VENEZIA81 – “Vermiglio” di Maura Delpero in Concorso alla Mostra del Cinema: “E’ un film che nasce da un sogno avvenuto poco dopo la scomparsa di mio padre”

E’ stato presentato alla 81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il film in Concorso “Vermiglio” di Maura Delpero, con Tommaso Ragno, Giuseppe De Domenico, Roberta Rovelli, Martina Scrinzi, Orietta Notari, Carlotta Gamba, Santiago Fondevila Sancet, Rachele Potrich, Anna Thaler, Patrick Gardner, Enrico Panizza, Luis Thaler, Simone Bendetti, e con Sara Serraiocco, distribuito da Cinedora, Charades Productions e Versus Production.

In quattro stagioni la natura compie il suo ciclo. Una ragazza può farsi donna. Un ventre gonfiarsi e divenire creatura. Si può smarrire il cammino che portava sicuri a casa, si possono solcare mari verso terre sconosciute. In quattro stagioni si può morire e rinascere.
Vermiglio racconta dell’ultimo anno della Seconda guerra mondiale in una grande famiglia e di come, con l’arrivo di un soldato rifugiato, per un paradosso del destino, essa perda la pace, nel momento stesso in cui il mondo ritrova la propria.

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credit foto La Biennale

“E’ un film che nasce da un sogno avvenuto poco dopo la morte di mio padre, che mi è apparso come un bimbo di sei anni molto felice e che stava nella casa della sua infanzia in un paesino dell’Alta Val di Sole. Seguendo lui ho iniziato a scrivere il film. E’ stato un movimento del cuore che mi ha portato ad un percorso narrativo. Lui mi ha dettato nel sogno il momento del film, che ho trovato interessante perchè erano anni di passaggio dalle guerre mondiali a un periodo di grande cambiamento. C’erano una serie di questioni legate all’intimo e che conoscevo profondamente e qualcosa che mi sembrava utile per strutturare la storia. I bambini presenti sono una sorta di coro come nelle tragedie greche. Mi piaceva affidare il punto di vista ai bambini che è universalmente interessante perchè ci riporta ad uno sguardo ironico e pascoliano, dando al film più toni. Io mi sto ritrovando a realizzare a posteriori che c’è un fil rouge nei miei lavori che riguarda le maternità complesse e il fatto che possano essere loro stesse un superamento. Nel caso di Lucia lo è, anche attraverso una sorta di suggerimento indiretto che le arriva dalla responsabile del suo dolore, ed è un movimento di riappropriazione della propria vita”, ha spiegato la regista.

La parola è quindi passata agli attori: “E’ stato un lavoro preparatorio lungo, la cosa importante è stata farsi rapire dalla voce antica di Maura e capire come questo codice di comportamento fosse lontano da noi. Il mio personaggio è un padre ma non si sa in relazione a quali figli, moglie o contesto. Non ho pensato in maniera logica ma per scorciatoie, in modo poetico, anche il luogo ha contribuito a influenzare il percorso. Io non vivo in montagna ed essere sopraffatti da una forza così possente ha creato un abbandono naturale al rapporto”, ha detto Tommaso Ragno.

“L’incontro con Maura è stato importante fin dall’inizio. Mi sono lasciata trasportare dalle sue parole per interpretare Adele che rappresenta l’operosità di questa famiglia e ho subito pensato a mia nonna, a questo tipo di donne che facevano più cose contemporaneamente con i figli in braccio. C’è una scena in cui lei mangia in piedi controllando che tutto vada bene e che tutti mangino. Abbiamo lavorato su un ritmo che non fosse quello nostro quotidiano moderno”, ha dichiarato Roberta Rovelli.

“Per entrare nel personaggio ho studiato molto, ho letto tanti libri sulla Val di Sole degli anni Quaranta e ho scoperto molte cose, ho analizzato il calendario rurale delle famiglie di quel tempo, ho imparato a mungere, a ricamare e a parlare il dialetto”, ha affermato Martina Scrinzi.

“Per la postura del personaggio ho pensato al mio bisnonno, ho cercato quell’eleganza degli anni Quaranta da mettere nel comportamento e ho avuto un enorme rispetto e fiducia nei confronti della visione e di Maura stessa, ha concluso Giuseppe De Domenico.

di Francesca Monti

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