Intervista con Assunta Legnante, campionessa di getto del peso e di lancio del disco: “Lo sport mi ha insegnato a saper anche perdere”

“L’obiettivo per Parigi 2024 è far bene e, usando un gergo molto calcistico, uscire dalla pedana con la maglietta sudata, con la consapevolezza di aver dato tutto alla fine delle due gare”. Assunta Legnante è un vulcano di energia, simpatia, determinazione, nonché una punta di diamante dell’atletica leggera italiana. Soprannominata “Cannoncino” per la potenza delle braccia, nella sua prima vita sportiva ha vinto, tra le varie medaglie, un oro e un argento agli Europei indoor di getto del peso, mentre nella seconda, iniziata dopo aver perso la vista in seguito ad un glaucoma congenito, ha esordito ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 conquistando un oro nel getto del peso, riconfermandosi a Rio 2016 e mettendosi al collo due argenti, nel peso e nel lancio del disco con record europeo a Tokyo 2020, oltre a vari titoli iridati e continentali.

In questa piacevole chiacchierata Assunta Legnante ci ha parlato dei ricordi legati alle partecipazioni alla kermesse a cinque cerchi, delle aspettative per Parigi 2024, dove indosserà una nuova mascherina ancora top secret, dopo quelle di Diabolik e dell’Uomo Tigre, ma anche del ruolo di ambasciatrice paralimpica, dell’incontro con Papa Francesco e della passione per la sua squadra del cuore, l’Inter.

Assunta, come sta procedendo la preparazione in vista dei Giochi di Parigi 2024?

“La preparazione è la solita ma ovviamente è più mirata perchè i Giochi inizieranno a fine agosto e io gareggerò i primi di settembre, quindi anche le prestazioni al momento non sono magari quelle che ci si possa aspettare, ma procede tutto bene”.

Quali sono le sue aspettative per questa quarta partecipazione alle Paralimpiadi?

“L’obiettivo è far bene e, usando un gergo molto calcistico, uscire dalla pedana con la maglietta sudata, con la consapevolezza di aver dato tutto alla fine delle gare di getto del peso e lancio del disco. Poi se arriveranno delle medaglie sarò felice, in caso contrario cercheremo di capire cosa non ha funzionato”.

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credit foto Bizzi / Fispes

Il ricordo che conserva di ciascuna delle tre precedenti partecipazioni alle Paralimpiadi…

“Se penso a Londra 2012 ti direi molta commozione, non solo perchè è stata la mia prima Paralimpiade da non vedente, post prima vita, e quindi l’inizio di una nuova avventura, ma anche perchè a pochi mesi da quella gara avevo perso mia mamma. A Rio 2016 associo il dolore in quanto venivo da una stagione tremenda a livello fisico, avevo problemi alla schiena gravissimi e non so nemmeno come abbia fatto a vincere l’oro. Ho spento il corpo e acceso il cervello e usato tanto cuore. Tokyo 2020 è stato un mix tra rabbia e consapevolezza perchè anche in quel caso arrivavo da un infortunio, da un intervento al tendine d’Achille che mi aveva tenuto lontana dalle pedane per otto mesi e una volta tornata a casa dopo i Giochi ho realizzato a mente fredda che nonostante mi fossi preparata per soli quattro mesi avevo vinto due argenti con record europeo nel lancio del disco… e io ero pure incavolata per non aver conquistato l’oro (sorride)”.

Equilibrio, forza, tecnica, precisione, qual è l’aspetto più importante nel getto del peso e nel lancio del disco?

“Io sono molto onesta, nel getto del peso vivo di rendita, nel senso che avendolo praticato per tanti anni da vedente il gesto motorio è insito in me e riesco a farlo quasi naturalmente, anche se magari con qualche errore tecnico essendo non vedente e rispondendo il corpo in maniera diversa con il passare dell’età. Per quanto riguarda il lancio del disco invece ho iniziato da non vedente e c’è una fase in cui nella rotazione i piedi non sono per terra ma per un attimo sei quasi in volo e lì viene il difficile. Sono una delle poche non vedenti totali che riesce a fare il giro, perchè ho la memoria visiva di quando osservavo lanciare i discoboli ma è sempre un terno al lotto. Non ci vuole solo bravura ma anche tanta fortuna per far uscire il disco dalla gabbia e per non cascare a terra”.

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credit foto Bizzi/CIP

Da Londra 2012 c’è stata una rivoluzione culturale che ha portato il movimento paralimpico ad avere l’attenzione mediatica che merita. Cosa manca per abbattere le barriere culturali che ancora esistono?

“Da Londra 2012 c’è stato uno tsunami ed è accaduto perchè comunque sono state vinte tante medaglie e questo ha aiutato a far conoscere il movimento paralimpico e noi atleti, che non siamo più visti come disabili che fanno sport per hobby ma come degli sportivi professionisti a tutti gli effetti, che lavorano, che fanno parte ora anche dei gruppi militari. Quello è stato un passo enorme. Le metodologie di allenamento diventano così simili a quelle dei normodotati e questo significa che le prestazioni saranno sempre migliori e più vicine alle loro, che si vinceranno nuove medaglie e i risultati aumenteranno. Manca ancora la visibilità, che per fortuna pian piano comunque comincia ad esserci. A livello di strutture la situazione è migliorata tantissimo, quasi tutti i campi e gli stadi in cui andiamo a gareggiare sono accessibili, almeno per quanto riguarda l’atletica leggera”.

