“Non sono riuscito a qualificarmi per le Paralimpiadi di Parigi 2024 ma sarò nella casa di art4sport insieme ai ragazzi di fly2paris e il mio ruolo sarà anche quello di tifare per gli atleti azzurri in gara”. Lorenzo Marcantognini, classe 2002, è un campione di calcio e atletica leggera, originario di Fano (PU), è nato senza tibia e per questo motivo il 14 febbraio 2006, all’età di quattro anni, gli è stato amputato l’arto sinistro sotto il consiglio dell’ortopedico.
Dopo aver iniziato a praticare nuoto, a otto anni si è avvicinato al calcio amputati realizzando il sogno di giocare in una squadra per vincere e riuscire a segnare tanti gol. Attualmente milita nella società polacca TSP Kuloodporni Bielsko-Biała. Dal 2015 ha iniziato a praticare anche atletica leggera ottenendo ottimi risultati e un record del mondo nei 400 metri.
“Lollo” fa parte della squadra di fly2paris, progetto ideato e realizzato dall’Associazione art4sport ONLUS fondata nel 2009 su iniziativa di Beatrice “Bebe” Vio Grandis e dei genitori Teresa Grandis e Ruggero Vio, composta in totale da 17 atleti, che sarà presente in Francia con tutti i suoi membri, qualificati e non alle Paralimpiadi di Parigi 2024, per proseguire e concludere il percorso iniziato insieme, come una vera famiglia.

Lorenzo, partiamo dal progetto fly2paris, quale sarà il tuo ruolo e come ti sei avvicinato all’associazione art4sport Onlus di cui fai parte dal 2012?
“Era il compleanno di art4sport Onlus, eravamo a Mogliano Veneto, la città di Bebe Vio, e ho trovato subito una grande famiglia. Ero molto piccolo ma mi sono sentito a casa ed è stata veramente una bella scoperta perché poi dal 2012 ad oggi sono cresciuto anche grazie e insieme a loro. E’ un’esperienza fantastica essere parte di questo gruppo.
Io non sono riuscito a qualificarmi per le Paralimpiadi di Parigi 2024 ma sarò nella casa di art4sport insieme ai ragazzi di fly2paris e il mio ruolo sarà anche quello di tifare per gli atleti azzurri in gara. Quest’anno non è andata ma tra quattro anni voglio esserci anch’io”.
Da Londra 2012 in poi c’è stata una crescita costante di attenzione, anche mediatica, nei confronti del mondo Paralimpico. Che cosa manca secondo te ancora per fare quell’ulteriore step?
“C’è stata una forte crescita grazie anche a tutti i grandi atleti che hanno portato e stanno portando le Paralimpiadi in alto. Manca ancora la consapevolezza, però si stanno facendo enormi passi in avanti”.
Tu pratichi sia calcio che atletica. Partiamo dal calcio, quando hai iniziato a giocare?
“Ho iniziato all’età di otto anni, grazie ai miei amici e a mio padre che era anche un grande appassionato. Prima praticavo nuoto, ma non era uno sport che mi interessava molto. Poi gli amici mi hanno portato su un campo da calcio e da lì è nata la mia passione e la mia carriera che fortunatamente procede bene”.
Riguardo invece la prima convocazione in Nazionale per il Campionato Mondiale 2018, che ricordo hai di quell’esperienza?
“E’ stata un’esperienza fenomenale anche perché era il mio primo Mondiale. Non avevo ancora 16 anni, ma essendo il mio compleanno in quei giorni, grazie alla deroga della Federazione, sono riuscito a partecipare e ho disputato tutte le partite. Successivamente sono avvenute altre cose che hanno favorito la mia carriera, infatti adesso gioco in Polonia”.
Quali differenze hai riscontrato tra Polonia e Italia per quanto riguarda il calcio amputati?
“Sicuramente in Polonia il calcio amputati è ad un altro livello, oltre ad essere uno sport professionistico è anche sponsorizzato dai migliori atleti polacchi, come ad esempio Marcin Oleksy, dalle televisioni, dal governo”.
Ti sei allenato anche con il Chelsea, che esperienza è stata?
“Fantastica anche perché mi sono allenato con il Chelsea grazie all’allenatore dell’epoca che era Thomas Tuchel, una persona d’oro, oltre ad essere un grande personaggio e uno dei tecnici più vincenti. Mi ha voluto a tutti i costi a Londra, ha permesso che mi allenassi con il Chelsea e ancor oggi siamo in contatto e ogni tanto ci sentiamo o ci vediamo”.
So che hai avuto modo di incontrare anche il tuo idolo calcistico, Alessandro Del Piero…
“La prima volta è stata grazie al programma che Bebe Vio conduceva su Rai 1 “La vita è una figata!”, ho avuto anche l’opportunità di parlarci per più di mezz’ora … in quel momento però non mi venivano le parole vista la grande emozione (sorride). E’ stato sicuramente uno dei momenti più belli della mia vita. Alex mi ha regalato la sua maglia e poi successivamente l’ho incontrato in altre occasioni, per esempio quando sono andato a Londra con Tuchel”.
Passiamo all’atletica, raccontaci un po’ come ti sei avvicinato a quest’altro sport?
“Mi sono avvicinato all’atletica leggera nel 2015, grazie sempre al supporto di mio padre. All’inizio è stato un po’ complicato perché dovevo ricominciare da zero e non avevo mai provato a correre con quella protesi, poi con il passare del tempo e con l’allenamento sono riuscito anche a togliermi qualche soddisfazione”.
Infatti hai centrato il record del mondo sui 400 metri a Grosseto nel 2019, poi hai vinto diverse medaglie…
“Sicuramente il record del mondo è stato un grande traguardo perché ha ripagato tutti i sacrifici e gli allenamenti fatti durante l’anno. Ho partecipato anche ai Mondiali giovanili in Svizzera, all’Europeo giovanile in Finlandia, quindi mi sono tolto tante soddisfazioni. Ovviamente le Paralimpiadi sono il top per ogni atleta… sono sicuro che arriveranno con il tempo anche quelle”.

