LA SICILIA DEL VINO: GESTIRE GLI EFFETTI DEL “CLIMATE CHANGE” CON INNOVAZIONE, RICERCA, SPERIMENTAZIONE E L’IMPEGNO DELLE ISTITUZIONI

Assovini Sicilia, il Consorzio di Tutela vini DOC Sicilia, la Fondazione SOStain Sicilia, nel corso l’Expo Divinazione del G7 di Siracusa (21-29 settembre), manifestano gli intenti profondi e i progetti della Sicilia vitivinicola nel fronteggiare le sfide del cambiamento climatico, appellandosi anche alle istituzioni affinché si risolva la grave problematica della carenza idrica. I tre enti si sono presentati per mettere in rilievo le azioni e le strategie poste in essere dal mondo vitivinicolo.

Antonio Rallopresidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia, ha dato la stura al convegno “Resilienza, ricerca, strategia: la Sicilia governa il cambiamento climatico”, svoltosi, giorno 22 settembre, presso la Sala Borsellino del Comune di Siracusa.

Rallo ha affermato: «La Sicilia del vino ha raccolto la sfida lanciata dal cambiamento climatico e attraverso la ricerca, la sperimentazione, la sostenibilità e la valorizzazione della biodiversità sta cercando di governare uno dei momenti più difficoltosi per la viticoltura siciliana. Le aziende vitivinicole, l’agricoltura tutta, negli ultimi anni, hanno messo in atto varie azioni per limitare i danni di un climate change che colpisce sempre più. Crediamo sia giusto dare voce a questo lavoro e chiedere un intervento deciso da parte delle istituzioni per attuare un piano di grandi opere infrastrutturali ormai urgenti.»

Il Dott. Luigi Pasotti, Dirigente U.O. di Catania del Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (SIAS) ha sviscerato dettagliatamente il quadro delle condizioni idriche della Trinacria, segnato non soltanto da un decremento delle piogge ma, in particolar modo, da un incremento deciso delle temperature.

Pasotti ha affermato: «La situazione climatica della Sicilia è piuttosto complessa e il cambiamento climatico si è manifestato chiaramente negli ultimi anni attraverso diversi fenomeni. Nel 2023 si è registrato un aumento delle precipitazioni durante il periodo primaverile, il che ha favorito la diffusione di malattie fungine, come la peronospora. Nel 2024, si è verificata una condizione opposta: una carenza di piogge a partire da gennaio, insieme all’ aumento delle temperature hanno comportato una vendemmia anticipata. Le elevate temperature hanno determinato una variazione dei livelli di evapotraspirazione del terreno che sono aumentati drasticamente negli ultimi 10 anni, il che può creare dei problemi futuri perché il terreno non riesce a trattenere l’acqua e, di conseguenza, le piante soffrono maggiormente. Nel futuro si dovrà pensare non solo a coprire e tutelare le uve ma anche a trovare dei sistemi che tutelino e proteggano il terreno aumentando anche le riserve idriche per far fronte ad un innalzamento delle temperature.»

Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia ha descritto la situazione della produzione siciliana e ha messo in evidenza le buone pratiche delle aziende di Assovini Sicilia per la gestione del cambiamento climatico.  Assovini annovera 101 aziende associate (il 99% delle quali produce vini DOC) che realizzano 900 etichette, dando vita a più dell’80% del valore del vino siciliano imbottigliato. I soci di Assovini sono testimoni di eccellenza e innovazione, affrontando con autorevolezza sfide importanti come la trasformazione digitale, la sostenibilità e la tutela della biodiversità. I risultati di un sondaggio fatto per Assovini, a cura dall’Università degli Studi di Messina, hanno, infatti, rivelato come l’80.5% degli associati abbia introdotto nuove tecnologie e metodologie nella vinificazione e nella gestione del vigneto; il 22% prenda parte a progetti di sperimentazione nei vigneti; il 20.3% abbia avviato progetti con enti di ricerca per usufruire di tecnologie all’avanguardia impiegabili sul campo atte ad influire positivamente sulla qualità del prodotto; Il 19.5% delle imprese ha operato atti significativi funzionali alla trasformazione digitale. Valutando la produzione del 2024 occorre sottolineare come sia avvenuta una riduzione del 20%, che, sommata alla diminuzione del 2023, ha determinato una flessione complessiva del 55%. La vendemmia siciliana 2024, comunque, pur avendo subito decrementi importanti nella Sicilia Orientale e nelle Isole Eolie (in controtendenza l’Etna con un aumento del 60%), dal punto di vista qualitativo, si annuncia di grande rilievo. Alcuni vitigni, in un contesto climatico che ha influito sulle quantità di uva prodotte, hanno mostrato una maggiore capacità di resilienza, ossia gli autoctoni nerello mascalese, carricante, catarratto, frappato, malvasia, corinto nero, ma anche gli alloctoni internazionali come syrah e chardonnay. Cambria ha illustrato come per risolvere i gravi problemi climatici e di riserve idriche della Sicilia servano l’impegno delle istituzioni e interventi strutturali, quali: un piano idrico importante che metta al centro la regimazione delle acque; la costruzione di invasi fruibili dagli agricoltori; un piano di rimboschimento per evitare i fenomeni di desertificazione; la lotta serrata agli incendi dolosi. Cambria ha inoltre asserito: «In questo scenario diventa fondamentale l’intervento attivo delle cantine, prime sentinelle di un territorio che ha sempre più bisogno di attenzione e interventi rapidi che spesso vengono delegati ai privati. La Sicilia vitivinicola dimostra innovazione e competenza nel saper affrontare e governare le sfide future che hanno un impatto nel mondo del vino come il cambiamento climatico. Il lavoro dei produttori siciliani testimonia che la vitivinicoltura siciliana guarda al futuro e continua a garantire qualità nella produzione».