Qual è l’insegnamento più prezioso che le ha trasmesso lo sport?

“Lo sport mi ha insegnato a perdere. Dico sempre ai ragazzi che incontro nelle scuole che prima di imparare a vincere bisogna saper perdere perchè aiuta non solo a rialzarti ma anche a non mollare, ad avere rispetto verso chi gareggia con te o contro di te. Devi essere consapevole che nella vita ci può essere qualcuno più forte”.

E’ ambasciatrice paralimpica, cosa rappresenta per lei questo ruolo?

“E’ stata una scelta del CIP (Comitato Paralimpico Italiano) creare il ruolo degli ambasciatori e sono onorata di farne parte perchè ho la possibilità di parlare ai ragazzi delle scuole o alle organizzazioni che richiedono la nostra presenza a manifestazioni particolari ed è bellissimo”.

Quali sono le domande che le fanno più spesso i ragazzi durante gli incontri nelle scuole?

“Dipende dall’età, mi sono sentita chiedere ad esempio dai bimbi delle elementari “ma tu guidi?” o “come fai a cucinare o a vivere da sola?”. A me piacerebbe che a porre le domande fossero soprattutto i genitori, perchè spesso la difficoltà maggiore è far capire loro che un bambino diversamente abile non deve stare chiuso dentro casa e non ci si deve vergognare, ma bisogna portarlo in un campo sportivo o in un teatro per fare un’attività extra scolastica”.

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credit foto Facebook Assunta Legnante

Ha avuto modo di incontrare anche Papa Francesco, ci racconta l’emozione di quel giorno?

“E’ stata un’emozione grandissima e in quell’occasione ho regalato al Papa la mia mascherina di Diabolik. A volte mi chiedo se la tenga ancora in qualche cassetto del Vaticano (sorride)”.

A proposito di mascherine, dopo quelle di Diabolik e dell’Uomo Tigre ne indosserà una nuova per Parigi 2024?

“Sì, ancora non so come sarà perchè se ne stanno occupando i ragazzi dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna che a giorni mi faranno sapere se hanno realizzato una o due mascherine per le gare di lancio del disco e getto del peso di Parigi 2024. Le loro arti grafiche saranno sui mei occhi”.

Come è stato scelto il soggetto?

“Abbiamo fatto degli incontri sia con i professori che con gli adulti, mi hanno posto delle domande e poi i ragazzi hanno iniziato a lavorare alla creazione della mascherina che verrà con me a Parigi. E’ una sorta di esame per loro”.

Tra tutte le medaglie che ha conquistato nelle sue due vite sportive ce n’è una a cui tiene maggiormente?

“La prossima medaglia che vincerò”.

Un sogno nel cassetto…

“Ne ho diversi, però come dice una canzone di sogni ne hai tanti ma il cassetto non lo apri più. Vivo giorno dopo giorno e vediamo cosa succede. E’ logico che ti direi che non vorrei mai smettere di lanciare ma so che prima o poi accadrà”.

A proposito di musica cosa le piace ascoltare?

“Adoro la musica italiana in generale, ma vado a sensazione e a umore. Alcuni giorni mi carica ascoltare un brano degli AC/DC e altri una canzone di Laura Pausini. La musica è emozione, deve darti sensazioni positive”.

Qual è la sua giornata tipo?

“Mi alleno solo al mattino. Mi sveglio intorno alle 5,30, alle 7,30-8 sono in palestra o al campo a lanciare, torno a casa intorno alle 11-11,30 in base all’allenamento, e poi il pomeriggio è dedicato a me, alla casa, a quello che mi piace fare”.

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credit foto Bizzi / Fispes

Un consiglio che darebbe ad un giovane che vuole iniziare a praticare uno sport…

“Consiglio di provarci, altrimenti non saprà mai se può riuscire o meno. E’ come quando da piccolo la mamma diceva di mangiare le verdure e tu a prescindere rispondevi che non ti piacciono, ma se non le assaggi non potrai mai sapere che sapore hanno”.

E’ una grande tifosa dell’Inter, che ha da poco conquistato il ventesimo scudetto. Cosa si aspetta dalla prossima stagione?

“E’ arrivata la seconda stella meritatissima, addirittura con 20 punti di distacco sulla seconda in classifica. Per la prossima stagione mi basterebbe anche riconfermare il titolo ma l’importante è arrivare davanti a Milan e  Juventus (sorride). Sono una tifosa sfegatata, da quando sono non vedente non sono più andata allo stadio a seguire le partite dell’Inter e mi manca tanto, mi piacerebbe tornarci”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Francesca Fantoni – Fispes

credit foto apertura Augusto Bizzi/FISPES

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