Hadi Darvish, dopo aver lasciato il suo paese di origine, l’Iran, ha trascorso due anni in un campo rifugiati quando è arrivato in Germania.
Senza un conto bancario, all’inizio ha avuto difficoltà a trovare un club sportivo che gli permettesse di allenarsi, ma ha perseverato per realizzare le sue ambizioni.
Sostenuto dal Team Paralimpico dei Rifugiati, ha vinto una medaglia di bronzo nella categoria fino a 80 kg del powerlifting paralimpico ai Mondiali di Tbilisi dello scorso giugno ed ora è pronto per partecipare ai Giochi di Parigi 2024.

foto © Vakho Tsatsalashvili
Hadi, è arrivato in Germania nel 2019. Quanto è stato difficile inserirsi in questa nuova realtà?
“È stata una grande sfida per me, una volta arrivato in Germania sono stato in un campo profughi per oltre due anni con mia moglie e i miei figli. All’epoca avevo anche un infortunio piuttosto grave alla mano, in seguito a un tentativo di sollevare più di 200 chili, che mi ha impedito di allenarmi normalmente. Dopo la guarigione della mano, non potevo nemmeno iscrivermi a una palestra perché non avevo un conto corrente, non avevo alcun supporto medico e ho dovuto usare una sedia a rotelle presa in prestito dal campo profughi per continuare a praticare sport, dopo aver trovato una struttura in città dove potermi allenare pagando mensilmente in contanti”.
Qual è l’insegnamento più prezioso che le ha trasmesso lo sport?
“Lo sport mi ha insegnato ad avere pazienza e a continuare a inseguire i propri obiettivi senza arrendersi mai. In questo modo i risultati arriveranno”.
Quale messaggio vorrebbe far arrivare agli altri?
“Invito tutti a lottare per i propri sogni. Noi atleti del Team Paralimpico dei Rifugiati vogliamo far conoscere lo sport al mondo come simbolo di pace, unità e umanità”.
Quali sono le sue aspettative per i Giochi di Parigi 2024?
“Mi auguro che io e gli altri atleti del Team Paralimpico dei Rifugiati possiamo ottenere un ottimo risultato”.
Cosa significa per lei partecipare ai Giochi di Parigi 2024?
“Desideravo partecipare alle Paralimpiadi da quando ho visto i Giochi di Londra 2012 in televisione. Da quel momento ho lavorato per realizzare questo sogno e sono felice di esserci riuscito grazie al Team Paralimpico dei Rifugiati”.
Qual è stato il punto di svolta della sua vita?
“Quando ho ottenuto lo status di rifugiato la mia vita è ricominciata. All’epoca vivevamo in una piccola stanza, dove è nato mio figlio, ma poi abbiamo potuto affittare una casa. Un altro momento importante è stato quando, nel 2020, sono stato operato per sistemare finalmente la lesione al braccio che avevo da tempo e quattro mesi dopo l’intervento ho ricominciato ad allenarmi tornando piano piano ad un buon livello”.
di Francesca Monti
foto © Vakho Tsatsalashvili
Thanks to Mr. Teddy Katz
