Auguri alla Senatrice a vita Liliana Segre

La senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell’Olocausto e testimone attiva della Shoah, compie 94 anni.

Nata a Milano, in via San Vittore, nel 1930, in una famiglia ebraica, visse col padre Alberto e i nonni paterni, Giuseppe e Olga Loevvy. La madre, Lucia Foligno, morì quando Liliana Segre non aveva neanche compiuto un anno.

Nel 1938 le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come “alunna di razza ebraica”, viene espulsa da scuola e a poco a poco il suo mondo si sgretola. E’ costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero nel 1943 e la deportazione insieme al padre nei campi di concentramento di Auschwitz a bordo di un treno partito dal binario 21 della Stazione Centrale di Milano. Dal lager ritornerà in Italia, sola, nel 1945, orfana tra le macerie di una Milano appena uscita dalla guerra, in un Paese che non ha nessuna voglia di ricordare il recente passato né di ascoltarla.

Dopo trenta anni di silenzio, Liliana Segre ha deciso di raccontare la sua drammatica storia e di portare la sua testimonianza nelle scuole. Nel 1998 è nata l’Associazione Figli della Shoah Milano, di cui è Presidente e nel 2018 è stata nominata dal Presidente Mattarella Senatrice a vita. Vive sotto scorta dopo aver ricevuto inqualificabili e vergognosi messaggi di odio e minacce ad opera di leoni da tastiera. Dal 15 aprile 2021 è presidente della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.

“Sono una delle poche persone ancora in vita che ha fatto questo viaggio. Sono nata a Milano in via San Vittore, con genitori e nonni milanesi, mi sono trovata imprigionata a 13 anni avendo come unica colpa quella di essere ebrea. Sono stata portata nel sotterraneo della Stazione Centrale, di cui conoscevo solo la parte sopra, da dove quando ero ragazzina ero partita felice per le vacanze. Mai avrei immaginato che esistesse questo sotterraneo, con i binari uguali a quelli della parte superiore della stazione, da dove partivano i treni con gli animali per andare al macello. Così all’improvviso mi sono sentita anche io come quegli animali all’interno di quei vagoni di cui ancora ci sono dei resti“, ha raccontato la senatrice a vita durante un recente incontro al Memoriale della Shoah in occasione della Giornata della Memoria. Il 30 gennaio 1944 c’era un silenzio fortissimo, quasi insopportabile, dovevamo prepararci per prendere un treno verso una destinazione ignota. Quando si usciva dal Carcere di San Vittore, dove eravamo stati portati, che nel suo orrore era pur sempre Milano, nessuno ti guardava, nessuno aveva pietà. Questa parola pietà, cerco sempre di insegnarla ai ragazzi quando vado agli incontri nelle scuole. La pietà arricchisce chi la riceve ma più ancora chi la prova. Gli unici che sono stati capaci di un gesto di pietà sono stati i detenuti indimenticabili del carcere di San Vittore che vedendoci ci incitavano dicendo: “ce la farete, non avete fatto nulla di male”, e ci buttavano questa manna celeste, ci lanciavano un’arancia, del pane, una sciarpa. Uno mi disse in milanese: ehi tusa, mi chiamo Bianchi, non dimenticarti mai di me. Da quel momento in poi incontrammo solo mostri“.

Da quel momento in avanti i mostri nazisti ridussero Liliana Segre e le altre persone deportate ad amebe, togliendo loro l’identità e la dignità, fino a quando incontrarono degli altri uomini che conoscevano il senso della parola pietà: “Furono i soldati francesi, ma non era il 27 gennaio. In quella data i soldati russi entrarono ad Auschwitz e divenne di dominio pubblico quell’abominio che nessuno conosceva o faceva finta di non conoscere,  anche se c’è ancora qualcuno che lo nega. Ma noi non c’eravamo già più, eravamo già state mandate a fare la marcia della morte, della quale si sa pochissimo. Se cadevi le guardie ti finivano con una fucilata alla testa. E allora noi siamo stati fortissimi, volevamo vivere, vivere, vivere. Le persone che facevano quella marcia avevano perso tutto, la casa, la famiglia, il corpo, eravamo scheletri, lupe affamate e dovevi trovare la forza dentro di te perchè non avevi nessuna spalla a cui appoggiarti. Lo dico sempre ai ragazzi: siamo fortissimi, basta provare a mettere una gamba davanti all’altra“.

Alla Senatrice a vita Liliana Segre porgiamo i nostri più cari e affettuosi auguri di buon compleanno.

Rispondi