Giuseppe Bursi, vicepresidente della Fondazione SOStain Sicilia – nata nel 2020, su impulso di Assovini Sicilia e del Consorzio di tutela vini DOC Sicilia – ha incentrato il suo intervento sul tema del futuro sostenibile. Bursi ha dichiarato: «Come Fondazione SOStain nasciamo con il chiaro obiettivo di promuovere la sostenibilità del settore vitivinicolo siciliano; questo concetto non riguarda solamente l’attività agricola in sé ma va oltre i confini dei campi che si coltivano, poiché riguarda anche il benessere dei lavoratori e la salute dei consumatori, il coinvolgimento delle comunità locali, la valorizzazione del territorio circostante, la conservazione delle risorse naturali. Strettamente legato al tema del cambiamento climatico, tra i 10 punti minimi, richiesti nel nostro disciplinare chiediamo l’applicazione del programma VIVA. Le aziende sono tenute a calcolare, a livello di organizzazione, l’impatto delle proprie attività su fattori ambientali quali acqua, aria e vigneto e adottare tecniche di risparmio idrico ed energetico. Le aziende stanno imparando sempre più a esser virtuose nella gestione delle risorse e a guardare al futuro con un impegno non solo di business ma anche sociale.»

Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia ha inoltre sottolineato come anche il Consorzio si stia applicando sempre più in modo attivo, attraverso la promozione di progetti di ricerca che fronteggino il cambiamento climatico attraverso l’innovazione. Ha aggiunto Rallo: «A fianco delle azioni intraprese delle cantine, il Consorzio promuove i progetti di ricerca Bi.Vi.Si, VISTA Lucido e Germoplasma viticolo, realizzati in collaborazione con l’IRVO, l’Università degli Studi di Palermo e di Milano, l’assessorato all’Agricoltura della Sicilia, l’Assoenologi».

Giuseppe Figlioli, enologo e consigliere del Consorzio ha spiegato: «Siamo orgogliosi dei tre progetti di ricerca portati avanti in questi anni. Le uve del progetto VISTA Lucido, provenienti da diversi terroir della Sicilia in cui insiste la varietà Lucido, sono state utilizzate per la futura produzione di fine wine e spumanti con Metodo Charmat. Riguardo, invece, al progetto Bi.Vi.Si, stiamo procedendo con le vinificazioni, presso il centro di ricerca dell’Università di Enologia di Marsala, utilizzando i vitigni grillo, nero d’avola, lucido, vitrarolo e lucignola, tutte varietà autoctone siciliane. Infine, per il progetto Germoplasma, abbiamo selezionato, raccolto e conservato il materiale di propagazione in apposite celle di mantenimento, ovvero screen house, in modo tale da avere una banca dati fondamentale per la scelta varietale e clonale della Sicilia viticola del futuro».

Rallo ha concluso così il convegno: “Tutto questo dinamismo da parte del comparto vitivinicolo però non può non vedere in prima linea le istituzioni. La carenza idrica e l’aumento delle temperature, che negli ultimi anni hanno avuto un impatto diretto su tutta la produzione agricola, richiedono soluzioni ed interventi urgenti. Siamo di fronte a una situazione di crisi idrica che vede la necessità di contingentare l’acqua nella città di Palermo, notizia di ieri, anche se registriamo un ritorno delle piogge ad agosto e settembre. Purtroppo, ancora oggi, la gran parte dell’acqua che piove sull’isola finisce in mare. Richiediamo quindi un incremento importante degli investimenti pubblici indirizzati alla realizzazione di laghetti collinari, alla ristrutturazione delle dighe esistenti per aumentarne la capacità di invaso, la costruzione di grandi bacini e il miglioramento della rete di distribuzione dell’acqua. Queste misure possono e devono essere promosse dalle istituzioni regionali e nazionali per garantire un futuro sostenibile alle aziende vitivinicole siciliane e agli agricoltori tutti.»

di Gianmaria Tesei

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