Si è spenta a Milano a 89 anni Lea Pericoli, la Signora del tennis italiano, soprannominata Divina da Gianni Clerici per la sua eleganza, in campo e fuori. Classe, talento e uno stile inconfondibile hanno contraddistinto la sua storia.
Nata il 22 marzo 1935 a Milano, era cresciuta in Etiopia, ad Addis Abeba, dove si era trasferita a due anni con la mamma Jole, al seguito di papà Filippo, che era in Africa per lavoro. E proprio lì aveva scoperto il tennis, su un campo fatto costruire dal padre.
Tornata in Italia, a 17 anni, mentre è in vacanza in Versilia dove insegnava il padre di Paolo Bertolucci, sceglie il tennis come carriera.
Numero 1 d’Italia per 14 anni tra il 1959 e il 1976, record assoluto, e per altre quattro volte numero 2, ha giocato 29 incontri in nazionale, con un record di otto vittorie in singolare e sei in doppio.
Nel circuito internazionale ha vinto a Crans Montana nel 1954, Istanbul nel 1958, Bastad e Lesa nel 1960, Santa Fè nel 1961, Palermo e Lesa nel 1962, Genova nel 1968, Cairo nel 1969 e Roma Canottieri nel 1970. E’ stata finalista a Messina nel 1955, Atene nel 1958, San Paolo e Santiago nel 1961, Mosca nel 1962, Montecarlo nel 1966 e per 4 volte (1967, 1970, 1972 e 1973) al Cairo.
In doppio tra i suoi maggiori successi ricordiamo le vittorie riportate a Montecarlo nel 1964, 1965 e 1966, Bastad nel 1960, Gstaad nel 1974 e 1975.
Agli Internazionali d’Italia è stata semifinalista nel 1967, ha raggiunto 4 volte i quarti di finale (1959, 1962, 1969 e 1971) e 8 volte gli ottavi (1953, 1955, 1960, 1963, 1964, 1965, 1970 e 1972). Ha giocato cinque finali in doppio a fianco di Silvana Lazzarino (dal 1962 al 1965 e nel 1967). Con lei, ha tenuto a battesimo la formazione azzurra a Londra nel 1963.
Nel suo palmares ci sono inoltre 27 titoli vinti ai Campionati italiani. Lasciata la racchetta si è dedicata al giornalismo, diventando la prima donna a commentare una partita di tennis su Telemontecarlo e ha scritto per ‘Il Giornale’.
Appassionata giocatrice di golf, è stata anche testimonial nella lotta al cancro, che lei aveva vissuto direttamente e poi sconfitto.