Quante ore ti alleni giornalmente?
“Quando sono nel periodo di gare mi alleno due volte al giorno, due ore e mezza o tre a sessione, tranne la domenica, quando invece non ci sono competizioni solamente una volta al giorno”.
Nel 2018 con la Nazionale Italiana calcio amputati sei stato in udienza a Roma da Papa Francesco…
“Siamo tornati dal Mondiale di Messico 2018 e abbiamo avuto l’opportunità di incontrare il Pontefice. E’ stata un’emozione unica perché non capita tutti i giorni di essere in udienza con il Papa. Ci ha accolto e ci fatto anche i complimenti, quindi è stata una doppia soddisfazione”.
Hai preso parte alla missione di inclusione organizzata dall’AIC (Associazione Italiana Calciatori) a Dakar, in Senegal, con gli ex giocatori Simone Perrotta e Fabio Poli. Che cosa ti ha lasciato questa esperienza?
“Ho partecipato con l’AIC, insieme a Simone Perrotta, campione del mondo con l’Italia nel 2006 e ho avuto anche l’opportunità di conoscerlo. Questa missione ha lasciato dentro di me un segno indelebile perché ha portato lo sport paralimpico in un paese come l’Africa dove non è molto sviluppato, in particolare il calcio amputati. Mi ha fatto scoprire e soprattutto mi ha fatto anche rendere conto di quanto noi siamo fortunati a vivere in un paese che ci offre molte opportunità, invece tanti ragazzi a Dakar, in Senegal, anche se vogliono fare sport, trovano ostacoli difficili da superare”.
Qual è l’insegnamento più importante che ti ha dato lo sport?
“Mi ha insegnato che senza sacrificio e dedizione non si possono raggiungere gli obiettivi e che il lavoro paga sempre. Questo vale nello sport come nella vita e nel lavoro di tutti i giorni. Per questo consiglio a tutti di fare sport e di inseguire la propria passione”.
Come pensi possa svilupparsi in futuro in Italia la realtà del calcio amputati?
“Sicuramente lo scoglio più grande da superare è il passaggio del calcio amputati a sport paralimpico perché adesso non lo è quindi ha una valenza minore in Italia, però se dovesse entrare nel programma dei Giochi sicuramente ci sarebbe un grande salto in avanti. L’atletica invece in Italia è uno degli sport che si sta sviluppando maggiormente”.

Quali sono i tuoi prossimi impegni nel calcio e nell’atletica?
“Per quanto riguarda il calcio a fine agosto ricomincia il campionato polacco, relativamente all’atletica invece ci saranno delle gare societarie post Paralimpiadi per testare la prestazione”.
Un sogno nel cassetto…
“Ovviamente sogno di partecipare alle Paralimpiadi di Los Angeles 2028 e poi mi auguro che il calcio amputati possa entrare a far parte del programma a cinque cerchi, ma questo non dipende da noi, sono questioni politiche. Se ciò non dovesse accadere, mi piacerebbe vincere un Mondiale o almeno arrivare a giocare una finale iridata”.
di Francesca Monti
credit foto Augusto Bizzi
Si ringrazia Carlo Morizio – art4sport Onlus
