E’ stato presentato Fuori Concorso all’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia “L’orto americano” di Pupi Avati, prodotto da DueA Film, Minerva Pictures, Rai Cinema, che vede protagonisti Filippo Scotti, Rita Tushingham, Mildred Gustaffsson, Roberto De Francesco, Chiara Caselli, Armando De Ceccon, Morena Gentile, Romano Reggiani, Nicola Nocella, Massimo Bonetti.
L’orto americano narra la storia di un giovane psicopatico con aspirazioni letterarie che si trova a innamorarsi fulmineamente di una giovane infermiera dell’esercito americano. Siamo a Bologna a ridosso della liberazione e a questo giovane problematico è sufficiente l’incontro di sguardi con la bellissima soldatessa per far sì che lui la consideri la donna della sua vita. Casualmente, un anno dopo, nel Midwest americano andrà ad abitare in una casa contigua (in realtà separata da un nefasto orto) alla casa della sua bella. In questa casa vive l’anziana madre disperata per la scomparsa della figlia che dalla conclusione del conflitto, dopo aver scritto a casa che si sarebbe sposata con un italiano, non ha più dato notizie di sé. Inizia così da parte del ragazzo una tesissima ricerca che gli farà vivere una situazione di altissima drammaticità, fino a una conclusione, in Italia, del tutto inattesa.
“L’orto americano appartiene ai film della maturità, la fase conclusiva della vita che spinge a lasciare più tracce possibili di sé. In questo momento sono caduti tutti i miei freni inibitori, non ho più paura della sincerità, anzi la vado a cercare. Nel film il contesto del primo dopoguerra italiano non legittima il genere gotico, tuttavia la mia memoria di quegli anni è molto vivida e quindi l’uso del bianco e nero è stata la soluzione ideale perché rimanda ai grandi classici americani. Ho scoperto che girando in bianco e nero non stavo facendo il film, ma stavo facendo il cinema. Quella stagione nella storia del nostro Paese è vissuta a ridosso del concludersi della Seconda guerra mondiale, ancora intrisa dall’orrendo effluvio della paura e della fame in uno scenario di assoluta devastazione. È in questa Italia che si muove il nostro protagonista alla ricerca disperata di un amore totalmente idealizzato. Sarà il mostrare proprio questa Italia ridotta in macerie, nella comparazione con la “rassicurante” America, a tratteggiare simbolicamente il disagio mentale che accompagna l’io narrante della storia”, ha detto Pupi Avati.
“Non mi aspettavo di fare questo film e sono felice di essere entrato in un mondo a parte. Tra le cose che mi hanno emozionato durante la lavorazione ci sono l’attenzione, l’affetto, l’amore di Pupi, si respira sul set un mestiere, un senso di comunità, e questo ha reso il film unico, oltre al fatto di lavorare con attori e attrici eccezionali. E’ un luogo che ti mette nella posizione di crescere”, ha dichiarato Filippo Scotti.
“E’ una grade festa lavorare con Pupi, è come tornare in famiglia. Lui mette sempre l’asticella un po’ più in alto e per un’attrice è stimolante. E’ il terzo film con Avati con tre personaggi totalmente diversi, so che si aspetta tanto da me e cerco di ricambiarlo”, ha spiegato Chiara Caselli.
“E’ la seconda volta che lavoro con Pupi, con lui sento di essere in mani sicure. Nelle scene che ho girato con Filippo era come se fossimo in un nostro piccolo mondo”, ha affermato Rita Tushingham.
“Ho avuto quasi una forma di riconciliazione con il mio lavoro perchè con Pupi si ripropone il gioco della recitazione, ha la capacità di trasmettere l’equilibrio che devi trovare per affrontare una scena e trai da te il meglio che hai”, ha aggiunto Roberto De Francesco.
“Mi sono innamorato del mio personaggio. Durante la produzione del film ho avuto la conferma di quello che è il nostro mestiere: un esercizio per imparare l’arte di farsi del male, senza morire. Nel film il male, così come la bellezza, non muore mai. È un dono aver vissuto ed essermi potuto riconoscere in questo film”, ha concluso Armando De Ceccon.
di Francesca Monti
