Il mondo del calcio piange la scomparsa a 76 anni di Sven Goran Eriksson, ex allenatore di Lazio, Sampdoria, Roma e Fiorentina. Aveva annunciato all’inizio dell’anno di avere un cancro al pancreas in fase terminale.
Dopo aver giocato come terzino nelle serie minori svedesi con le maglie di Torsby IF, SK Sifhälla, KB Karlskoga e Västra Frölunda, ha iniziato la sua carriera da allenatore nel Degerfors, per poi passare al Goteborg e al Benfica, prima di arrivare in Italia a metà degli anni ’80 alla Roma. E’ approdato quindi alla Fiorentina, alla Sampdoria e infine alla Lazio con cui ha vinto lo scudetto nella stagione 1999-2000, la Coppa delle Coppe, la Supercoppa Europea e due Coppe Italia (ne ha conquistate anche una con la Roma e una con la Fiorentina). E’ stato inoltre ct dell’Inghilterra, della Costa d’Avorio, del Messico e delle Filippine.
Pochi mesi fa Eriksson è stato accolto e salutato con grande affetto all’Olimpico dalla Lazio e al Ferraris dalla Sampdoria mentre in Inghilterra ha realizzato il sogno di sedersi sulla panchina del Liverpool per una partita tra le leggende del club e l’Ajax.
E’ stato un grande tecnico ma soprattutto un gentleman, un uomo portatore di sani principi e valori, sempre corretto, gentile e umano.
Nel documentario disponibile su Prime Video, “Sven”, Eriksson parla della sua vita e della malattia lasciando un ultimo toccante messaggio: “Ho avuto una vita non normale, sicuramente bella, forse troppo bella. E in qualche modo dovevo scontarla. Penso che tutti noi abbiamo paura del giorno in cui moriremo ma la vita riguarda anche la morte. Spero che alla fine la gente dirà, sì, era un brav’uomo, ma non tutti lo diranno. Spero che mi ricorderete come un ragazzo positivo che cercava di fare tutto il possibile. Non dispiacetevi, sorridete. Grazie di tutto, allenatori, giocatori, il pubblico, è stato fantastico. Prendetevi cura di voi stessi e prendetevi cura della vostra vita. E vivetela”.
