GIOCHI PARALIMPICI PARIGI 2024 – Intervista con Ibrahim Al Hussein, triathleta siriano del Team Paralimpico dei Rifugiati: “Lo sport mi ha insegnato che niente è impossibile”

Ibrahim Al Hussein è tra gli otto atleti che prenderanno parte ai Giochi Paralimpici di Parigi 2024 come componenti della più numerosa Squadra Paralimpica Rifugiati di sempre.

Quella di Parigi sarà la terza partecipazione consecutiva a cinque cerchi per Al Hussein che, dopo aver gareggiato nel nuoto, pratica ora il triathlon.

Ibrahim, che è siriano, vive in Grecia da dieci anni e ha perso una gamba in un’esplosione nel corso della guerra civile in Siria nel 2012 mentre cercava di salvare un amico, è stato il portabandiera della squadra paralimpica dei rifugiati nella Cerimonia di Apertura di Rio 2016.

Abbiamo avuto l’opportunità di chiacchierare con Ibrahim Al Hussein a pochi giorni dai Giochi di Parigi 2024.

Photo by Milos Bicanski/Getty Images

Ibrahim, questa è la sua terza partecipazione paralimpica, come mai ha scelto di cambiare sport e di passare dal nuoto al triathlon?

“Le nuove generazioni sono molto veloci e battono tutti i record, inoltre si stanno allenando con una nuova tecnologia che non sono abituato ad usare e quindi ho pensato di passare al Triathlon perché il mio punto di forza è il nuoto che è la prima prova e quindi posso giocarmi le mie chance. Finora il mio migliore risultato in questo sport è stato il quarto posto alla World Triathlon Para Cup 2023, avrei potuto arrivare secondo, ma ho commesso un errore sul percorso”.

Cosa significa per lei far parte del Team Paralimpico dei Rifugiati?

“E’ un onore e un sogno far parte del Team Paralimpico dei Rifugiati. Sono felice di prendere parte ai Giochi di Parigi insieme a loro”.

Quali sono i suoi obiettivi per Parigi 2024?

“Vorrei arrivare tra i primi cinque classificati. Quest’anno la gara si terrà davanti alla Torre Eiffel e penso sarà qualcosa di veramente speciale”.

Quali sono state le sfide maggiori che ha dovuto affrontare in vista dei Giochi?

“Il mio percorso verso Parigi è stato difficile, negli ultimi due anni ho dovuto procurarmi l’equipaggiamento necessario per gareggiare nel triathlon e ho scoperto che i materiali sono molto costosi”.

Il 27 maggio 2014 è arrivato in Grecia. Quanto lo sport è stato importante per integrarsi con la cultura e con la società greca?

“Quando sono atterrato in Grecia nel 2014 non avevo soldi in tasca ed ero su una sedia a rotelle. Un medico greco mi ha curato gratuitamente, poi ho iniziato a lavorare per pagare le spese e poter tornare a praticare sport con persone disabili, oltre che per integrarmi nella società greca. Lo sport è stato fondamentale e mi ha insegnato che nulla è impossibile”.

A Rio 2016 è stato portabandiera del Team Paralimpico dei Rifugiati nella cerimonia di apertura. Che ricordo conserva di quel momento?

“E’ stato il primo step del mio percorso con il Team Paralimpico dei Rifugiati ed è stato un momento indimenticabile ed emozionante. I Giochi di Rio 2016 sono stati un punto di svolta che ha cambiato completamente la mia vita aprendomi nuovi orizzonti”.

di Francesca Monti

foto © Milos Bicanski – Getty Images

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