“Questo Ep in cui racconto varie sfumature dell’amore nasce dall’esigenza di potermi esprimere a livello personale e intimo e dare un senso anche sociale al mio progetto”. Dopo aver spopolato sui social con “Red”, il freestyle che riprende la base di “I Know What You Want” di Busta Rhymes, la cantautrice nigeriano-napoletana Ste ha pubblicato il nuovo Ep “Romantica”. In questi cinque brani (“M’accarizze”, “T’aggio fatto vedè”, “Parlame”, “Baratro”, “Romanzo Rosa”) con la sua voce potente e sensuale si addentra ancora di più nelle molteplici sfaccettature del sentimento più indagato di sempre, l’amore, raccontando anche le difficoltà delle relazioni e la necessità di non sottostare a meccanismi tossici e negativi. Questo messaggio trova il suo apice in “Baratro”, un pezzo intenso che parla di una violenza, a simboleggiare ogni tipo di violenza.
Nei suoi testi, ricchi di immagini che come fotografie si rifanno alla vita reale, Ste utilizza sia la lingua napoletana che quella italiana con un sound contemporaneo dove convivono soul e atmosfere partenopee, un mix che l’ha già fatta amare sia dal pubblico che dagli addetti ai lavori, tanto da essere scelta da Spotify per Spotify Radar. Fondamentale la collaborazione con i tre producer Endly&RNLA e Daniele Fransese

Ste, ci racconti come hai lavorato all’Ep “Romantica”?
“E’ nato con “Baratro”, un brano che doveva uscire prima di “Red” e “Ma come si fa” che mi hanno dato la possibilità di farmi conoscere velocemente, e che parla di una relazione che si traveste da storia d’amore ma denuncia una violenza non solo fisica ma anche mentale, verso le donne e gli uomini. Con lo stesso producer ci siamo incontrati e abbiamo costruito “T’aggio fatto vedè”. Questo disco in cui racconto varie sfumature dell’amore nasce dall’esigenza di potermi esprimere a livello personale e intimo e dare un senso anche sociale al mio progetto”.
L’amore è narrato nelle sue sfaccettature positive e negative, ma è essenzialmente libero e senza pregiudizi…
“Assolutamente sì, voglio far capire che i miei amori e i miei dolori sono uguali a quelli degli altri, ad una relazione eterosessuale. E’ il sentimento che è importante, non tanto chi lo vive”.
In “Baratro” canti “trovavo la voce soltanto nei sogni”, un’immagine forte e vera perchè spesso si fa fatica a parlare della violenza subita…
“Esattamente, è la storia che mi è stata raccontata da un’amica e mi diceva che non aveva voce in capitolo in quasi nulla, che non riusciva ad uscire da questo limbo, a liberarsi, ma trovava la pace quando dormiva. Io ho tradotto quelle sensazioni in questo modo”.
Ascoltando le canzoni traspare dai tuoi testi molta empatia, sentimento che oggi forse si è un po’ perso…
“Non so se io sia abbastanza empatica ma cerco di esserlo perchè so cosa significhino la sofferenza e anche l’amore. L’empatia non c’è solo nei momenti tristi ma anche in quelli positivi e nel mondo ultimamente manca, infatti siamo portati a giudicare gli altri dalle apparenze, a non approfondire, a dare giudizi affrettati”.
Nei tuoi testi utilizzi sia la lingua napoletana che quella italiana con un sound contemporaneo dove convivono diverse influenze…
“Napoli mi cresce e mi ha cresciuta, ho avuto la fortuna di poter imparare la lingua napoletana tramite i testi e le canzoni della musica classica e spero di potermi avvicinare un minimo a quel repertorio con la mia musica. Attraverso il napoletano puoi esprimere i sentimenti in modo più passionale”.

C’è un artista napoletano in particolare che ti ha ispirato?
“Pino Daniele, con lui ho iniziato a capire il mio percorso musicale e mi ha ispirato, così come Mina, Ornella Vanoni e altri artisti italiani e napoletani che mi hanno dato la possibilità di vivere i miei sentimenti e trasmetterli a tante persone. La musica deve essere un veicolo per comunicare e io provo a portare attraverso le canzoni pensieri positivi, a dare una soluzione, un’opportunità, a far comprendere che, anche se la strada non è facile, se ci sono impegno e costanza puoi andare avanti, non ti ostacolano di certo una lingua o una provenienza”.
Ti aspettavi l’immenso successo riscosso con “Red”?
“Assolutamente no, è stato divertente perchè era una tranquilla giornata in cui non pensavo a nulla, avevo solo voglia di cantare qualcosa e di farlo sentire agli altri postando una storia su Instagram. E ho iniziato a ricevere tanti messaggi e richieste di pubblicazione e di condivisione del brano”.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
“Farò dei live sicuramente in Campania. E poi il mio sogno, per cui stiamo lavorando, è partecipare al Festival di Sanremo, sarebbe una chance importantissima, ma anche un orgoglio per me e per la mia famiglia. Sono cresciuta guardando il Festival sul divano con mia madre quindi anche solo salire sul palco dell’Ariston sarebbe una vittoria”.
Hai iniziato a cantare nel coro della chiesa e poi a fare pianobar, com’è nata la passione per la musica?
“Credo sia nata grazie ad una recita scolastica a cui non dovevo partecipare. Avevo 4-5 anni, non ero stata scelta come protagonista per La Sirenetta ma la bambina che doveva interpretare quel ruolo non c’era e l’ho sostituita. Ricordo questo evento in modo vivido e da lì la musica è stata fondamentale nella mia vita, anche per capire alcune cose di me stessa”.
Quali cose di te stessa hai scoperto grazie alla musica?
“La musica mi ha fatto capire che non è un male essere diversi, non assomigliare agli altri, pensare con la propria testa, portare un genere differente da quello che il mercato musicale richiede. Secondo me la diversità è positiva”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Mary Cavallaro
