese”.

Tattica, forza, precisione, velocità, concentrazione, qual è l’aspetto fondamentale nel pugilato?
“L’aspetto più importante è la disciplina. Se ogni mattina non ti svegli con la consapevolezza di lavorare per provare ad essere il migliore non puoi allenare quello che ti serve poi sul ring quindi tecnica, tattica, velocità, potenza, rapidità. Il pugilato è come un grande vaso pieno di caratteristiche ma per portarlo ci vuole disciplina”.
Da bambino ha iniziato a fare sport praticando karate e kickboxing, cosa ha fatto scattare l’amore per il pugilato?
“Mi sono appassionato al pugilato grazie al film “Alì” interpretato da Will Smith su Muhammad Alì che vidi per la prima volta con mio padre quando avevo otto anni. Da lì è scoccata la scintilla verso il personaggio, il pugile, l’eroe che è stato, e non si è mai spenta”.
Quante ore al giorno si allena?
“Faccio due allenamenti quotidiani, di un’ora e mezza o di due ore ciascuno, quasi tutti i giorni della settimana tenendo conto della programmazione e degli impegni vicini e lontani. La mattina mi concentro soprattutto sul lavoro di preparazione atletica, il pomeriggio su tecnica e tattica, con gli sparring partner o con l’allenatore e le figure o al sacco”.

Qual è l’insegnamento più importante che le ha trasmesso il pugilato?
“Mi ha insegnato a sapersi rialzare, soprattutto nella vita. Ho perso mio padre nel 2017 all’età di 19 anni e sono caduto, la vita mi ha assestato un bel colpo al petto, ma ho saputo risollevarmi con la giusta forza, grazie al pugilato e anche agli insegnamenti dei miei genitori. Attraverso lo sport ho capito che bisogna rialzarsi per puntare al cielo”.
Quanto lo sport oggi può essere ancora un veicolo per trasmettere valori e favorire l’inclusione?
“Il pugilato aiuta in tutti i campi, nello scambio interculturale, nell’accettare l’altro senza discriminazioni di genere, di etnia. Lo sport in generale è portatore di valori e di inclusione, in quanto abbatte tante barriere come ci dimostrano anche le Paralimpiadi. C’è un grande lavoro dietro ai risultati strepitosi di questi atleti che ci insegnano ogni giorno a non mollare, che hanno avuto delle brutte esperienze ma hanno saputo reagire al meglio”.
Lei è un esempio per tanti giovani, questo rappresenta un orgoglio o una responsabilità?
“Essere un’ispirazione per i giovani è per me un grandissimo orgoglio. Ho 25 anni ma mi reputo già “anziano” e penso sempre alle nuove generazioni che devono poter lavorare al meglio come facevo anch’io da piccolo. Questo mi stimola a dare il massimo e far vedere ai giovani che con la fatica, la disciplina, la determinazione e con lo sport, che regala tante soddisfazioni, si può arrivare in alto”.

Qual è stato invece il suo sportivo di riferimento?
“A parte Muhammad Alì non ho mai avuto un personaggio o una persona vicina a me che mi abbia ispirato. Ho sempre avuto come riferimento campioni di vari sport, da Usain Bolt allo stesso Gianmarco Tamberi a Michael Phelps, esempi di vita, di disciplina, di coraggio”.
Qual è la medaglia che le ha regalato più soddisfazione vincere?
“Sicuramente l’oro ai Giochi Europei di Cracovia, dove poi ho staccato il pass per Parigi2024 perchè non solo in semifinale ho realizzato il sogno olimpico mio, di papà e di tutta la famiglia, ma vincere il torneo continentale in modo così netto è stata una bellissima sensazione”.
Tra le sue passioni c’è la musica, ha già preparato una playlist in vista dei Giochi?
“Non c’è ancora una playlist per i Giochi di Parigi ma su Spotify c’è quella “Abbes Pre-Match” con le canzoni che ascolto prima delle gare, dai Maneskin che mi danno una carica eccezionale ai grandi del rapper napoletano come Geolier, Luché. Sono molto legato alla cultura napoletana, anche nella musica”.
Da tifoso del Napoli cosa ne pensa dell’arrivo di Antonio Conte?
“Mi fa tantissimo piacere che ci sia un uomo come Conte sulla panchina del Napoli, perchè mette grinta, passione, coraggio in quello che fa e sa quello che vuole dagli atleti e dalla dirigenza. E’ stato accolto bene, i napoletani si sono innamorati di lui prima ancora che arrivasse, ora deve fare solo il Conte che abbiamo conosciuto in passato e far tornare ai vertici nazionali e internazionali il Napoli”.

Un sogno nel cassetto…
“Il sogno nel cassetto è vincere l’oro olimpico”.
di Francesca Monti
credit foto Francesco Ferone
Si ringraziano Lisa Giofrè, Tommaso Cavallaro (FPI), Gruppo sportivo Fiamme Oro e CONI
